Il Cile presenta La fate facile: “Se c’è una cosa che ho capito, è che la verità paga”

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Si intitola “La Fate facile” e per Il Cile è il disco della maturità. Una carta di identità intima e senza filtri del cantautore di “Siamo morti a vent’anni”, arrivata venerdì 8 settembre 2017, a tre anni dall’ultimo “In Cile Veritas” e dopo il successo, per molti versi inatteso, del ft. con J-Ax, “Maria Salvador”.

Per quanto possa sembrare una frase fatta, ritengo questo il disco della mia maturità, anche perché nel farlo ho preso coscienza di non poter rimandare il fatto che sono diventato adulto. Questo lavoro per vari motivi prolunga l’adolescenza e si incappa a volte anche in situazioni tragicomiche. In questo disco invece ho preso la consapevolezza totale di essere diventato un uomo, coi miei pregi e i miei difetti, con le mie debolezze e i miei punti di forza”, ha raccontato Il Cile ieri in conferenza stampa a Milano.

Nonostante la tempistica di tre anni, che al giorno d’oggi ha una sua rilevanza, la cosa alla quale tenevo di più era quella di fare un disco dove io ci fossi al 100%, senza niente di costruito. Sono una persona che ha sempre scritto di quello che vive, quindi per me una regola basilare nei confronti del mio pubblico è quella di essere vero al mille per mille e nella mia totalità. Ovviamente questo significa anche mettersi a nudo, cosa che oggi sotto certi punti di vista è un rischio, ma era l’unica modalità comunicativa, che mi faceva sentire a posto con la mia coscienza. Quindi ho deciso, anche un po’ ironicamente, di intitolare il disco “La fate facile”, perché a volte dall’esterno il mio mestiere sembra un eterno luna park e, invece, come tutti i lavori, ha i suoi momenti belli, i suoi momenti brutti, quelli facili e quelli più complessi”.

Come tutti i lavori e come la vita, che entra prepotente in questo terzo disco di Lorenzo Cilembrini, classe ’81, da Arezzo. Dall’infanzia particolare – “dovuta a una madre particolare, dalla quale ho comunque ereditato quella follia, che, se incanalata bene, diventa creatività” – vissuta come un lupo in gabbia, per poi esplodere in una vitalità famelica nell’adolescenza, al presente fatto di successi e cadute, soprattutto personali, interiori, troppe birre e un disagio che cresce al punto da non dare più tregua, fino a toccare il fondo. Ci ha messo tutto Il Cile dentro queste dieci canzoni, anticipate dal singolo “Era Bellissimo” e dal video della title track, autobiografiche e terapeutiche come non mai.

Quello che è successo nella mia vita in questi tre anni l’ho espresso senza filtri. Sentivo proprio una necessità, più umana che artistica, di fare una cosa del genere per liberarmi da tanti pesi. Spesso le persone che mi seguono e vengono ai miei concerti mi hanno chiesto il perché di tanti slanci emotivamente complessi nella mia vita e io non potevo pensare di non mettere tutto nero su bianco, come ho sempre fatto. Gli artisti che ho più adorato nella mia vita, d’altro canto, hanno sempre messo a nudo la loro esistenza in maniera molto ingombrante e sapendo il rischio che si corre, perché si gioca con la propria vita e non è una passeggiata fare certe scelte. Nel mio caso, credo che fosse l’unica strada percorribile. Non nego che è quasi una terapia per me scrivere brani in cui affronto anche i miei demoni, ma le persone lo capiscono. Se c’è una cosa di cui sono sempre più convinto, da quando ho iniziato a fare questo lavoro, è che la verità spesso paga, magari ci vuole più tempo, ma le persone lo percepiscono se quello che stai cantando è vero”.

Prodotto ancora una volta col fidatissimo Fabrizio Barbacci in cabina di controllo, “La fate facile” si spinge alla ricerca dell’autenticità anche sotto il profilo musicale, come ha spiegato Il Cile: “Il lavoro che è stato fatto questa volta è stato lungo, ma è stato anche molto più indirizzato e concentrato rispetto ai dischi passati, perché si voleva dare un vestito a ogni brano che avesse un attinenza  all’estetica dei testi, ma allo stesso tempo non snaturasse me. Insomma, ho sempre concepito la musica come arte e posso dire che le persone con cui lavoro, da Fabrizio all’etichetta stessa, che mi ha supportato, hanno cercato di farmi fare un lavoro che avesse a che fare con l’arte, qualcosa che possa durare nel tempo e non un compitino preconfezionato”.

Se queste dieci canzoni sopravvivranno alla sabbia del tempo lo dirà solo il tempo stesso. Intanto, però, Il Cile, che martedì partirà con l’instore tour da Milano, per poi toccare Torino, Bologna e Roma, sta già pensando ad una formula live rinnovata per la tournée vera e propria, le cui date verranno annunciate a breve sui canali ufficiali.

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