Fabrizio Moro presenta Pace: Un disco da ascoltare e fare ascoltare

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Il 10 marzo 2017 uscirà “Pace”, il nuovo disco di inediti di Fabrizio Moro. Un album in cui il cantautore romano si mette a nudo facendo i conti con una nuova fase della sua vita: l’accettazione della normalità. Sicuramente troviamo un Fabrizio meno arrabbiato eppure non rassegnato, un Fabrizio che ha capito il valore dell’aprirsi al mondo. “Pace” è un disco da ascoltare e fare ascoltare, in cui ci sono i mondi ma anche le anime e i tormenti. Un disco di speranza e ottimismo insito. Un punto di partenza per Moro che a quarantadue anni, si mette nuovamente in gioco, o forse per la prima volta davvero. Un Fabrizio che ha paura ma che ha imparato ad accettarsi per la persona che è.

“Pace” è l’arrivo di un percorso, o il punto di partenza?
Non lo so. Non ho mai pensato a questo. È un punto di arrivo dal punto di vista lavorativo e un punto di partenza dal punto di vista umano.

Tu scrivi per immagini tangibili. Parli, di ferite e tormenti in “Pace” ancora di più.
Lo sai alla fine del disco però, la parola che ho utilizzato più spesso è paura. Non ci avevo fatto caso mentre cantavo i brani, solo alla fine, a disco chiuso. Per questo credo sia stato terapeutico questo disco. Oltre che per aver scavato nel mio profondo, anche per aver preso coscienza e esser riuscito ad accettare alcuni limiti che avevo. Anche il fatto di partecipare ad un talent, esser riuscito a mettermi sotto un riflettore così grande, per me sarebbe stato inimmaginabile in passato. È una cosa che criticai anche. È stato terapeutico anche quello. Oggi rispetto a due anni fa penso di esser una persona più aperta. Amici è come la tintoria di cui parlavamo prima, fare le cose nella normalità delle cose, è una cosa che mi ha sempre fatto paura. Grazie al modo in cui sono riuscito ad accettarle, mi sento più equilibrato. Sarà anche l’età, per esempio sono stato da Pippo Baudo a Domenica In. Me lo ricordavo una persona sensibile, ma cinica sul lavoro. Gli ho trovato una luce negli occhi, che è quella di chi ha raggiunto qualcosa nella vita, che se ne è resa conto realmente e adesso distribuiscono solo bene e positività. Mi ha fatto bene vederlo, l’ho trovato rassegnato positivamente. È ciò che è successo a me. Dopo dieci anni dalla pubblicazione di “Pensa”, dove ho sempre avuto paura di perdere quello che avevo costruito con l’album precedente, mi sono reso conto già prima della chiusura di “Pace”, che l’eredità di questi anni mi ha permesso oggi di potermi godere quello che ho costruito.

Dieci anni fa veniva pubblicato “Pensa”. Un brano che partiva da una critica sociale, senti ancora il bisogno di combattere e per che cosa?
Per le cose che non mi piacciono della società in cui viviamo sicuramente. Com’è stato in passato con “Pensa”, “Fermi con le mani”, “La partita”. Ho capito, però, una cosa fondamentale, che le cose bisogna raccontarle con meno rabbia, perché quando sei arrabbiato, ti capiscono sono quelli incazzati come te. Sento l’esigenza ma sto imparando a veicolare la rabbia. È un altro punto di partenza.

Non ti da fastidio che le stesse cose per cui ti battevi anni fa con la tua musica, siano ancora presenti nella società attuale?
Sì, ti sto dando una risposta che potrebbe farmi apparire rassegnato, quando invece non lo sono. In realtà, penso che finchè non diventiamo noi attivi su determinate cose, non cambierà mai nulla. Quelle canzoni suonano ancora attuali proprio per questo motivo. Ci sarà sempre Cucchi, Ciro Esposito. Aspetto un cambio generazionale. A quarantadue anni posso partire dai miei figli, ho un bimbo di otto anni e una bimba di quattro. Il disagio che prima esprimevo nelle canzoni, ora si è tramutato in un insegnamento che do a loro. Quelli del ‘75 sono fregati, ci siamo beccati questo momento storico, però possiamo lavorare con i bambini, provando a spiegare quello che dovrebbe essere accettabile per la società in cui li stiamo facendo crescere. Non sono rassegnato perchè è cambiato il mio ruolo, nelle cose che espongo. Preferisco, invece che fare una battaglia contro i mulini a vento, preferisco farlo con le persone che amo e dove posso davvero fare la differenza.

Pensi che questo disco ti porterà ad un’apertura del pubblico sotto palco? Il sold out a Roma è abbastanza indicativo.
Penso che sia tutto il percorso che ho fatto da due anni a questa parte, anche la partecipazione ad Amici, Sanremo. Credo anche la scelta di vivere le cose con più tranquillità. È più profondo ed esistenziale il discorso. Il fatto di allargare il pubblico, dipende molto anche da te, da come sei pronto tu a recepirle alcune cose.

Dalle tue paure sembra che tu sia arrivato ad un punto di rottura con quello che era Fabrizio prima. Hai cambiato il tuo ruolo di cantautore.
Ho capito, dopo tanti anni, che non ero pronto a recepire un certo tipo di successo. Lo volevo, ma era colpa mia se non arrivava. Perché qui c’entra la tintoria. Andare in tintoria è non vergognarsi di entrare in tintoria e fare la foto con la figlia della proprietaria. Equivale ad aprirsi. Quando tu ti apri, ricevi di più. Ero un artista molto chiuso. Anche il fatto di svegliarsi la mattina scendere in strada e sorridere, invita le persone a sentire la tua musica. Me ne sono reso conto a 42 anni. Il pubblico sta aumentando di conseguenza, perché sono pronto io a recepirlo. È come tu ti poni.

Questo processo di accettazione della normalità, cosa ha maggiormente influito?
Il tempo che passa, la rottura di doversi confrontare sempre con le stesse paure. Arriva il punto che ti accetti per ciò che sei. La paternità sicuramente mi ha aiutato tanto, mi sono sentito in pace con il mondo. L’eredità musicale di cui parlavo prima, fa parte del tempo trascorso e del percorso costruito. Quando avevo vent’anni avevo paura di invecchiare però, oggi, mi sento meglio ora di quando avevo vent’anni.

Il Fabrizio che arriva più facilmente è quello delle ballate di “Portami via”, “Eppure mi hai cambiato la vita”, piuttosto che il Fabrizio di “Pensa” o “La Partita”.
Mentre per “Pensa” ,“Fermi con le Mani” o “Gastrite” scrivo documentandomi, elencando pagine e pagine di fatti, dichiarazioni, cronologie; nelle ballate ci sono i miei sentimenti e penso sia per questo che arrivano più facilmente. La mia anima a nudo viene compresa.

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