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Franz Ferdinand, il racconto del concerto di Marostica dell’8 luglio 2019

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Pur nella loro essenzialità e quasi mancanza di originalità (non nascondiamoci, la loro musica prende a man bassa dalla tradizione inglese degli ultimi quarant’anni, che sia il post punk, la dub o sprazzi di mod revival), negli anni i Franz Ferdinand si sono consolidati come uno dei gruppi da non perdere ad ogni costo dal vivo. Status che rimane intaccato anche dopo l’ingresso di Julian Corrie e Dino Bardot, che hanno sostituito il chitarrista Nick McCarthy. Una band che apre al Marostica Summer Festival un tour estivo che la vedrà suonare anche a Firenze e Cremona.

Sicurezza è la parola che più riassume un concerto dei Franz Ferdinand. Sicurezza perché sai di vedere un gruppo che dal vivo si fa un quattro per il suo pubblico e sicurezza perché in scaletta troveranno spazio buona parte delle hit che li hanno resi famosi. E il ruolo del padrone lo fa quell’omonimo debutto che a distanza di anni rimane ancora quel disco incredibile che dovrebbe essere in ogni collezione, insieme magari a loro episodi più sperimentali come “Tonight: Franz Ferdinand”. Gli scozzesi non tradiscono e se, pur essendo spesso in Italia riescono a radunare comunque almeno un paio di migliaia di persone ogni sera, significa che l’amore per la band da parte dei fan tricolori non tende a scemare.

Il concerto è durato poco, 75 minuti tra cui una “This Fire” allungata all’inverosimile dove Alex Kapranos sarà anche protagonista di un body surfing tra i suoi fan, ma è stata un’ora poco più intensa e nella quale sono state giocate molte cartucce pazzesche nel corso della serata. E se il delirio su “The Dark Of The Matinèe” o “Take Me Out” può apparire fin troppo scontato, non è da meno quello in una “Ulysses” che con il suo incedere dub è tra i brani più ballabili del loro repertorio, e una frase di questo tipo appiccicata ad un gruppo che del muovere i tacchi ne è maestro, beh, dice tutto. Pur con una lineup integrata da due nuovi elementi, la compattezza e il groove che sono marchio di fabbrica della band non vengono intaccati, anzi, la proposta con l’inserimento in pianta stabile delle tastiere guadagna diversi punti sulla compattezza del suono.

Dal disco omonimo si è già detto che ci sono fin troppi estratti, e non è da nascondere che l’accoppiata “Darts Of Pleasure” e “Michael”, con l’ultima cantata da una voce filtrata che sembrava arrivasse dallo spazio, ha causato più di un coccolone tra il pubblico. Ma non mancano citazioni da ogni capitolo della loro discografia, come una “Do You Want To”, la clamorosa “No You Girls” o la title track dell’ultimo disco. Per non escludere quella “Love Illumination” che assume una natura più punk rispetto al disco ma non meno affascinante.

Breve ma intenso. E se è lecito chiedersi per quale ragione i Franz Ferdinand abbiano suonato di fatto poco più di un’ora, rimane il fatto che è meglio un concerto breve ma solido ed inattaccabile piuttosto che inutili brodi allungati all’inverosimile. E forse è questa la vera lezione insegnata ieri da quello che è uno dei gruppi nati del nuovo millennio da non perdere appena passa per l’Italia.

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