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Perché il concerto dei Tool al Firenze Rocks è l’evento dell’anno

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Neanche dodici mesi fa elencavo i motivi per cui non ci dimenticheremo molto facilmente del Firenze Rocks 2018, che ha visto per molti versi eventi unici e irripetibili (vedi alla voce Foo Fighters e Guns N’ Roses sul palco insieme). Oggi, a poche ore dalla fine della prima giornata della terza edizione della kermesse fiorentina (che ha radunato oltre 40.000 spettatori), mi ritrovo a esporvi perché anche quest’anno il Firenze Rocks rimarrà a lungo impresso nella nostra memoria. Ma andiamo con ordine.

Come sapete, lo scorso 13 giugno si sono esibite una serie di band che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato il segno nella musica rock/heavy, a partire dai Dream Theater, che, nonostante siano stati penalizzati dalle temperature tropicali della Visarno Arena (in particolar modo ne ha risentito la voce di James LaBrie), hanno offerto una performance tecnicamente ineccepibile, incentrata, come da previsioni, sul recente “Distance Over Time”, senza dimenticare di strizzare l’occhio ai fan della prima ora con successi quali “The Dance of Eternity”, “Lie” e “Pull Me Under”.

Co-headliner del day 1 del festival erano gli Smashing Pumpkins, che ancora una volta hanno dimostrato di essere ancora in grado di colpire nel segno con un Billy Corgan in perfetta forma vocale e una setlist forse non completa come quella proposta lo scorso anno a Bologna, ma decisamente azzeccata. L’impatto frontale della formazione, soprattutto quando si tratta di pestare senza fare troppi complimenti (vedi “Zero” o “The Everlasting Gaze”) è efficace come un tempo, venato da quella malinconia alternative che solo gli Smashing Pumpkins sono capaci di esprimere al meglio.

Ma quello che può essere considerato senza giri di parole l’evento live del 2019 è lo spettacolo dei Tool. Uso la parola spettacolo non a caso, perché Maynard Keenan e soci non si limitano a suonare (anche se basterebbe quello), ma offrono ai loro spettatori un’esperienza totale e totalizzante, annichilente e devastante, capace, come pochi altri casi, di farti dimenticare di respirare fino a fine serata e di trasportarti in una dimensione parallela e pericolosamente aliena.

I Tool mancavano dal nostro Paese dal 2007, un’attesa che non è stata alleviata neanche da pubblicazioni inediti (eccezion fatta per “Descending” e “Invincible”, proposti live anche a Firenze), ma che è stata ripagata con uno show superlativo, in cui Keenan addirittura, sfoggiando un look alla Circo de los Horrores, si presta brevemente agli scatti dei fotografi, per poi scomparire nell’ombra e nel mistero dei suoi movimenti innaturali e robotici.

L’atmosfera di misticismo e esoterismo che si respira è degna di un vero e proprio culto lovecraftiano, di cui i Tool sono sacerdoti, portando tra noi creature repellenti e disturbanti, ma affascinanti come non mai. Per non parlare di quell’eptagramma che per tutta la durata del concerto sovrasta il palco con tutto il suo potere magico, e dei giochi di luci e laser capaci di catapultarti nell’antico Egitto e su un’astronave aliena nel giro di pochi minuti. I volumi altissimi rendono lo svolgimento del rito ancora più obnubilante e sconvolgente, soprattutto grazie al basso di Justin Chancellor, che pulsava al ritmo di un cuore malato, e sicuramente non del nostro Pianeta.

La proposta dei Tool, a cavallo tra alternative e progressive metal e contaminazioni etniche, non è stata e non sarà mai facile, ma nonostante questo, gli oltre 40.000 della Visarno Arena non solo ne sono rimasti ammaliati, ma hanno provato una profonda conoscenza e un ancora più sentito rispetto nei suoi confronti (la risposta a “Aenima”, “Parabola” e “Stinkfist” ne sono la dimostrazione). Un rispetto che va al di là del mito e della leggenda, e che in notti come questa, diventa pura e tangibile realtà.

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