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Nick Murphy, le foto e il report del concerto di Torino del 7 ottobre 2019

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What’s in a name?“. Se lo chiedeva già la Giulietta di Shakespeare nel XVIII secolo, quando possedere un nome piuttosto che un altro sì, era un grosso problema. Biglietto da visita per il mondo circostante, il nostro nome è la prima definizione di noi stessi, traccia preliminare della nostra presenza al mondo. Per quanto riguarda la storia della musica, la situazione si capovolge nel momento in cui tra il pubblico e l’artista e si interpone un moniker, creato a immagine e somiglianza del personaggio ma pur sempre barriera invisibile che protegge la totalità dell’essere umano dietro una manciata di lettere.

Particolare è il caso di Nick Murphy che dopo essere nato, o meglio reso celebre, dal nome di Chet Faker, decide di cancellare il suo alter-ego dalle scene e di mettersi in gioco con il suo vero nome. Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome: il creatore rinnega la creatura che l’ha reso grande come un moderno Frankenstein, ma il confine nel tempo si è fatto talmente labile che ormai non si riesce più a riconoscere se sia stato Nick Murphy ad aver creato Chet Faker o viceversa.

Dalle ultime dichiarazioni dell’artista pare che la personalità esuberante di Faker, permeata dai tappeti di synth, fosse in qualche modo un filtro per la libertà di Murphy che, una volta spogliatosi di quei panni che ormai gli stavano stretti, ritorna al mondo con un nuovo album che si porta addosso i segni indelebili di un’introspezione profonda, motore di un cambio di metodo compositivo e di musicalità.

Il 2019 è quindi l’anno di Nick Murphy e di “Run Fast, Sleep Naked“, la nuova fatica discografica del rinato artista australiano, pronto a presentarlo al pubblico italiano sul palco del Teatro della Concordia di Venaria Reale. Smuovere di casa e far ballare centinaia di persone il lunedì sera non è un’impresa facile, ma Nick Murphy ci riesce brillantemente, complice una voce da brivido, un talento puramente eclettico, una band che non resta in secondo piano e, last but not least, una componente fascino altissima. Celate dal suo atteggiamento composto e discreto e dal suo abbigliamento semplice che non lascia spazio a esuberanze, l’energia e la passione di Nick Murphy esplodono durante gli intermezzi strumentali che l’artista conduce da piano, chitarra, tastiera e synth.

Abbandonare Chet Faker non è un’impresa semplice e, durante il live, le due personalità musicali di Murphy sembrano convivere in una scaletta che alterna momenti di pathos crescente a tempo di pianoforte, stemperati da intermezzi fatti apposta per cantare a squarciagola o ballare: i cavalli di battaglia come “Gold”, “1998”, “Talk Is Cheap” si accostano alle nuove tracce portabandiera dell’introspezione tanto cara al “nuovo” Murphy insieme ad alcune chicche acustiche come “I’m Into You”, suonata in solitaria al piano. Anche quelle stesse tracce che su disco suonavano più rilassate e distensive come “Harry Takes Drugs On the Weekend”, “Yeah I Care”, “Believe me” e “Sanity” in chiusura, dal vivo acquistano tutta un’altra energia.

Tredici pezzi, un’ora e mezzo di live circa: quello del musicista australiano è uno show canonico in cui la perfezione prende prepotentemente il sopravvento su forme di sperimentazione più coraggiose. La voce di Murphy sembra uscita dritta dritta da una registrazione e i tre elementi che gli coprono le spalle non restano certo sullo sfondo a guardare. Con questa operazione per riprendere il sopravvento sul suo moniker, Murphy scopre il fianco al pubblico mostrandosi genuino sul palco: posato ma appassionato, pacato ma esplosivo, ancora diviso nel trovare l’equilibrio tra Nick Murphy e Chet Faker ma sempre capace di incantare l’intero parterre, divertito e partecipe per tutta la durata del concerto.

Che cos’è un nome quindi? Nel caso di Chet Faker, un fardello troppo pesante per permettere a Nick Murphy di esprimersi musicalmente senza filtri di stile e aspettative: ci sono volte in cui la semplicità paga e sacrificare il proprio alter ego per Murphy si è rivelato sorprendentemente proficuo.

Fotografie a cura di Daniele Baldi

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