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Modà, il report del concerto allo Stadio San Siro di Milano il 19 giugno 2016

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Scrivere a posteriori di un live non è cosa semplice, ma sicuramente buona. Hai il tempo di metabolizzare le emozioni e ciò che hai vissuto la sera precedente, mentre sei comodamente spaparanzata sul tuo divano di casa. Cerchiamo di riassumere le due ore e venti di spettacolo a cui ho assistito domenica 19 giugno 2016. Mettiamolo in chiaro subito, chi ha seguito più di un live a San Siro dei Modà sa che quello a cui va incontro non è un semplice concerto, ma un evento nell’evento. In pochi anni, la band dalle origini meneghine, dopo una gavetta di porte in faccia, ha saputo riscattarsi o semplicemente raccogliere i frutti della lunga semina.

Una serie di nuvoloni neri ha accolto i fan che dall’alba asserragliava lo stadio. Concerto bagnato, concerto fortunato? Diciamo fortunato comunque, malgrado il rischio di bombe d’acqua scongiurato. Iniziamo dal pre, come sempre. Aprono le fila i Dear Jack, che ci sarebbe piaciuto sentire dal vivo, ma il playback ha prevaricato e la domanda “perché?” ha trovato risposta nei problemi con il doppio impianto, spoiler della sera precedente. Senza grandi imprevisti arriva il turno di Chiara Grispo e delle sue “Blind” e “Come On”, mischiate a cover, talune azzardate (vedi alla voce Grignani e Vasco). Varcare i Gate di San Siro e dominarne il palco, a soli diciannove anni, non è cosa che capita tutti i giorni. Così come la staffetta musicale del preshow, anche lo stadio si riempie gradualmente e il vociare aumenta in attesa della band.

Ventisei brani in scaletta e oltre novantamila biglietti venduti sulle due date. Ci si aspetta sempre qualcosa in più da una band, la forza dei Modà è la coerenza e l’avevamo già detto. Coerenza con sé stessi, con il proprio suono, senza grandi stravolgimenti, e in questo risiede il segreto del loro successo: coccolare i fan con quel qualcosa che piace, si conosce e di cui non ci si stanca. I Modà, la band più bistrattata dalla stampa e dalla critica, quasi sia argomento di scherno la partecipazione ad un loro live, vanno avanti sempre e comunque.

Ore 21, spaccando il secondo peggio degli svizzeri, Diego, Claudio, Enrico, Stefano e Kekko calcano il palco, un’enorme U che racchiude il pubblico abbracciandolo. La setlist proposta ripercorre la storia dei Modà: si inizia con “Ti passerà” e “Passione Maledetta”, le nuove nate, e si chiude la prima parte con “Anche stasera” e “Viva i Romantici – Il Sogno 2011”. Kekko chiarisce subito gli intenti chiedendo al suo pubblico di lasciare i problemi lontani e divertirsi insieme, cantare insieme. E lo stadio sembra accogliere la sua richiesta: balla, canta, urla, mentre i suoi mattatori corrono avanti e indietro senza sosta, quasi volessero davvero abbracciare tutti uno per uno.

Ma diciamo la verità, il momento più atteso di questa seconda serata erano loro, i Pooh. Un passaggio di testimone, neanche tanto celato, con Roby Facchinetti, che augura ai Modà altri cinquant’anni di musica e la capacità di prendere il loro posto. E dopo tante parole, arriva il momento musica. I PoohDà, una super band nata per l’occasione, intona le prime note di “Pensiero” ed è subito coro “da stadio”, appunto. In un attimo arriva il momento Medley acustico, tra cui spiccano “Nuvole di Rock” e “Mia”.

È sempre utile ricordare da dove si è partiti ed è straordinario vedere i figli dei fan della vecchia guardia cantare anche i brani datati 2004. Sì, perché sotto quel palco, tra quelle luci accese degli smartphone, ci sono anche loro, i fan della vecchia guardia, quelli che li han seguiti da sempre, prima di San Siro, prima dei palazzetti, prima del tour europeo, prima. Quelli che con loro sono cresciuti, hanno fatto famiglia e almeno una canzone dei Modà ha fatto da colonna sonora ad un momento saliente della loro vita. E sono loro quelli che osservo, mentre rivivono le emozioni delle prime volte, ancora una volta.

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