Music Attitude

Rachel Sermanni, il report del concerto a Milano del 24 novembre 2015

rachel-sermanni-report-concerto-milano-24-novembre-2015

rachel-sermanni-report-concerto-milano-24-novembre-2015È stato un lungo viaggio quello che ha portato Rachel Sermanni fino a Milano e al Biko, dove martedì 24 novembre 2015 ha chiuso in bellezza il suo corposo tour italiano. “Abbiamo guidato dalla Scozia fino a Catania passando dall’Austria e poi siamo risaliti lungo tutta la Penisola. Ah, il cibo italiano è delizioso… la guida un po’ meno!”, ha raccontato la cantautrice scozzese in un italiano che, sebbene non perfetto, testimonia le sue origini toscane (il padre è originario di Barga, lo stesso paesino in provincia di Pistoia da cui proviene Paolo Nutini). Sarà stata apprezzatissima, dunque, l’atmosfera accogliente e rilassata del Biko, “un posto strafico” (cit. 2Pigeons), capace di trasformarsi da venue ideale per live infuocati e danzerecci a salottino dove godersi comodamente acquattati sul dancefloor l’aura intimista di un disco come “Tied to the Moon”.

L’onore di aprire la serata è toccato a Little Tin Soldier, side project del frontman dei partenopei Pipers, Stefano De Stefano, che, sul palco con chitarra acustica e armonica a bocca, ha eseguito brani tratti dai due dischi della band “No One But Us” e “Juliet Grove”, nonché il singolo “The Way We Know”, dal suo EP solista, “Tales Of Love & Destruction”, e da oggi disponibile su Soundcloud e YouTube. Un set dai toni estremamente intimi e delicati, ideale preambolo a quello della giovane cantautrice scozzese, che, capelli raccolti in un alto chignon, ascolta assorta tra il pubblico la performance del collega.

La strumentazione è esigua e, stando al fatto che anche Rachel non è accompagnata da una band ma esclusivamente dal cantautore, polistrumentista e produttore canadese Tom Terrell, per l’occasione alla chitarra e backing vocals, il passaggio del testimone avviene in maniera rapida e indolore. Via gli stivali, su la chitarra, una sistematina all’asta del microfono, un sorriso e via, si parte. “Lay-Oh” e “Wine Sweet Wine” Rachel li suona da sola e la sensazione che si materializza poco a poco è quella di essere trasportati verso un luogo ed un tempo paralleli, dove rimaniamo volentieri, morbidamente cullati dal duetto con Terrell, “Banks Are Broken”, “Ferrymam”, “Old Ladies Lament”, “Don’t Fade”; tra i pezzi più suggestivi del set, “Begin” e “I’ve Got A Girl”, brano nato dopo una notte tormentata: “Ho avuto gli inchiubi”, racconta Rachel nel suo buffo italiano, che però, intanto, tra una cassatina e una pastiera, sta imparando a tal punto da riuscire a comunicare per quasi tutto il concerto nella nostra lingua.

È bella l’attitudine di questa giovane cantautrice, sul palco e fuori la semplicità e la schiettezza dei suoi modi producono un interessante contrasto col tono etereo della sua musica. O forse è più un delicato equilibrio, lo stesso su cui si regge Rachel quando tra un accordo e l’altro si alza in punta di piedi per tornare, un attimo dopo, con la pianta ben poggiata a terra. Che strana creatura, sono notevoli la sapienza con cui maneggia la chitarra e la facilità con cui tratta le linee vocali dei pezzi, che ci dischiude uno dopo l’altro con la meraviglia con cui si svelerebbe un tesoro. Se, poi, c’è una difetto che le non appartiene è la mania di protagonismo. Certo, è il suo show e ne tiene le fila, anche quando decide di lasciare il pallino del discorso nelle mani di Terrell, che esegue un suo brano, dopo il quale Rachel sente il bisogno di stemperare l’atmosfera con “una canzone bruttissima dopo tutta questa bellezza”: “Tractor”, ennesimo brano pescato da “Tied to the Moon” e che di brutto ha, in realtà, veramente poco. Dal precedente “Under Mountain”, invece, esegue “Sleep”, “Waltz” e “The Fog”, brani che si integrano meglio col nuovo materiale, caratterizzato da una scrittura meno voluttuosa, ma sicuramente più incisiva.

Siamo in dirittura d’arrivo e Rachel ci tiene a lasciarci col pezzo della buona notte, “una ninna nanna”, sulla quale invita il pubblico a cantare la parte del coro: “Eggshels” così suona come una piccola magia, ciliegina sulla torta di un concerto intimo e dove la canonica divisione palco/platea è crollata sin dall’opening act, culminando in un encore a richiesta. Dal pubblico arriva una voce: “Bones”! “Argh, ok, la suono, anche se è un modo un po’ troppo arrabbiato per salutarvi”, confessa, prima di chiudere con un classico suonato ai piedi del palco mandolino, chitarra e voci, quelle di tutti. Già, perché chi non la conosce “Dream A Little Dream Of Me”?!

Comments

comments

CONDIVIDI
Musicattitude.it
  • utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa
  • usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi
  • accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.