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Foo Fighters, il report del concerto al Lollapalooza Berlin del 10 settembre 2017

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I Foo Fighters hanno chiuso con il loro concerto da headliner la terza edizione di Lollapalooza Berlin, il festival che si tiene dal 2015 nella capitale teutonica e primo esperimento di Perry Farrell e del suo format nel Vecchio Continente. Partiamo dall’organizzazione della rassegna: praticamente perfetta. L’enorme area a disposizione (date un’occhiata a Google Maps al Rennbahn Hoppegarten) è perfettamente suddivisa e logisticamente strutturata con una precisione tedesca, dalle aree food (numerose e varie) ai pagamenti gestiti con dei chip NFC che sono parte integrante del braccialetto dato all’ingresso, e comodamente ricaricabili da app o da apposite casse, passando per i palchi, quattro e disposti in una maniera che difficilmente i suoni delle performance si sovrappongono. A dominare l’area i due Main Stage, disposti uno a pochi metri dall’altro e teatro delle performance più attese della giornata.

I Foo Fighters con la data di Berlino mettono la parola fine al tour estivo in preparazione all’uscita di “Concrete Gold”, nei negozi da venerdì 15 settembre, e scelgono di proporre una scaletta che propone brani dalla ventennale carriera alle quali si aggiungono i nuovi singoli “Run” e “Sky Is A Neighborhood”. Sì, perché fin dalle prime battute è lo stesso Grohl a dire che il concerto avrebbe pescato brani dal primo al nono disco della loro carriera, in uscita nei prossimi giorni. L’inizio è da cardiopalma: “I’ll Stick Around”, “All My Life”, “Learn to Fly” e “The Pretender” è forse quanto di meglio ci si possa attendere da un gruppo come il loro, che si presenta sul palco nella formazione a sei che caratterizza i lavori su disco e live da ormai più di dieci anni. Da quel momento in poi lo show dei Foo Fighters prende binari già noti a chi ha visto la band più volte, escludendo il fattore sorpresa di un Perry Farrell che sale sul palco per prestare la voce a “Mountain Song”, cover dei suoi Jane’s Addiction, e una “Blitzkrieg Bop” dei Ramones suonata praticamente per intero durante la presentazione della band. La voce di Dave Grohl o la si ama o la si odia e, pur non essendo ai livelli di imbarazzo della data al Rock In Idrho 2011, il suo urlare sguaiato a caso può suonare fastidioso in più passaggi. Inoltre la band, pur essendo a livello di impatto una delle più importanti del circuito, non è una macchina da guerra descritta da molti dal punto di vista della precisione, con stecche più o meno evidenti che caratterizzano tutto lo show. Infine la scaletta è vera e propria comfort zone per il fan casual del gruppo: le hit conosciute da tutti non mancano e le sorprese, che dovrebbero caratterizzare tour di questo tipo, sono fin troppo centellinate.

Una cosa è sicura, e cioè che i Foo Fighters sono la rock band simbolo dei Millennials: canzoni come “Everlong”, “Learn To Fly”, “Best Of You”, ma anche le più recenti “These Days” e “Walk” hanno catapultato letteralmente i Foo Fighters nella stratosfera della leggenda, al pari di artisti come Bruce Springsteen e Pearl Jam. Da come potete aver intuito leggendo quanto sopra, non sono tecnicamente la band perfetta. Ma il carisma dello stesso Grohl e quell’aria di bonarietà (che alcuni definirebbero paraculismo sfacciato) ha reso il gruppo in pochi anni una vera e propria icona multigenerazionale.

In una giornata piena zeppa di band tedesche e dei The XX (che saranno vittima del fuggi fuggi generale del pubblico per il rientro in centro città), a spiccare sono le performance di Alice Merton e Rudimental, entrambe avvenute sul Main Stage 2. Per la cantante tedesca ma vera e propria vagabonda (ha vissuto in Regno Unito e Canada prima di stabilizzarsi a Francoforte) la vetrina del Lollapalooza ha mostrato un talento che, se ben valorizzato, potrebbe portarlo a diventare nel giro di pochi anni la nuova pop sensation europea. Per ora ha in canna una hit clamorosa (“No Roots” è più riuscita di brani di artisti più affermati come, ad esempio, Lorde usciti quest’anno) estratta dall’omonimo EP che, a Berlino, sarà la pietra attorno alla quale gira tutta la scaletta e una grande voce. Una piccola gemma per ora frenata da una backing band non all’altezza di un’artista che è coautrice di tutti i suoi brani, per buona parte dal tocco autobiografico (come “No Roots” e “Jealousy”).

I Rudimental sono invece i vincitori morali della seconda giornata di Lollapalooza Berlin. La band di Hackney, quartiere londinese, si presenta sul palco con della musica drum n bass ma con un’attitudine da big band, con strumenti suonati affiancati a tastiere e notebook e ben pochi campionamenti vocali (il solo Dizzee Rascal su “Love Ain’t Just A Word”): le voci saranno infatti compito dei tre vocalist che si alterneranno nel ruolo di coristi e voce principale, tolta Anne-Marie che si presenterà sul palco per “Rumor Mill”. Nell’ora a disposizione, il combo multietnico riuscirà a far ballare la decina di migliaia di persone assiepata di fronte al main stage 2, giocando la carta di una scaletta ben calibrata sui successi incisi in meno di dieci anni di carriera e con alcune cover, come “Human” di Rag’n’Bone Man e la riedizione di “Incredible” di General Levy, hit jungle molto famosa negli anni Novanta che è forse l’unica parentesi tamarra di tutto il loro set. Per il resto è una perla dietro l’altra: “Feel The Love”, “Waiting All Night”, “Free”, la già citata “Rumor Mill”, “Bloodstream”, “Lay It On Me” e l’inedito “Sun Comes Up” farebbero la fortuna di molte band. Può suonare strano dirlo, visto che la band è poco conosciuta nel nostro Paese, ma i Rudimental sono uno dei gruppi migliori usciti dal Regno Unito negli ultimi dieci anni. In attesa del loro terzo disco, che dovrebbe uscire da qui a poche settimane.

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