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Intervista a Andrea Amati: “Viaggio solo con bagaglio a mano”

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È in rotazione radiofonica “Bagaglio a mano”, il nuovo singolo del cantautore romagnolo Andrea Amati, estratto dall’omonimo album, uscito il 2 marzo 2018 per Borsi Records e prodotto da Massimo Marches.

Nove inediti, tutti scritti e arrangiati dallo stesso Andrea Amati, più una cover de “La ballata della moda” di Luigi Tenco, con cui, dopo l’esordio del 2017, “Via di scampo”, Amati si mette alla prova, sperimentando nuove sonorità e un nuovo approccio alla scrittura.

Un lavoro che Andrea Amati sta portando in tour in Italia, accompagnato da Federico Mecozzi (violino) e Massimo Marches (chitarre) e, in alcune date, anche dagli altri membri della band Marco Montebelli (batteria), Francesco Preziosi (basso), Stefano Zambardino (tastiere).

Il cantautore sarà anche l’opening act delle date del nuovo tour dei Nomadi dell’8 agosto a Castel D’Aiano (BO), del 9 a Tribano (PD), del 16 a Sirolo (AN), del 25 a Castagnole Lanze (AT), del’8 settembre a Mira (VE) e del 28 a Bressanvido (VI).

“Nella vita prima o poi arriva il momento di alleggerirsi per andare avanti”, tu quando hai capito che “ti eri perso” e che quel momento era arrivato?
È stato durante una tratta di treno Milano-Rimini, stavo tornando a casa e era un periodo della mia vita in cui c’erano in atto diversi cambiamenti e come spesso succede quando è così non riusciamo a coglierli subito e ci sembra che tutto vada a rotoli. Prima di prendere quel treno, però, ho trovato in libreria questo romanzo “Solo bagaglio a mano” di Gabriele Romagnoli, che non annovero fra i capolavori che ho letto nella mia vita, ma sai quando senti la canzone giusta o leggi il libro giusto nel momento giusto? Ecco quel libro ha avuto quel tipo di ruolo per me, l’ho letto in un’ora e mezza circa e mi si sono aperte diverse riflessioni, su tutte quella su cui ho scritto la canzone, ovvero la necessità di alleggerirsi da tutto quello che invece si tende ad accumulare nella nostra vita, pensando che accumulare non faccia male e tutto, prima o poi, possa tornare utile. Invece ogni tanto fare un po’ di reset e dare una vera priorità alle cose importanti cedo sia necessario o per lo meno lo è stato per me.

Per restare in metafora, cosa deve assolutamente esserci e cosa non entra più nel tuo bagaglio a mano?
Deve esserci sicuramente dello spazio vuoto, in modo da poter modellare il bagaglio in base a quello che la vita offre e a quello che io decido di metterci, così come ci devono essere quelle poche cose che ben si adattano a tutto. Cosa non deve assolutamente esserci, mi piacerebbe che non ci fosse più, anche se mi rendo che è molto difficile, la paura del giudizio altrui che a volte ci condiziona. È una cosa che mi è pesata tanto, il peso delle aspettative, che spesso ci creiamo da soli, anche nel mio modo di fare musica e vorrei che non ci fosse più.

Musicalmente qui hai già osato verso nuove soluzioni sonore, ma anche nella scrittura.
Credo che tu abbia colto un punto centrale, nel senso che una delle priorità che i sono dato per questo bagaglio a mano è stata quella di non darmi limiti come scelte artistiche, soprattutto di arrangiamento. Questo ha comportato, innanzitutto, un lavoro molto lungo, durato anni, proprio perché per tutte le canzoni del disco sono state trovate tante strade, per il gusto di farlo e c’era veramente la voglia forte di dare un’impronta un po’ più personale al mio stile, cioè avevo un primo disco, che magari era fatto anche di buone canzoni, ma molto legato a livello sonoro a una canzone d’autore piuttosto classica. Con “Bagaglio a mano” ho voluto divertirmi, innanzitutto, sperimentare le soluzioni che il fare musica oggi ci può offrire e slegare un po’ la canzone d’autore da quel tipo di suono che appartiene a qualche decennio fa.

Lo si sente anche nella cover di Tenco “La ballata della moda”. Tu vieni dal teatro e Tenco è un artista che hai già omaggiato nello spettacolo “Io sono uno – Ricordando Luigi Tenco”, perché era importante per te averlo anche in questo progetto?
Io Tenco mi sono trovato omaggiarlo per un lavoro commissionato dal Teatro di Riccione e quindi sono stato tra virgolette costretto a studiarlo seriamente, costruendo poi questo spettacolo. Chiaramente mi sono innamorato e ritrovato molto nella sua opera sia nella parte più conosciuta, che in quella più sconosciuta, ovvero quella de “La ballata della moda” o “La ballata dell’arte”, canzoni che all’epoca furono tutte censurate, ma che ci mostrano un Tenco estremamente ironico e graffiante, un’immagine, quindi molto lontana da quella che oggi la maggior parte delle persone hanno di lui. “La ballata della moda”, in qualche modo la sentivo molto nelle mie corde, così una volta fatto lo spettacolo poi l’ho portata anche nel repertorio delle mie serate normali, con la mia band. Abbiamo creato questo arrangiamento coraggioso, se vogliamo, comunque diverso dall’originale ed è diventata una sorta di classico nei miei concerti. Alla fine, è una canzone che sento al pari di quelle che ho scritto io e anche per questo l’ho voluta mettere nel disco, dove musicalmente rappresenta uno degli episodi più estremi.

A proposito di live sei in giro con svariate date, vista la tua vicinanza al teatro cosa possiamo aspettarci?
Suonando in posti diversi bisogna sempre essere un po’ pronti a tutti, quindi io ho la formula che va dal duo, fino al sestetto. Come dici, vengo dal teatro, per questo sto sempre molto attento nel costruire la scaletta, cercando di avere una sorta di fil rouge che segua tutto il concerto per quanto si possa fare. Spesso, poi, tra una canzone e l’altra mi piace, se non fare dei monologhi, almeno portare un po’ di dimensione teatrale.

Tour estivo 2018:

Giovedì 26 luglio – Riccione – Palazzo del Turismo;

Sabato 28 luglio – Savignano sul Rubicone (FC) – Piazza del Torricino;

Domenica 5 agosto – Rimini – Cet Amour – concerto all’alba – Terrazza del Nettuno;

Sabato 11 agosto – Santarcangelo di Romagna (RN) – Calici di Stelle;

Mercoledì 29 agosto – Ragone di Ravenna (RA) – Piazza.

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