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Briga presenta Che cosa ci siamo fatti: “E’ il disco che ho sempre voluto”

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A due anni da “Talento” e a uno dal romanzo “Novocaina”, che presto potrebbe diventare un film, forse proprio con la sua regia, Briga è tornato con “Che cosa ci siamo fatti”. Disponibile in formato digitale, fisico, in vinile e in edizione deluxe con cinque bonus tracks, il disco, che sta già facendo il giro d’Italia in un lungo instore, segna una svolta nel percorso artistico del cantautore romano. Undici canzoni più una traccia fantasma – realizzate con la collaborazione di Boosta dei Subsonica, Fabio Massimo Colasanti (Pino Daniele), il direttore d’orchestra Enzo Campagnoli e il sassofonista Fabrizio Dottori – per un concept album sulle incapacità relazionali e le insicurezze della sua generazione. Un lavoro tanto attuale nei temi, quanto anacronistico nei suoni, per lo più ispirati agli anni ’90.

Avevo paura di questo disco, ma la paura è il pane dei sognatori e questo album era un’esigenza, come lo è stato il romanzo, di cui è colonna sonora. Ci sono delle cose che ogni giorno mi toccano in maniera particolare e ho deciso di dire la mia a riguardo. Ovviamente ho usato il tema delle relazioni come gancio per parlare della società, ho parlato delle varie sfaccettature dell’amore per analizzare a capire com’è che sta andando il mondo, perché tutto è regolato da questo forte sentimento”, ha raccontato in conferenza stampa a Milano, a proposito di questo disco, così diverso dai precedenti, ma che ribolliva nelle sue corde da tanto tanto tempo.

Un cambiamento di questo genere per i più attenti era già stato ampiamente preannunciato sin dai miei primi dischi. Sono sempre stato un rapper atipico, ho sempre legato delle strofe serrate con dei ritornelli melodici molto aperti e anche le mie collaborazioni non sono mai state legate alla sfera del rap. Se andate su Spotify mi trovate vicino a Venditti, Grignani, Tiziano Ferro, Emma Marrone, quindi questo è quello che volevo. Tra l’altro credo di essere un privilegiato, cioè di avere egli strumenti in mano che oggi sono un po’ atipici come un foglio e una penna e io posso fare tanto con in mano un foglio e una penna e devo assolutamente cercare di dire qualcosa che mi rappresenti e mi distingua in questo grande fast food in cui ci siamo dentro tutti quanti. Io non mi sono inventato musicista, non mi sono svegliato una mattina con questa velleità, non sono qui assolutamente perché un programma televisivo (“Amici”, ndr) ha deciso che io dovessi fare tutto questo, ma perché sono dieci anni che faccio questa roba e so perfettamente di cosa parlo”, continua Briga.

Un cambiamento arrivato dopo anni di lavoro sulla musica, sul canto, sull’acquisizione di un linguaggio che lo rendesse unico nel panorama musicale italiano, ma anche su se stesso e sull’acquisizione di sicurezza nei propri mezzi: “La verità è che ho iniziato con il rap, perché avevo paura di cantare e a differenza di tanti che entrano in studio e fanno schifezze, io ho lavorato tantissimo per arrivare a cantare un disco di questo tipo e dei live come quelli che ho fatto nell’ultimo periodo. Questo disco doveva andare così, per crearmi quella posizione e quel piedistallo su cui ci sono solo io. Non voglio fare il fenomeno, ma questo disco è tutto farina del mio sacco. Si presuppone che un artista debba spiegare il suo punto di vista sul mondo e sulle cose e il pubblico sia interessato ad ascoltarlo perché ha una visione particolare, che esprime in maniera particolare. Il mio disco potrà non piacere, ma è roba mia, mi rappresenta e di questo sono molto orgoglioso”.

E farina del suo sacco è anche l’idea per la cover, con quella piscina vuota, che è metafora del corpo umano. “Una piscina senz’acqua non serve a niente, come un corpo senz’anima. Siamo in un momento, in cui si guarda e si bada solamente all’esteriorità, è una cosa che fa schifo ed è per questo che uso determinate parole e concetti crudi dentro l’album”, spiega Briga, che continua:Il romanzo e il disco insieme sono una denuncia sociale, sono un quadro della nostra generazione e di questo momento storico, in cui la gente è confusa e vaga come una pallina di mercurio impazzita da un punto all’altro, come in un flipper. Io voglio sapere dove andranno a finire tutte queste foto in bikini che sono state messe su Instagram negli ultimi cinque anni della nostra vita. Che cosa ci faremo con tute queste foto?!”.

Chissà. Intanto l’anno prossimo sarà il suo decennale di carriera, anniversario che sta già pensando di festeggiare con un’uscita speciale. “Magari rispolvererò delle canzoni molto vecchie, che non sono nemmeno mai entrate i commercio per rielaborarle in chiave moderna, cambiare qualche parola e ricantarle, è una cosa a cui tengo molto,visto che su YouTube ci sono canzoni di quando avevo diciassette anni e c’ho la voce di un bambino”.

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