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Massive Attack, il report e la scaletta del concerto a Milano del 23 luglio 2016

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Un grande classico, ma è mancato qualcosa. In estrema sintesi potrebbe essere questo il commento al live dei Massive Attack di sabato 23 luglio 2016 alla Assago Summer Arena, prima delle tre date italiane del tour estivo del collettivo di Bristol, che toccherà il 24 Firenze, il 26 Roma e il 27 Napoli. Un ritorno, quello di Robert Del Naja e “Daddy G” Marshal nel capoluogo lombardo, dove a febbraio avevano sbancato con la riuscitissima doppia data al Fabrique, presupposto ad un live attesissimo, ma che per varie ragioni ha finito col lasciare un retrogusto dolceamaro al palato del pubblico di fedelissimi affollatosi tra parterre e tribuna.

Intendiamoci, assistere ad uno show di Massive Attack è sempre un’esperienza: pezzi da pelle d’oca, suonati da gente che di primavere, dallo studio o dal palco, ne ha vista qualcheduna, il tutto arricchito da una serie di visuals e da un light design raffinati e d’impatto, insomma, ne vale assolutamente la pena. Questa volta, però, l’assenza di Martina Topley Bird, cantante da anni in seno al gruppo, che le ha affidato l’esecuzione live di tutti i brani per voce femminile ad esclusione di “Safe From Harm” e “Unifinished Simpathy”, e le precarie condizioni del coriaceo Horace Andy, sul palco in stampelle dopo la ferita riportata alla gamba a inizio giugno, ponevano già sulla carta un paio di problemi di prim’ordine. Si è sentita anche la mancanza degli Young Fathers, gruppo scozzese con cui i Massive Attack hanno realizzato la traccia “Voodoo In My Blood”, compresa nel loro ultimo EP “Ritual Spirit”, e che a febbraio aveva aperto le date del loro tour, accompagnandoli poi anche in un paio di pezzi nel corso del live.

Questioni logistiche difficilmente risolvibili, ma che Del Naja e “Daddy G” pare non abbiano nemmeno cercato di aggirare. Via Martina Topley Bird, via i pezzi cantati da lei, tra l’altro tra i più preziosi del set, su tutte “Teardrop”, grande assente della serata, chiamata a gran voce dai presenti anche dopo l’uscita di scena definitiva della band. Così la scaletta finisce per assottigliarsi ad un totale di 13 pezzi, un po’ pochino, anche per un gruppo che alla quantità ha sempre anteposto la qualità, dal vivo e nei lavori in studio (5 LP in 25 anni di carriera: numeri che parlano da sé). Una scelta che ha tutto il sapore di un atto di fede nei confronti di canzoni, delle quali i Massive Attack avranno voluto rispettare fino in fondo l’intenzione, evitando di affidarle ad altri vocalist, per quanto eccezionali. Azekel, sul palco in “Ritual Spirit” e “Pray For Rain”, forse avrebbe potuto fare le veci della Topley Bird almeno in “Teardrop” e invece no, cazzutissimi e fedeli a se stessi, il pezzo viene via dalla scaletta assieme a “Battle Box 001”, usata sempre in apertura, “Psyche” e “Paradise Circus”.

Saranno svariati comunque i momenti magici dello show, a partire dalle atmosfere allucinate e striscianti di “Risingson”, fino alla poesia di “Ritual Spirit” e all’apice del dittico “Pray For Rain” e “Angel”, sul quale emerge l’incredibile capacità di Del Naja, “Daddy G” e della band di 5 elementi (due batterie, basso, chitarra e tastiere) che li accompagna di far lievitare i pezzi, giocando sulla creazione di contrapposizioni dinamiche da brivido. Il tutto esaltato dalla raffica di input visivi che arrivano dal muro di schermi led ideato dall’artista Icarus Wilson-Wright col collettivo UVA (United Visual Artist) e basato su un software che pesca nel flusso globale di informazioni dati, numeri e notizie tradotte in ogni lingua, prezzi e composizioni dei farmaci più venduti al mondo, bandiere e nomi di multinazionali. Una soluzione che i Massive Attack si portano dietro da svariati tour, fatto che, se da un lato sottolinea la genialità della scelta di una formula eternamente attuale per contenuti e capace di dare un tocco contemporaneo a ogni live, finisce col proporre da anni la stessa suggestione e atmosfera.

Attuali sono i richiami alla Brexit, un tema che sta particolarmente a cuore a “Daddy G” e Del Naja, che in un’inattesa chiacchiera col pubblico prima di “Euro Child” raccontano: “Abbiamo scritto questa canzone 25 anni fa quando l’Unione Europea stava nascendo e ora la politica vuole dividerci, è una cosa assurda, dobbiamo stare uniti”. Attuali sono le foto dei profughi siriani e la scritta che le accompagna “Siamo tutti in questa situazione insieme”, così come purtroppo lo sono i tanti – e non sono tutti – “je suis” che accompagnano l’attesa dell’encore.

C’è una preoccupazione che emerge più volte, squarciando il velo di compassata freddezza, che in contrasto col calore del loro sound è marchio di fabbrica del collettivo: State bene?, chiedono a più riprese dal palco. La risposta è si, anche se non ci suonate “Teardrop” e “Karmacoma”, anche se ci avete fatto aspettare un’ora sulla tabella di marcia per poi suonarne una e mezza scarsa e farci rosicare a bestia per non essere usciti di nuovo nonostante l’ovazione. Stiamo bene, perché avete scritto una pagina indimenticabile della musica contemporanea e siete qui a suonarcela, godiamo, un po’ come faremmo davanti a un piatto di cacio e pepe senza pepe, o a una carbonara senza pancetta: un grande classico, ma manca qualcosa.

Massive Attack – Scaletta concerto Milano, 23 luglio 2016

01. United Snakes
02. Hymn of the Big Wheel (con Horace Andy)
03. Risingson
04. Ritual Spirit (con Azekel)
05. Girl I Love You (con Horace Andy)
06. Future Proof
07. Eurochild
08. Pray for Rain (con Azekel)
09. Angel (con Horace Andy)
10. Inertia Creeps
11. Take It There
12. Safe From Harm (con Deborah Miller)
13. Unfinished Symphathy (con Deborah Miller)

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