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Massive Attack, il report del concerto a Milano del 13 febbraio 2016

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massive-attack-report-concerto-milano-13-febbraio-2016Il 2016 è iniziato da poco, eppure la tripletta di date piazzate questo fine settimana dai Massive Attack tra Milano e Padova verrà sicuramente ricordata come uno degli eventi più attesi dell’anno e a ragione. Li abbiamo visti sabato 13 febbraio, nella seconda serata della band al Fabrique, raddoppio acclamato a furor di popolo dopo il fulmineo sold out della data del 12 e a sua volta andato tutto esaurito. L’ingresso nella venue offre un colpo d’occhio dei migliori: a mezz’ora dall’inizio del main act, il parterre è già imballato di gente, giovani, meno giovani, estimatori della prim’ora e nuovi adepti alla vibra dei re del Bristol Sound; sul palco un luce rossa illumina di taglio i piatti delle due batterie, che per la seguente ora e mezza macineranno groove sotto le 18 perle in scaletta.

Ad aprire il live, come da programma, sono stati gli Young Fathers, trio hip hop scozzese al secondo album con “White Men Are Black Men Too” e già con i Massive Attack in “Voodoo In My Blood”, brano incluso nel nuovo EP “Ritual Spirit”. A seguire Del Naja e soci, puntualissimi sulla tabella di marcia, attaccano nel più classico dei modi con “Battle Box”, cantata da una Martina Topley Bird, come al solito splendida ed elegante, capace di incantare rimanendo discretamente a lato della scena. Alle spalle della band, il consueto muro di schermi led ideato dall’artista Icarus Wilson-Wright col collettivo UVA (United Visual Artist) e basato su un software che pesca nel flusso globale di informazioni dati, numeri e notizie tradotte in ogni lingua, bombarda il parterre con una raffica di prezzi e composizioni dei farmaci più venduti al mondo, per continuare col fuoco incrociato di bandiere e nomi di multinazionali che colorano il cielo di “United Snakes”. Roba già vista, dato che questa suggestiva combo di musica e immagini i Massive se la portano dietro da svariati tour, sì, ma funziona e alla grande, rimanendo attuale e al passo coi tempi, che purtroppo, tocca dirlo, non sono cambiati poi molto.

Calano le tenebre e sul palco del Fabrique assieme a “Risingson” arriva Daddy G. Le atmosfere glaciali dell’inizio cedono il passo ai toni caldi di brani come “Paradise Circus”, interpretata ancora una volta da Martina Topley Bird, “Ritual Spirit”, dal nuovo EP, uno dei pezzi più emozionanti in scaletta, impreziosito dalla voce androgina ed infinita di Azekel, e “Girl I Love You”, prima comparizione del mitico Horace Andy, eseguita in una versione potentissima, che squarcia la bolla di lirismo in cui il parterre stava fluttuando da un paio di pezzi. L’atterraggio morbido è offerto da “Psyche (Flash Treatment)” e dalla voce di velluto di Martina, cui fanno da contraltare emotivo i dati sulla guerra in Siria e sull’emergenza dei profughi, accompagnati dalle foto dei rifugiati scattate dal fotografo Giles Duley. “Future Proof”, eccola la chiave di volta del live, sequenze di 0 e 1 sempre più frammentarie e convulse che sottolineano lo svolgimento di un pezzo dove i Massive, dopo un avvio mellifluo, mostrano i canini: la chitarra entra prepotentemente in scena, facendo lievitare il pezzo, sorretta da una sezione ritmica aggressiva, i cui spigoli sono smussati dai synth e dal cantato compassato di Del Naja. Il risultato è da brividi, sicuramente uno dei momenti più alti di un live fatto di quei chiaroscuri e di quelle atmosfere contrastanti che sono marchio di fabbrica di questi giganti, capaci di piazzare anche svariati silenzi nell’arco di uno show, che non cala comunque mai di ritmo e intensità.

A seguire, è la volta di un pezzo che esce dalla produzione della band, per entrare alla chetichella in quella di Martina Topley Bird – che, oltre alle collaborazioni con Tricky e i Massive Attack, vanta anche tre album solisti all’attivo – con una “Poison” fortemente rivisitata in chiave elettronica. Una bombetta danzereccia, che per contrasto prepara il terreno a uno dei brani che hanno fatto la storia dei Massive, nonché della musica contemporanea: “Teardrop”, resa in una veste particolarmente essenziale, con la melodia portata dal synth lievemente modificata e la Topley Bird che fa degnamente le veci dell’eccezionale Elizabeth Fraser. “You’re stumbling a little”, ripete due volte, e il cuore si squarcia. A ricucire la ferita, però, ci pensa subito “Sleepy” Horace con “Angel”: ciò che sta succedendo sul palco è chiaro a tutti sin dall’inizio, da quel colpo di rullante che spedisce il Fabrique direttamente in paradiso. Quel che segue è un capolavoro, un viaggione che scivola dentro “Inertia Creeps”, mentre dal megaschermo il software di UVA manda riferimenti ad hoc alla situazione italiana: Ilaria Cucchi denunciata per aver pubblicato su Facebook le foto dei poliziotti responsabili della morte del fratello, le assurdità del Family Day e via dicendo. Notiziacce, a piovere, che ci tengono coi piedi per terra. “Safe From Harm”, cantata dalla strepitosa Deborah Miller, è l’ultimo atto prima dell’encore.

Rientrati sul palco, i Massive riattaccano con “Take It There”, per le voci di Martina Topley Bird e “Daddy G”, seguita da un altro pezzo tratto dal nuovo EP, l’ossessiva ”Voodoo In My Blood”, che porta sul palco gli Young Fathers, protagonisti anche del brano successivo “He Needs Me”, con cui chiudono, in maniera piuttosto deludente, stando al fatto che il brano manca totalmente di profondità rispetto agli altri in scaletta, il primo encore. Per fortuna è solo un arrivederci e dopo una brevissima ritirata nel backstage i Massive Attack tornano sul palco. “Karmakoma”? No, eppure il giorno prima l’avevano suonata! È “Unfinished Sympathy”, cantata da Deborah Miller, a coronare la carrellata di pezzi da novanta alternatisi sul palco nel corso della serata, il brano con cui i Massive Attack decidono di salutare Milano e il suo pubblico, spettatore di un concerto al contempo sognante e amaramente realistico, assolutamente in grado di rendere giustizia alla produzione leggendaria di una formazione capace di rimanere fedele a se stessa, costi quel che costi.

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