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Duran Duran, le foto e il report del concerto di Firenze del 10 giugno 2016

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Sapete perché nell’eterna lotta tra Duran Duran e Spandau Ballet parteggio per la band di Birmingham? Perché sono sempre stati i più cool, sono i più tamarri (non vestivano mica con i vestiti della comunione o con look improponibili figli del tempo), la loro proposta musicale spaziava su più e più generi, erano circondati da modelle (e non da ragazze che sembravano delle comparse di “Non è la Rai” ante litteram), hanno iniziato la carriera con tre album splendidi (mica han fatto il botto totale con il terzo) e soprattutto non si sono fermati per anni a causa di scaramucce legali.

A parte l’ultimo punto, tutto quanto detto sopra è emerso nel concerto all’Ippodromo Del Visarno di Firenze, una delle tante date del tour italiano di supporto a “Paper Gods”, quattordicesimo capitolo di una quasi quarantennale carriera che pare non subire alcun contraccolpo: pur con molte date in calendario, i Duran Duran riescono infatti a riempire per bene l’area situata nella zona delle Cascine, dimostrazione dell’affetto del nostro Paese per Simon Le Bon e soci.

A conferma che ai nostri piace circondarsi di belle ragazze, il loro concerto viene aperto dalle anglo-ucraine Bloom Twins, trio (alle due ragazze si affianca infatti un batterista) che apre da alcuni anni del date dei tour del gruppo. Una band adatta a scaldare il pubblico che da lì a poco avrebbe riempito parterre e tribune, con un pop elettronico ricco di campionamenti e con inserimenti di fiati (flauto traverso ed armonica) minato da suoni non all’altezza per parte del show.

Il concerto parte con la title track dell’ultimo lavoro, inizio sofisticato che viene subito spazzato via dalla combo “Wild Boys” / “Hungry Like The Wolf” / “A View To A Kill”, un trio che mostra cosa ci si deve aspettare da questo concerto: un Simon Le Bon in palla che con la voce terrà per quasi tutto il concerto (lo si vedrà in difficolta sulla sola “What Are the Chances?”), una band compatta che si regge sul carisma di John Taylor, bassista e vero e proprio secondo frontman del gruppo, e da una serie di turnisti che ormai sono parte integrante della band. Tra loro spiccano il chitarrista Dom Brown e la corista Anna Ross, collaboratori di così lunga data e coinvolti per più momenti solisti nel corso del concerto che ci si chiede come mai non vengano inseriti nella line up ufficiale.

L’ora e mezza di concerto dimostra che il gruppo, nella sua lunga carriera, ha spaziato senza alcun problema in moltissimi generi musicali, dal pop facile della già citata “Wild Boys”, qui proposta in una versione hard rock, alle ballad come “Come Undone”, “Ordinary World” e “Save A Prayer”, passando per il grande amore per il funk che si respira in molti dei loro pezzi, ma che esplode in tracce come “Pressure Off”, “Notorius” e la conclusiva “Rio”. Una band che è sempre stata al passo coi tempi e che è sempre stata capace di far propri i trend del momento, come su “Last Night In The City”, canzone che strizza l’occhio alla EDM e che in sede live guadagna moltissimi punti, facendo ballare anche i tavolini.

Ben due le sorprese durante la serata: la prima sono i confetti sparati nella parte finale di “Pressure Off” (a metà concerto, cosa che praticamente tutti i gruppi di sto mondo invece fanno alla fine), e la seconda è il tributo a David Bowie, con una “Space Oddity” che viene agganciata alla loro hit “Planet Earth”. Una scaletta che gioca sul sicuro, non presentando brani di seconda fascia e che vede escluse molte hit, cosa inevitabile per una band dalla carriera pluriennale caratterizzata dai molti singoli di gran successo. Certo, una “White Lines” o una “Reach Up For The Sunrise” tolte per far spazio a brani come “Careless Memories” o a tracce prese dai loro side project (in alcune date negli States venne suonata “Election Day”) non avrebbero fatto gridare allo scandalo, ma alla fine il concerto dei Duran Duran di Firenze si è rivelato un grandissimo successo, a conferma del fatto che loro sono ancora i più fighi di tutti. Sì, perché a quasi sessant’anni riescono ancora a vestirsi bene senza suonare pacchiani e, soprattutto, Simon Le Bon riesce ancora a sprizzar fascino da tutti i pori anche con la panza. Eroi.

Nicola Lucchetta – Foto di Mathias Marchioni

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