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Luca Carboni, il report del concerto a Milano del 5 dicembre 2016

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Milano, 5 dicembre 2016: il primo dei quattro concerti dicembrini di Luca Carboni.
Ci sono due ragazzi, trentenni, che avvolti nella nebbia di una fredda serata di dicembre cantano “Luca lo stesso”, mentre camminano a passo spedito verso il teatro Arcimboldi.
C’è una mamma, bellissima, con la sua figlia, che si fanno i selfie e cantano per tutto il tempo.
C’è una coppia, avrà 50 anni, che si abbraccia e si bacia.
C’è un ragazzo di trent’anni che quando parte “Silvia lo sai” non riesce a trattenersi e scoppia a piangere.

C’è questo e molto altro dentro un live di Luca Carboni, c’è il tempo che sembra essersi fermato, cristallizzato da oltre trent’anni senza risultare stantio. È come un incantesimo, un Dorian Gray al contrario, che invecchia, certamente, ma lascia i suoi fan immobili. Come se ogni volta fosse la prima volta come se quello che racconta nelle sue canzoni sia ancora oggi l’attualità, il quotidiano.
Questa è la sua dote, la sua magia. Quella di fuoriclasse della musica italiana, malinconico ma sempre lucidissimo, ancora oggi, nella scelta di aprirsi a collaborazioni e a sonorità.

Il concerto inizia tra raggi laser e atmosfera da Kraftwerk. Sono da poco passate le 21 e prende il via la tournée nei teatri del Pop Up tour. Parte da Milano, come un anno fa. Una città alla quale Carboni è legato e non perde occasione per nasconderlo. Durante la prima ora si susseguono con una scansione quasi scientifica pezzi recenti e meno, affogati in un continuo musicale che non scalfisce il passato né la storia più recente.

La seconda ora si apre ai grandi successi “Silvia lo sai” e subito in coda “Farfallina”, “Mare Mare”, “Inno nazionale”. Arrivano anche gli ospiti, per “Bologna è una regola” e “Luca lo stesso” salgono sul palco degli emozionatissimi Alessandro Raina e Tommaso Paradiso, due tra le penne più talentuose degli ultimi anni che Carboni ha scelto con intelligenza per riconquistare ancora una volta, dopo trent’anni, la vetta delle classifiche con un pop intelligente e raffinato.

“Ci vuole un fisico bestiale” e la gente non riesce a tenersi, si alza dalle poltroncine e si fionda sotto il palco.

Il tempo per qualche bis e si chiude il concerto con “Vieni a vivere con me”. Due ore di emozioni nelle quali si perdona tranquillamente a Carboni qualche “distrazione” sull’attacco dei pezzi. Uno show permeato dello stile Carboni che non risente per nulla di grottesco o kitsch ma, al contrario, è estremamente moderno. Consigliato, anche e soprattutto, agli innamorati della nuova ondata di pop italiano alla Thegiornalisti, che in artisti come Carboni hanno uno dei loro padri fondatori.

>>Le date dei concerti di dicembre

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