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Intervista a Bautista, Damn Bro il nuovo singolo dell’artista peruviano è un viaggio tra sonorità dark-tropicali e reggaeton

bautista damn bro

In occasione dell’uscita del video del suo ultimo singolo, Damn Bro, ho deciso di conoscere meglio Bautista aka Aaron Saavedra.

Un viaggio nella cultura urban multiraziale e multiculturale e non soltanto l’ennesimo artista trap. Questo ha rappresentato per me cooscere il mondo interiore e artistico di questo talentuoso artista di orgine peruviana e trapiantato nel nostro paese già da qualche anno.

Damn Bro nasce da un’idea di Bautista Machweo, nome d’arte del famoso produttore salentino Giorgio Spedicaato, è uno strem of consciousness irrefrenabile, parole vomitate con emozione dal cuore che porta chi ascolta nel mondo personale di un animo sensibile e incredibilmente riservato. Nel testo non c’è spazio per fronzoli barocchi ad abbellire il concetto; la schiaffo della realistica scrittura di Bautista viene arricchita dal tocco artistico di Machweo, produttore del brano. 

Il video segue il mood del testo usando come sfondo i freddi tetti della periferia di Milano, Dove Bautista ha deciso di vivere e di creare. La regia è stata affidata a Luca La Barbera che ha scelto per  un inquadratura fissa su Bautista per tutta la durata del brano girandogli continuamente intorno usando solo degli oggetti a colorare il freddo umore della periferia. Lo styling è stato affidato a Azazel e la direzione creativa è a cura di Stefano Libertini Protopapa per FLUIDOSTUDIO.

Io sono sicuro che sentiremo ancora molto parlare di questo ragazzo e della sua crew. Una boccata d’aria di novità in un settore musicale che ha impiegato pochissimo a passare da innovativo ad autocelebrativo e autoreferenziale.

Racconta ai nostri lettori chi è Bautista e che genere di musica fa.
Ciao sono Aaron, il mio progetto si chiama Bautista. Lavoro con Giorgio Spedicato aka Machweo che è il mio produttore nonché mio amico dall’anno scorso. Questo progetto ci piace tantissimo e per definirlo in maniera molto generica posso dirti che facciamo urban. Ho un background musicale che non è proprio sudamericano. Io sono peruviano, ma sono cresciuto ascoltando molta musica dark o punk eccetera sino a tre, quattro anni fa quando mi sono un po’ più flessibilizzato all’hip hop e con Giorgio ho riscoperto le mie radici sudamericane. Ci siamo interessati molto al reggaeton e al baile funk che sarebbe un raggeton del Brasile e abbiamo iniziato ad unire questi due mondi con quello dell’emo e del rap. Da tutto questo abbiamo creato l’emoton, un nuovo genere che sarebbe emo più raggaeton.

C’ho tenuto a fartelo spiegare perché io ho ascoltato un po’ la tua musica, seguo molto tutto questo filone del rap e della trap e delle loro mille derivazioni, e quello che fai mi è arrivato come qualcosa di nuovo. Ho trovato dei testi molto interessanti che all’apparenza posso sembrare la classica cosa non sense di molta trap, ma in realtà sono ricchi di emozione e arrivano come una specie di flusso impetuoso di pensieri.
Sì esatto. Damn Bro l’ultimo pezzo è stato scritto registrato e poi modificato durante il tempo. La base è stata scritta a settembre quindi io non ho un grande storico come autore. Ho iniziato a scrivere quando è nato il progetto quindi Aprile-Maggio dell’anno scorso. C’è stata una grande evoluzione, sono partito scrivendo come un flusso di coscienza, come dici te, e adesso scrivo un po’ più per immagini. Emoton e Damn Bro sono pezzi che mi appartengono, che sento miei e fanno parte di quella prima fase in cui se avevo qualcosa da dire la dicevo. Non parlo esattamente di cosa ho o di cosa mi manca ma di sensazioni. Il progetto è molto emotivo e triste perché è proprio dell’immaginario emo la delusione, lo stare male. E’ una cosa che accomuna più gente di quanto si pensi.

Quello che mi sono sempre chiesto ascoltando questo genere di testi. Pensi che scrivere queste cose con questa melanconia generale ti aiuti a esorcizzare le cose che non vanno e quindi magari aiutare anche gli altri? Ha una funziona catartica o è fine a se stessa?
Non se chi ascolterà la mia musica migliorerà la propria vita ma per me sicuramente sì. Sono un ragazzo molto riservato e le cose che mi disturbano le tengo molto per me non perché io dica che nessuno mi capisce ma semplicemente perché le tengo per me. Non ne parlo con nessuno o ne parlo molto difficilmente. Metterle dentro una canzone è un modo di tirarle fuori senza dirle a nessuno in particolare.

E’ come se tu ti stessi confessando con i tuoi ascoltatori.
Non è per essere egoista, e non voglio dire che la musica la faccio per me e non la faccio per altri. Lo faccio in primis per esternare roba mia e poi c’è gente che si identifica nei testi o mi ascolta perché gli piace la musica e magari poi ascolta i testi e va a scavare in fondo. E’ per esorcizzare i miei demoni interni, io sono comunque un ragazzo molto tranquillo.

Chi fa il tuo genere di musica spesso appare, per esigenze di video, duro e bullo ma alla fine è un genere in cui c’è molta tristezza e difficoltà ad esternare le proprie debolezze. Forse si usa la musica in maniera così forte e dirompente con video spesso forti perché un po’ si ha paura di quello che si prova.
Sì sì è come se ci fosse un muro molto spesso di apparenza e si voglia far vedere di essere molto più forti di quanto si sia, ma credo  che la gente lo faccia per sentirsi grande o sborona, ma in verità anche negli artisti più duri si sente la loro tristezza e la loro difficoltà. Ovviamente c’è chi la prende in modo più diretto e chi la fa raccontando se stesso più e più volte. Ad esempio la musica in generale ha dei suoni abbastanza happy felici ed è un contrasto molto molto bello quello che si crea con il significato triste dei testi.

Questo aspetto emotivo e personale del rap è arrivato solo ultimamente da noi in Italia. Per molto tempo il rap è stato abbastanza direzionato in due sole direzioni, quello molto politicizzato di alcuni fa oppure le canzonette di droga, figa, soldi.
Adesso si può dire che nel rap c’è un po’ di tutto. Adesso tutto prende forma, l’urban ha un ecosistema molto molto bello e variegato.

In questo genere di musica noto che è fondamentale lo svilupparsi di un rapporto molto stretto e fraterno tra il rapper e il suo producer. Gli esempi tra i big sono molti, e il tuo rapporto con Machweo è un caso emblematico.
Un rapporto con una band, secondo me, è molto più difficile da gestire, anche perché si parla di molte più persone e giustamente, è più difficile trovare un punto di incontro e sviluppare un rapporto forte tra tutti i membri della band. Invece un rapporto uno a uno, rapper – produttore, è molto più intimo. Io e Giorgio a volte siamo talmente tanto in simbiosi che sembriamo essere la stessa persona, pensiamo le stesse cose. All’inizio la direzione artistica era totalmente in mano sua e mi ha insegnato un sacco di cosa; ora lavoriamo alla pari ed è ancora più bello trovarsi su un progetto lavorando all’unisono.

Come nasce questo rapporto tra un rapper peruviano e un producer salentino?
E’ molto strano il nostro rapporto. Praticamente io e Giorgio ci siamo conosciuti perché uscivo con sua sorella. Dopo un po’ quando sono tornato in Italia un giorno alla laurea di sua sorella mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere qualcosa per lui e da lì siamo diventati molto amici. Questo praticamente succedeva l’anno scorso. Sapevo chi fosse ma non lo conoscevo direttamente. E’ nato così il rapporto musicale. Io lo ascoltavo già da prima, sapevo facesse musica strumentale però non c’era mai stato un rapporto umano fino a quel momento.

Tra l’altro vedevo una bella foto sul suo profilo Instagram di lui che ti abbraccia e ti dice “le vinceremo tutte”
Sì c’è una fratellanza molto intensa!

https://www.instagram.com/p/CB0v5zQqKco/?utm_source=ig_web_copy_link

Il periodo ora è quello che è, purtroppo, ma hai intenzione di uscire con un album?
Abbiamo già un progetto in cantiere e stiamo lavorando su molti pezzi forse da poterne fare un disco. Ma non c’è certezza su come verranno utilizzati. Fare un disco in questo momento non è proprio indicatissimo perché poi non ci sono molti modi per promuoverlo. Però abbiamo molti pezzi, stiamo anche lavorando a dei video da far uscire prossimamente. Navighiamo un po’ a vista ma il progetto si sta estendendo e abbiamo bei piani .

Pensando al momento che stai vivendo, cosa rappresenta per te la Musica, in tre parole?
La musica per me è rivincita, fame e ispirazione.

Quali sono i tre album che non potrebbero mai mancare nella tua collezione?
Ormai dei Fine Before You Came
Stupide cose di enorme importanza di Marco Giudici
Potere di Luchè

https://www.instagram.com/666bautista/

https://www.facebook.com/666bautista/

 

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