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Todays Festival 2019, il report e le foto della seconda giornata

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Secondo round di Todays Festival 2019 a Torino, seconda giornata di grande musica che prende per mano il capoluogo piemontese e lo accompagna verso la fine dell’estate, cullato da una splendida colonna sonora.
Tante esclusive nazionali in questo day 2, che vede alternarsi sul palco nuovi e promettenti progetti, consolidati punti di riferimento della musica mondiale e stelle ad un passo dal loro apogeo artistico.

Per i fortunati che accorrono all’area estiva dello sPAZIO211 il ricco cartellone del Todays regala la vera sorpresa del festival: Adam Naas. Il ventiseienne cantautore francese ci mette una manciata di secondi a incantare la platea, con la sua voce calda e potente in grado di scomodare pesanti paragoni con leggende del soul. Il giovane Adam ha talento da vendere e sicuramente il suo breve slot al Todays è sufficiente a creare un nuova fanbase, speranzosa di rivederlo presto in Italia.

A seguire One True Pairing, il nuovo progetto solista di Tom Fleming, già membro dei Wild Beasts. Conclusa l’avventura con la band britannica, il buon Tom ha deciso di seguire un nuovo percorso dominato dai synth, che racconti il mondo così com’è, lontano dall’idillio delle storie inventate e romanzate (a creare un ossimoro con “One True Pairing”, che è un modo per definire “la coppia perfetta” nei racconti). La sua performance è una delle meno fruibili del festival, forse un po’ incompresa vista la distrazione del pubblico, ma sicuramente una delle più interessanti e originali.

Tutt’altra storia i Low che, nonostante siano lontani anni luce da qualsiasi modello noto nel music business, riescono a stregare indistintamente i partecipanti del festival con i loro suoni ricercati e le loro melodie intrise di malinconia. Gli assoli, i muri di suono dall’impatto dirompente, i pattern onirici: ogni elemento della proposta musicale dei Low esercita un fascino irresistibile. Sospesi in una dimensione ancestrale, i tre musicisti di Duluth riescono a usare il loro slowcore come la matita di un abile disegnatore, intento a sognare e creare paesaggi unici, senza alcun riscontro nella realtà. Non sarà la formula tipica di un concerto estivo, ma la capacità dei Low di trascendere spazio e tempo rende l’esibizione una vera gemma di questa manifestazione.

La star della serata è però Hozier, cristallino talento irlandese che cinque anni fa stregò il mondo con il suo brillante songwriting. Il palco è affollatissimo di polistrumentisti, ciascuno dei quali mette la propria voce al servizio dei brani.
A parte qualche difficoltà iniziale, con chitarre e violino persi nel pastone sonoro, dopo un paio di brani il mixing trova il suo perfetto equilibrio e rende giustizia allo straordinario lavoro che si cela dietro questo tour. La maggior parte dei pezzi ha subito un maestoso riarrangiamento atto a valorizzare i talenti dalla corposa band e a elevare l’esperienza dal vivo, dimostrando ancora una volta l’enorme distanza tra Hozier e l’attuale generazione di musicisti che si ritrova a scalare le classifiche pop.
Al netto dei singoloni, che comunque sono tutto tranne che banali, il genio di Hozier emerge nella complessità delle sue canzoni che non passano in radio. Il paradosso è quello di stare sotto al palco a cantare trasportati da melodie affascinanti, facendo però fatica a seguire la sezione ritmica. Ma è proprio l’irregolarità delle strutture create dal giovane autore di Bray ad attrarre quella fetta di pubblico che normalmente scapperebbe a gambe levate alla prima nota di una hit radiofonica. Il pubblico di Hozier è talmente eterogeneo da permettergli di far passare cinque anni tra il primo e il secondo disco (impensabile per un astro nascente) senza alcuna ansia. Nessun fuoco di paglia per lui, perché sono i contenuti a dargli fama, non la forma.

Che Hozier sia una bella anomalia nella musica contemporanea lo si capisce da tante cose, ma soprattutto dal mood della sua band. Ogni persona sul palco sembra pronta a sacrificare fino all’ultima goccia di sudore in corpo pur di restituire al proprio leader un po’ della meraviglia alla quale hanno l’onore di prendere parte. C’è la chiara sensazione di un gruppo di musicisti felici, intenti a vivere un sogno ad occhi aperti: quello di girare il mondo suonando canzoni bellissime, al fianco di un grande artista.

A soli ventotto anni, con ancora un margine di crescita spaventoso, Hozier aggiunge il proprio nome tra quelli da ricordare nella storia del Todays Festival.

 

Foto di Franco Rodi.

 

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