Andrea Biagioni torna a Sanremo Giovani e ci racconta la sua “Alba Piena”

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Ripartirà da Sanremo Giovani l’avventura di Andrea Biagioni. Dopo l’esperienza a “X Factor 2016” nella categoria degli “Over” guidata da Manuel Agnelli e la partecipazione a diversi musical, il cantautore lucchese, classe ’88, torna a esibirsi in tv, davanti al grande pubblico con “Alba Piena”. Scritta con David Ragghianti e Giuliano Dottori, la canzone parla della fine di una relazione d’amore e lo fa con un linguaggio raffinato, vicino ai toni folk amati da Andrea, che con lei sarà protagonista, giovedì 20 dicembre, insieme ad altri 23 artisti delle selezioni da cui la giuria estrarrà i due che, per la prima volta, entreranno direttamente tra i Big di Sanremo 2019. Chissà se toccherà a Biagioni! Lui però si dice tranquillo e con un disco pronto per la pubblicazione, affronterà senza troppe paranoie questa nuova avventura.

“Alba Piena” è il tuo primo inedito in italiano dopo “Il mare dentro”. Cosa è successo nella tua vita nel tempo che le separa?
Mi sono un po’ messo in disparte dai riflettori, rallentando tanto anche con i concerti, per scrivere e concludere il mio primo disco.

Cosa hai pensato quando hai sentito il tuo nome pronunciato da Baglioni tra quello dei finalisti?
Beh, insomma, fa un certo effetto. È stata una bella cosa, soprattutto perché è molto importante in questo periodo della mia carriera ritornare fuori per mezzo di una realtà importante come quella di Sanremo. A maggior ragione in un momento come questo, in cui ho un progetto nuovo e caldo, pronto per essere pubblicato.

Tornerai in tv con un brano, che ancora un volta per sonorità sfida un po’ il contesto.
Esatto. Infatti è una scelta bella rischiosa questa di portare un pezzo che è un po’ una pecora nera tra i brani di quest’anno, che sono tutti molto omogenei su un sound radiofonico. Io ho cercato di rimanere sulla mia linea, andando ancora più nel semplice forse, perché con un brano così, dove ci sono pochissime cose, una voce due archi e una chitarra, i dettagli diventano protagonisti. È un po’ la mia filosofia, poche cose, ma buone e nella registrazione puntare più che alla perfezione, all’anima del brano. È una scelta sì difficile, ma almeno sono in pace con me stesso.

Com’è nata la canzone?
Da una collaborazione con un cantautore che oltre che un collega è un caro amico e così parlando, raccontandogli delle cose sentimentali che mi riguardavano in quel periodo, un anno e mezzo, due anni fa, lui ha fatto il miracolo di semplificarle e di riassumerle in poche strofe, utilizzando parole reali. Quindi è stato proprio un mettere in concreto la necessità di esprimere un’emozione reale, perché è una storia vera, quindi tutto si compone sulla semplicità, sulla chiarezza e sulla realtà.

Anticipa un disco che uscirà a seconda di come andrà Sanremo Giovani. Da quanto tempo ci stai lavorando e cosa ci dobbiamo aspettare?
Il primo pezzo che ho scritto per quest’album risale addirittura a prima di “X Factor” ed è stato il mio primo brano scritto in italiano. Le sonorità non si distaccano tanto dalla radice di “Alba piena”, naturalmente ci saranno brani un po’ più prodotti, quindi con più strumenti, perché “Alba pina” è il più scarno del disco, gli altri hanno più colori, ma sono tutti suonati con strumenti veri, zero elettronica ed è un disco che oggi sicuramente sarà un po’ come “Alba piena” all’interno di Sanremo Giovani, diversa. Ho cercato di trovare un equilibrio tra i folk singer americani che io amo e l’italiano.

Citavi “X Factor”, quanto è stata importante quell’esperienza per la realizzazione dell’album?
Abbastanza fondamentale, soprattutto per inserirmi i un ambiente e in un mercato di un certo livello, proprio per imparare a muovermi in quell’ambiente a conoscere persone e farmi comunque notare al grande pubblico, alla fine i talent funzionano per quello. Dal punto di vista musicale è stata una conferma del “si può fare”, nel senso che anche il mio propormi chitarra e voce, molto spesso veramente nudo, senza una band o tracce sotto e rendermi conto che andare avanti nel programma contro concorrenti più attuali come sound è stata comunque una bella conferma. Se tutto torna funziona anche una roba degli anni Venti.

In più dopo il talent hai avuto l’occasione di aprire le date del “Folfiri o Folfox Tour 2017”. Oltre alla possibilità di suonare davanti al grande pubblico, cosa ti ha dato in termini artistici?
Innanzitutto è stata una grande conferma psicologica, perché montare su palchi come l’Alcatraz di Milano, l’Estragon di Bologna, che sono stati calcati da band che hanno fatto la storia, gli stessi After con trent’anni di carriera nell’Indie italiano sono una colonna portante, è una cosa importante. E poi aprire un concerto davanti a tremila persone solo chitarra e voce è una scuola incredibile, dalla prima data alla dodicesima il cambiamento è stato grande per me, che sono passato dal sentirmi completamente appiccicato al fondo del palco dalla pressione all’acquistare fiducia poco a poco. È una cos che ti rimane addosso, se ti va bene.

Se ti va male, devi scappare in qualche isola del Pacifico per riprenderti.
Esatto! Per fortuna non è successo.

Con Manuel Agnelli vi sentite ancora, ti ha in qualche modo supportato anche nella fase creativa legata al disco?
Si, assolutamente, anche perché uno dei grandi regali del programma è stato il legame che si è creato sia con Mara che con Manuel, che tutt’ora sento e comunque sono due colonne portanti, la loro voce in capitolo per me ha un certo peso.

Hai mai rimpianto di non essere sceso a compromessi?
Ho rimpianto di esserci sceso quando ero a “X Factor”, soprattutto sull’uscita del primo EP, proprio per una questione di tempi che non esistevano, nel senso che non c’era tempo per fare niente, anzi è andata anche troppo bene sia per la registrazione delle varie cover, che per l’arrangiamento del singolo che è stato fatto in tempistiche impossibili proprio. Quindi ecco, tornassi indietro, cercherei di ottimizzare la cosa e poi per quanto riguarda Sanremo Giovani, che passi o no, se c’è una cosa che ho capito di questo lavoro è che ho bisogno di fare le cose come veramente mi sento di farle, perché è troppo radicato dentro di me il fatto di dare peso e di dichiarare un’identità. Comunque vada, non penso che avrò rimpianti.

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