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Home Festival 2017, il report e le foto della prima giornata

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Il Day One di Home Festival, che si è tenuto presso l’Area Ex Dogana di Treviso giovedì 31 agosto 2017, ha indirettamente confermato i sospetti della vigilia: buona parte del pubblico sarebbe accorsa alla rassegna per i soli Duran Duran. Pur a fronte di una lineup di tutto rispetto (per chi scrive, la migliore dei cinque giorni), la differenza di affluenza prima e dopo il concerto del combo di Birmingham è stata tangibile, confermando il fatto che in Italia il format festival può anche funzionare, ma non vi è una certezza matematica della cosa.

Deludono in parte i Duran Duran, attrazione principale della serata che sale sul Clipper Main Stage poco prima delle 21. In tour da più di un anno per promuovere l’ultimo lavoro “Paper Gods”, il quartetto ha scelto Home Festival come una delle poche date europee per l’estate 2017, assieme a Croazia e Irlanda. Il gruppo, pur dimostrando una classe come pochi in circolazione (e di avere ancora una sensualità invidiabile per l’età, soprattutto John Taylor e il frontman Simon LeBon), è arrivato a Treviso non al 100%: il concerto non è stato assolutamente un completo fallimento, e di evidenti errori esecutivi non ne sono pervenuti, ma più volte è mancata al gruppo quella grinta e quel trascinamento che sono stati ingredienti essenziali dei loro show anche nel recente passato. La setlist, escludendo la sorpresa “Hold Back The Rain”, segue le linee guida di quanto si è già visto nelle precedenti date italiane della primavera 2016: tanti estratti dall’ultima fatica e una selezione delle hit più importanti della loro carriera quarantennale, tra le quali non si possono non citare “Wild Boys”, “Save A Prayer” e “Rio”. Stesso mood che si respira anche nel concerto dei The Horrors: anche la band dell’Essex britannico, in tour per promuovere il disco “V”, non convince pienamente anche a causa di una proposta musicale figlia dello shoegaze e del post punk non particolarmente adatta alla dimensione del main stage di un festival.

La palma del miglior gruppo della serata è una questione a cinque tra Frank Carter And The Rattlesnakes, Demonology HiFi, Bloody Beetroots, Soulwax e Moderat, combo che si sono alternati tra i tre palchi principali Clipper Main Stage, l’Isko Tent Stage e Sun 68 Circus Stage. Una qualità alta per tutti gli show al punto che una preferenza definitiva la si può solo assegnare per semplici simpatie personali.

Andando in ordine prettamente cronologico, i Demonology HiFi hanno portato ad Home Festival un’elettronica matura nella quale le bassline l’hanno fatta da padrone. Il progetto, dietro al quale ci sono le menti di Max Casacci e Ninja dei Subsonica, è un vero e proprio crossover di generi, con un’aria che potrebbe tranquillamente far arrivare il gruppo anche ad importanti traguardi che vanno oltre i confini nazionali. Inevitabili i riferimenti alla band madre (tra i tanti, troveremo campionamenti di “Benzina Ogoshi”, “Aurora Sogna” e “Piombo”), ma anche richiami alla storia della musica italiana (“Io Sto Bene” dei CCCP) e alla produzione del gruppo, come il remix di “No Pago Afito” di Bello Figo e l’ultimo lavoro “Inner Vox”, presentato con brani come il singolo “Fino al giorno in cui” inciso con Cosmo.

Ottimi riscontri anche per gli show di Soulwax e Frank Carter And The Rattlesnakes, che si sono esibiti in contemporanea rispettivamente sul Tent e sul Circus Stage. Ottima affluenza per i belgi, che portano a Treviso il nuovo format Soulwax Transient Program For Drums And Machinery, che sta caratterizzando gli ultimi anni della loro produzione in studio e live: tre batteristi tra i quali spicca il nome di Igor Cavalera, noto per i suoi trascorsi nei Sepultura. La formazione, che avrà un forte impatto ritmico grazie alla presenza di numerosi percussionisti, proporrà i brani dall’ultimo lavoro “From Deewee”, nei negozi dallo scorso marzo e sul quale sarà costruita buona parte della scaletta, e una versione riarrangiata dei classici del passato. Tutt’altro genere invece per Frank Carter e i suoi Rattlesnakes, il nuovo progetto che sta portando in giro per il mondo dopo il successo con Gallows e Pure Love. Un artista che crede in maniera ossessiva al suo nuovo materiale, al punto che il disco “Modern Ruin” uscito a gennaio 2017 farà la parte del leone nel tempo a disposizione. Il tatuato frontman britannico, pur proponendo una musica meno abrasiva rispetto agli esordi, non dimentica le sue origini punk: numerosi i contatti fisici con il pubblico, tra crowd surfing e la scelta di cantare dei pezzi in mezzo al pubblico.

I Bloody Beetroots del bassanese Sir Bob Cornelius Rifo, premiato poche ore prima del concerto dalla Camera di Commercio di Treviso e Belluno, confermano il fatto di essere un gruppo italiano dalla visione internazionale (il combo è reduce da un lungo tour europeo che è passato per l’Italia anche per altre tappe) e, soprattutto, uno show che non ha molti eguali nel nostro Paese dal punto di vista della produzione. I Bloody Beetroots Live restano infatti come uno dei gruppi che vanno visti almeno una volta nella vita, un vero e proprio melting pot tra musica elettronica, classic rock, punk e canzoni per bambini (ogni riferimento a “Volevo un gatto nero” tratto dall’album “Hide” è puramente casuale). Un impatto sonoro devastante e senza uguali dal punto di vista visivo, un concerto clamoroso il cui unico difetto è arrivato dal pubblico, che ha accolto la band con un’affluenza non esaltante.

Il concerto dei Moderat a Treviso è stato un vero e proprio evento: l’ultimo concerto italiano della band teutonica è stato infatti anche l’ultimo al di fuori della loro Berlino. Tra poche ore, il 2 settembre, il gruppo nato dalle fusioni di Apparat e Modeselektor si prenderà una pausa a tempo indefinito al termine dell’ultimo show che si terrà presso l’area verde di Wuhlheide della capitale tedesca. L’aria di evento si è respirata sin da subito, con il Tent Stage pieno come in poche occasioni dalla sua introduzione ad Home Festival. I Moderat scrivono la penultima pagina del loro libro con uno show di grande spessore, nel quale la musica si fonde con il lato visivo del concerto, con delle presentazioni grafiche che sono parte integrante dell’esibizione. Un sound elettronico che non travolge, come invece avvenuto con Demonology HiFi e The Bloody Beetroots, ma che avvolge l’ascoltatore, in un viaggio sonoro nel quale la voce di Sascha Ring si mescola all’impianto sonoro, costruito dai due ModeSelektor Gernot Bronsert e Sebastian Szarzy, di una setlist costruita attorno ai tre dischi usciti nell’arco di meno di dieci anni.

Home Festival proseguirà oggi con i concerti, tra i tanti, di Liam Gallagher, Justice e The Wailers, con i primi due a Treviso in esclusiva nazionale

Nicola Lucchetta, foto di Mathias Marchioni

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