Intervista a Chris Kael dei Five Finger Death Punch: “I fan sono la nostra linfa vitale”

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I Five Finger Death Punch si sono esibiti lo scorso 30 novembre a Padova, per un’unica tappa italiana all’interno del loro tour europeo invernale che li vede co-headliner al fianco degli In Flames e in compagnia degli Of Mice & Men. Poco prima del live, abbiamo scambiato due parole con Chris Kael, bassista della band di Las Vegas dal 2010, che ci ha raccontato del rapporto con i fan, del ritorno in formazione di Ivan Moody dopo la rottura della scorsa estate e del nuovo disco, in uscita a maggio 2018.

Una vita in tour, facendo (questa volta sul serio) le cose in grande
I Five Finger Death Punch sono in tour quasi ininterrottamente da mesi. Solo in Italia, durante il 2017, sono passati per ben due volte, a Milano lo scorso giugno, e appunto a Padova. La differenza che salta all’occhio a livello di scenografia tra una tranche e l’altra della tournée è davvero eclatante. “La scorsa estate avevamo un palco molto spoglio. C’eravamo solo noi, il nostro logo e il pubblico. Abbiamo fatto una cosa molto old school per far sì che fosse la musica a parlare. Ma poi con il tour indoor invernale abbiamo deciso di fare le cose in grande”. Nonostante, purtroppo, gli elementi troppo ingombranti degli effetti di scena, come un enorme teschio sospeso sopra la batteria, non sono potuti apparire date le dimensioni ridotte del Gran Teatro Geox rispetto alle altre venue in cui i Nostri si sono esibiti in Europa, il colpo d’occhio, tra laser, led e giochi di luce, è davvero d’impatto. “Quando sei cresciuto ascoltando band come Kiss, Iron Maiden, o Judas Priest, che hanno tutte queste produzioni colossali, il tuo sogno nel cassetto è tentare di imitarli. Diciamo che è stato quasi come realizzare questo sogno, da fan e per i fan”.

I fan, la linfa vitale dei Five Finger Death Punch
La formazione statunitense vanta una fanbase agguerrita, che trascende generi e soprattutto, età. Ne è una dimostrazione l’apparizione della “heavy metal grandma”, una fan settantenne della band, salita sul palco durante il loro ultimo live a Oslo: “Ero dalla parte destra del palco quando un membro della nostra security ha visto questa signora attaccata alla transenna e l’ha trascinata di peso sul palco. All’inizio non l’avevo neanche notata, ero intento a suonare e a scuotere la barba a destra e sinistra (per inciso, Kael è molto geloso della sua barba: “Il giorno in cui mi taglierò la barba, è quando la band sarà finita. Fino a quel momento, non ci penso neanche. E poi è una cosa molto caratterizzante, nessuno ce l’ha così, ed è divertente per me averla e per i fan vederla, come se fossi un personaggio dei film!”). Quando l’ho vista sono rimasto un attimo perplesso, ma non appena ha iniziato a cantare parola per parola “Jekyll and Hyde” mi sono preso bene anch’io, vedendo che pure lei imitava le mie mosse sul palco, e si sentiva a suo agio”. Un episodio che ha avuto anche importanti risvolti sui social della band. “Stiamo sempre molto attenti a Twitter, Facebook e tutti i nostri canali social, ci passiamo davvero un mucchio di tempo. Diciamo che la performance insieme alla “heavy metal grandma” è stato un ulteriore punto di contatto tra noi e i fan, anche perché poi il video è diventato virale in modo del tutto casuale, che è il più efficace e genuino alla fine”.

Primo greatest hits, e settimo full-length in arrivo (finalmente)
Il primo dicembre, è stato pubblicato “A Decade Of Destruction”, raccolta che celebra la carriera decennale dei FFDP. Ma la scelta dei brani da inserire nel greatest hits è stata tutt’altro che semplice: “Con cinque dischi che hanno raggiunto l’oro, e uno il platino, con alcuni fan che apprezzano pezzi più pesanti e altri che invece adorano quelli più melodici, è impossibile accontentare tutti. Ma abbiamo selezionato le canzoni che hanno venduto di più come singoli, e quelle che entusiasmano di più i fan durante i live, o che li toccano personalmente, come “Coming Down” (brano che affronta le tematiche del bullismo e del suicidio, ndr) e li abbiamo radunati comodamente in questa raccolta”. E soprattutto, nell’era di iTunes e Spotify si può ascoltare di tutto in qualsiasi momento, quindi perché pubblicare un greatest hits? “È una cosa che abbiamo fatto un po’ per noi, ma anche per i fan, perché ci ha dato la possibilità di regalare loro due nuovi pezzi prima che il nostro prossimo album venga pubblicato nel 2018. E in effetti le due canzoni (“Trouble” e la cover di “Gone Away” degli Offspring, ndr) sono state proprio pescate dal nuovo lavoro. È un modo per ringraziare i fan per essere stati così pazienti”. Infatti, il disco numero sette dei Five Finger Death Punch è pronto da almeno un anno, ma per problemi legali con la precedente etichetta, i Nostri potranno pubblicarlo solo nel 2018. “Siccome abbiamo preso in prestito due canzoni dal nuovo album, ci siamo sentiti di compensare scrivendone altre due, che le rimpiazzeranno. Sono state composte dopo le altre, in un momento particolare della nostra storia. Le apprezzo davvero. Sono canzoni molto FFDP, aggressive, arrabbiate, così come il resto dell’album (ancora senza titolo, ndr). Ivan è davvero incazzato in queste canzoni”.

Il ritorno di Ivan Moody e il nuovo equilibrio della band
Nel bel mezzo del tour estivo, Ivan Moody ha lasciato i Five Finger Death Punch, che hanno trovato un provvidenziale sostituto in Tommy Vext, cantante dei Bad Wolves. “Tommy è stata la proverbiale persona giusta al posto giusto, e ci ha aiutato a uscire indenni da un momento di estrema difficoltà. Non solo se n’era andato il nostro frontman, ma anche un amico. Tommy ci ha dato una bella iniezione di positività”. Ma il ritorno di Moody lo scorso autunno, sarà qualcosa che Chris e il resto della band non potranno mai dimenticare: “Quando ho visto Ivan nel backstage poco prima del suo primo show dopo il breakdown nervoso, c’era qualcosa di diverso in lui, e quando siamo saliti sul palco, e ho sentito la sua voce dopo tutto quello che era successo, ho detto, “cazzo, questo è il vero Ivan Moody”. Non riesco a esprimere a parole quanto sia felice di averlo di nuovo con noi. Non mi riferisco al “personaggio” Ivan Moody, ma al “vero” Ivan Moody. Sta affrontando anche la vita da tour in modo diverso, prendendosi il tempo per fare il turista, e godendosela, come faccio io che non sto mai in hotel. Non l’ho mai visto così rilassato, prima era troppo impegnato a combattere i suoi stessi demoni. Penso che faccia parte del suo processo di recupero rendersi conto a poco a poco di tutto ciò che si stava perdendo”.

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