Il mio Hellfest 2018

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Dicono che non vi sia il 2 senza il 3 quindi chi sono io per andare contro a questo detto che si tramanda da generazioni?
 Questa è stata la 13a edizione di Hellfest, partito come festival indipendente ed ora si ritrova ad essere riconosciuto come tra le migliori rassegne metal in Europa da molti anni. Alla faccia del fatto che il 13 porta “sgarro”, mi sembra che quest’anno si sia fatto il botto. Le giornate del venerdì e del sabato hanno accolto una marea di persone con una leggera flessione di numeri nella giornata della domenica.

Come sempre arrivo al giovedì per fare le cose con calma. La prima cosa che esclamo al mio arrivo alla “chitarra” (per chi non lo sapesse all’ingresso del festival si staglia una chitarra enorme che è il punto di ritrovo simbolo dei “festivaliers”) “…cazzo ma quanta gente c’è già?!”
 Sono tutti coloro i quali hanno accesso all’area di campeggio che apre sempre il giovedì in modo da dare a tutti la possibilità di sistemarsi al meglio per la tre giorni infernale. Una fila davvero imponente che lascia già ben presagire quello che sarà l’afflusso del pubblico per i prossimi giorni.

Ecco, prima novità di quest’anno è data proprio dal braccialetto che non solo fungerà da pass per le varie aree gestite da cancelli “elettronici” ma sarà il nuovo sistema di pagamento “Cashless”. Il braccialetto ha serigrafato un numero seriale, ci si iscrive al portale “cashless” inserendo tale codice, si inserisce l’importo di ricarica, le coordinate della propria carta di credito ed il gioco è fatto. Un borsellino elettronico con il quale acquistare birra e cibo negli appositi chioschi/bar targati Hellfest. Come sempre poi ci sono le aree ristorante dove si paga con carta di credito o contante ogni genere di cucina, dal Thai all’argentino.

Tempo di andare a prendere posto dove andrò a dormire in questi giorni, una doccia e pronti per caricare le batterie in vista del primo giorno.

Hellfest 2018, day one

Condizioni meteo ok, adrenalina a 1000, amplificatori in distanza già a volumi da sordità garantita, io quasi in pole position (con l’inganno un marrano mi è passato davanti fingendo una scarpa slegata) per entrare puntuale allo scoccare delle 10.00.

-3 -2 -1 : si parte per l’esplorazione che parte dalla zona Cathedral dove vedi sfrecciare batterie di centometristi che corrono per accaparrarsi i posti migliori sotto i 2 main stage. Volgendo lo sguardo proprio in quella direzione noto che gli organizzatori non si son fatti mancare nulla aggiungendo una nuova struttura in ferro sormontata da un’enorme globo dal quale , nelle ore notturne, verranno sputate fiamme infernali in quello che è il solito spettacolo di fuochi che sovrasta le varie strutture dal tramonto a notte inoltrata. Di fronte ai main stage una pavimentazione di autobloccanti che impedisce che in caso di maltempo ci si trovi come Navy Seals in mezzo al fango limitando al massimo anche la polvere che si viene sempre a creare dalle mandrie assassine di metallari in astinenza da pogo e circle pits.

Con svizzera precisione alle 10:30 iniziano a suonare le prime band. Il menù è vario e ce n’è per tutti i gusti: ci sono sempre i soliti 6 stage dove si possono “degustare” i generi ai quali ci si sente più vicino. Temple ed Altar sono i due stage in cui si trova “l’estremo” ed oggi sul menù abbiamo gruppi come Misanthope, Demolition Hammer, Carnivore A.D., Mysticum, Solstafir, Suffocation, Nordjevel, Napaln Death, Satyricon e altri. War Zone in cui per entrare ci si fa il segno della croce ( dritta o rovesciata scegliete voi ) perchè ci suonano quei gruppi in cui poi si esce con le ossa rotte dal pogo : Svinkels, Seven Hate, Bad Religion, Rise Against solo per dirne qualcuno. Valley dove in teoria si dovrebbe essere più “tranquilli” ma che quest’anno ospita anche gruppi di fronte ai quali tranquilli non si stà, vedi i Dead Cross che saranno in lista il secondo giorno.

Oggi sui due Main stage si esibiscono nomi come Tesseract, Rose Tattoo, Converge, Meshuggah, Europe, Steven Wilson, Hollywood Vampires, Stone Sour, Judas Priest, A perfect Circle. I Rose Tattoo sono in pista dal 1976 ed il loro rock stile AC/DC è diretto e piacevole, grandi intrattenitori per un pubblico che li ha accolti a braccia aperte. Meshuggah, che dire, assistere ad un loro live è come essere sparring partners del miglior Mike Tyson, puoi uscirne solo con le ossa rotte, la stessa cosa che succede quando senti i Converge, metti che i due gruppi suonano praticamente uno dietro l’altro ed il giorno di mutua è garantito!

Poi, in mezzo a tutto ciò spunta uno Steven Wilson che tira su un live da chapeau anche se nel bill odierno lui sembra essere una mosca bianca, ma le capacità compositive e tecniche non si mettono in discussione lui sta bene dappertutto. Guardo l’ora e dico “cazzo ora vedrò Alice Cooper, Joe Perry, e si anche lui Johnny Depp”. Sono quasi incredulo nel vedere un Alice così in forma, Joe Perry è una garanzia e la sua chitarra parla nota dopo nota e poi c’è lui quel Johnny che è quasi timido sul palco ma che poi si prende la piazza cantando Heroes di Bowie.
Poi ci sono loro, gli Stone Sour, tenuti su dal solito Corey che ho trovato un pò sottotono rispetto ai suoi standard.

Che dire dei Judas Priest, il pubblico li ha attesi per tutto il giorno e credo non sia stato deluso nell’assistere alla loro ora e mezza di concerto culminato ovviamente sulle note di Painkiller. Un Halford a tratti un pò affaticato ma devo dire che ci si metterebbe la firma alla sua età. Ho aspettato sui gomiti che fossero le 01:05 per sentire loro, A Perfect Circle. E’ da giorni che ho in loop il loro ultimo lavoro e lo psichedelico Maynard non ha deluso le mie aspettative. Uno show con luci al minimo per concentrare tutta l’attenzione sulla loro musica e testi.

Hellfest 2018, day two

Altra giornata di fuoco per un bill ricchissimo di nomi e di concerti davvero pazzeschi dal punto di vista qualitativo : Avenged Sevenfold, Limp Bizkit, Deftones, Body Count, Bullet for my Valentine, Jonathan Davis, Tremonti, L7, Rise of the North star, Powerflow, Watain, Enslaved, Arkona, Ornazi Pazuzu, Nile, Children of Bodom, Kataklism, Dead Cross, Cro-Mags, Orange Goblin… e molti altri che non elenco.

Il fattore comune è che davvero quasi tutti quelli che ho citato hanno dato vita a performance davvero convincenti e con dei sound che rasentano la perfezione acustica. Devo dire, come al solito, che la macchina organizzativa dell’Hellfest è qualcosa di davvero stupefacente. Tutti i timing vengono rispettati al minuto, set luci e sound check praticamente impeccabili. Come sempre la crew sottopalco “raccoglie” con delicatezza e sicurezza tutti coloro i quali, e sono davvero tantissimi, fanno crowdsurfing. Boh non ho davvero altri aggettivi o neologismi da trovare per descrivere tutto questo.

Non me ne vogliano i più ma gli Avenged Sevenfold proprio non li ho visti e quindi, nonostante fossero gli headliner non saprei dire come si siano comportati. Per coloro i quali invece erano nei main stage per assistere ai Body Count, Deftones, Tremonti, Powerflo e Jonathan Davis beh lo spettacolo è stato esaltante. La partecipazione del pubblico è stata totale !! Wall of death, circle pits come se non ci fosse un domani , immaginatevi i Body Count che suonano Reign in Blood degli Slayer ed il devasto è servito.
Vedere invece un concerto dei Watain è davvero come scendere in un sacro sepolcro assistendo ad un vero e proprio rito. Uno show davvero di impatto sonoro oltre che visivo. Enslaved e Kataklism servono agli astanti schiaffazzi e guai a non porgere l’altra guancia senno te le suonano ancora più forte.

Hellfest 2018, day three

Bando alle ciance, questa è la giornata clou! Ma che ve lo dico a fare basta che vi metta giù un pò di nomi di chi si è avvicendato sui palchi di questo festival pazzesco: Iron Maiden, Alice in Chains, Megadeth, Arch Enemy, Accept, Killswitch Engage, Iced Earth, Primal Fear, Marilyn Manson, Nightwish, Septicflesh, Amorphis, At the gates, Exodus, Exumer, Kadavar.

Partiamo quasi dal fondo, gli Iron Maiden: un concerto come sempre devastante con un Bruce che è come il buon vino che più invecchia è più è buono. Una coreografia pazzesca, diversa per ogni pezzo suonato, un pò penalizzata all’inizio per via del fatto che hanno cominciato a suonare alle 21.30 e al nord della Francia la luce è ancora tanta. Una scaletta un pò tagliata per uno show che si è concentrato in “sole” 2 ore ma che ha visto pezzi intramontabili come Fear of the dark, The trooper, The number of the beast per terminare con Run to the Hills.

Saltando da un main stage all’altro si sono anche esibiti i Megadeth con un Dave, ahimè, sempre più con la voce in cantina anche se per fortuna a cantare è sempre la sua chitarra con un Kiko Loureiro sempre in bolla ed un Ellefson a fare il suo compitino. Alice in Chains, con un pò di alti e bassi, ma sempre coinvolgenti per il pubblico che li adora e li idolatra .

Scusatemi ma lasciatemi dire che mi sono commosso sottopalco per i Septicflesh ma era da anni che li inseguivo e per un motivo o per l’altro me li sono sempre persi… grandi , granitici , devastanti con una set list da paura e con un Seth Siro immenso!!! Iced Earth, Arch Enemy e Accept che dire … da applausi sarà che sono in un mood particolarmente paradisiaco ma qui mi sembra che nessuno faccia una brutta figura e tutti suonino e cantino davvero al top. Nelle eccezioni ahimè ricade anche il reverendo Manson con una prestazione vocale davvero sottotono.

Il pubblico di Hellfest 2018

Cala il sipario su questa 13a edizione dell’Hellfest: sono stanco ed ho dei ferri da stiro a carbonella al posto dei piedi. A lato di tutte le parole spese fino qui occorre non dimenticare che il 22 Giugno veniva prematuramente a mancare Vinnie Paul storico batterista dei Pantera, Hellyeah, Damageplan, stroncato da un arresto cardiaco. Molti sono stati i tributi che alcune band hanno fatto sul palco come gli Alice in chains che suonano Nutshell dedicandola a Vinnie così come i Megadeth sulle note di “My last Words”. Una grave perdita per il mondo dei “Metalhead” ed un acquisto per i cieli che lo accoglieranno aprendo i loro Cemetery Gates.

Di questa edizione rimangono le numerose band che ho potuto vedere esibirsi, le emozioni che mi porto dietro, la mia solitudine nell’affrontare questo viaggio, la polvere con la quale ogni sera in uscita dalla doccia potrei plasmare fantastiche statuette. Non dimentico la birra e le red bulls ingoiate per provare a mettere le famose ali; non dimentico neppure i tanti Burger potatoes Boeuf mangiati a pranzo e cena .

Come sempre i ringraziamenti vanno a tutto lo staff del festival, nessuno escluso fino all’ultimo dei volontari che hanno tenuto pulita e linda tutta l’area concerti. La gentilezza di chi ti accoglie sottopalco ed in sala stampa. Un grazie va anche ad ogni singolo partecipante a questo festival che lo rende unico ed inimitabile , a tutti coloro che hanno indossato i loro costumi handmade a chi si è truccato a chi ha corso e sudato dal mattino alla sera a chi avuto un sorriso anche solo incrociando il suo sguardo col mio.

Ci si vede il 21-22-23 Giugno 2019, già annunciati i Manowar, Carcass, Slayer … cosa dire altro se non che ne vedremo delle belle!!

P.s. Un grazie anche a te se sei arrivato a leggere fino in fondo , ti voglio bene!!

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