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Le foto del Padova Jazz Festival 2019

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Il Padova Jazz Festival si è svolto dal 25 ottobre al 23 novembre 2019, circa un mese in cui la musica di qualità è stata protagonista assoluta nella città veneta. La 22esima edizione della kermesse, come da buona tradizione, ha chiamato a sé artisti nazionali e internazionali, oltre a un nutrito pubblico, spesso proveniente anche da oltre confine. Un calendario serrato di esibizioni in diverse location padovane, dalle sale riservate ai grandi eventi (il Teatro Verdi e l’MPX) alle prestigiose location della Sala dei Giganti (che ha ospitato una sequenza di recital di solo piano) e dello storico Caffè Pedrocchi (per le serate in stile jazz club). Il Porto Astra è stato invece il punto di ritrovo per le proposte musicali più audaci e moderniste.

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L’edizione 2019 della storica rassegna ha puntato decisamente sui pianisti, convocando un cast in cui brillano i pianoforti di una manciata di nomi di spicco del panorama jazz contemporaneo. A partire da Raphael Gualazzi, che in occasione del concerto padovano dello scorso 2 novembre al Teatro MPX è tornato alla sua originaria passione, concedendosi il piacere di suonare alcuni dei più noti brani del repertorio jazz e blues oltre ai suoi pezzi di maggior successo, il tutto insieme a Mauro Ottolini, uno dei protagonisti assoluti del jazz italiano. Tra gli altri artisti che hanno partecipato a questo Padova Jazz Festival, impossibile non citare Monty Alexander, pianista che ha segnato col suo virtuosismo un lungo arco della storia del jazz, dagli anni Sessanta a oggi.

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Ricordiamo anche il trionfo di tastiere ad opera dei prodigi Benny Green (esibitosi il 7 novembre), Kenny Barron (il 14) e Vijay Iyer (il 21), tra i talenti più appassionati e noti del jazz contemporaneo. Hanno chiuso questa edizione del festival lo scorso 23 novembre Steve Gadd, che ha suonato in maniera pressoché acustica con un trio all-leaders in cui l’organ jazz è stato portato ai massimi livelli di interplay e virtuosismo. Al fianco di Gadd, due brillanti danesi: il sassofonista Michael Blicher e Dan Hemmer, che col suo organo Hammond ha rimarcato il focus tastieristico della kermesse.


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Foto a cura di Giuseppe Craca

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