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Intervista agli Europe, il cantante Joey Tempest presenta “War Of Kings”

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A tre anni dall’uscita del precedente lavoro “Bag Of Bones”, gli svedesi Europe tornano nei negozi con il loro nuovo album “War Of Kings. Il decimo capitolo della loro trentennale carriera non ha però nulla da spartire con i pezzi che li hanno resi famosi come, ad esempio, “The Final Countdown” o “Carrie”, ma affonda le radici in un hard rock figlio degli anni Settanta; un percorso artistico che sta caratterizzando la seconda parte della carriera sin dall’uscita di “Start From The Dark”, nei negozi dal 2004 e primo album dopo la storica reunion.

In occasione dell’uscita di “War Of Kings”, il cantante Joey Tempest si è presentato in un hotel milanese per raccontare alcuni dettagli sull’atteso ritorno alla stampa italiana.

Hai recentemente dichiarato che “War Of Kings” è l’album che avreste sempre voluto realizzare. Perché e in che modo avete deciso di incidere un album dal mood anni ’70 proprio ora?
In realtà è stato un lungo cammino, un percorso attraverso cinque album dai quali, per ognuno di essi,è uscito un tratto distintivo diverso dagli altri. Il fil rouge che ha permesso di legare il tutto è stato l’approccio e gli effetti che si possono ricreare con le tastiere. In tutta questa lunga fase abbiamo raccolto tutti gli elementi per riuscire a fare un album stratosferico dall’inizio alla fine, con un’atmosfera a dir poco unica. Abbiamo ottenuto una sonorità molto simile al rock degli anni ’70, che amiamo da sempre.

Puoi raccontarci l’incontro con Dave Cobb, il vostro produttore?
È nostra abitudine ascoltare musica tutti assieme, quando siamo in camerino. Quando John Leven ha messo Pressure & Time dei Rival Sons, siamo rimasti tutti sorpresi, perché quello era classic rock con arrangiamenti strabilianti e moderni, allo stesso tempo. Così, ci siamo informati sul metodo che usa la band in studio: niente arzigogoli o virtuosismi eccessivi, solo pulizia e precisione. A quel punto era inevitabile informarci su chi fosse il produttore di tale meraviglia e abbiamo scoperto che si trattava di Dave Cobb. Quindi l’abbiamo contattato, pur non sapendo quale riscontro avremmo potuto ricevere, per chiedergli di produrre War Of Kings. Con nostra grande fortuna, non solo Dave ha accolto la nostra proposta con piacere ma ci ha anche rivelato che, quand’era ragazzo, era un batterista e suonava le nostre canzoni. Siamo al settimo cielo, perché non solo la nostra carriera sta andando avanti nel migliore dei modi ma ci sentiamo come se stessimo vivendo una seconda giovinezza. Il tutto è ulteriormente amplificato dal grande entusiasmo che respiriamo, è una sensazione che ti fa sentire vivo. Uno degli aspetti più importanti per la band degli Europe, da sempre, è non fare mai due album simili fra loro ma, al contrario, dedicarsi sempre e costantemente a nuove ispirazioni e nuove vie musicali. A questo giro ci è andata particolarmente di fortuna, perché Dave non solo è un nuovo produttore ma si è unito alla band per comporre 4 canzoni.

So che avete inciso “War Of Kings“ con microfoni e attrezzatura vintage. Come avete preso questa decisione? E’ stata una scelta legata alla coerenza del sound ‘70s?
Abbiamo dovuto farlo. Siamo andati in uno studio ad altissimo livello e iper tecnologico, pensato per Lady Gaga e simili. Ma noi siamo stati i primi ad entrare. Però, l’idea di lavorare con tutti quei macchinari super tecnologici ci inquietava un po’ (ride, ndr). Quindi abbiamo chiamato il bassista dei The Soundtrack of Our Lives, nostro grande amico, che ha il suo studio a Goteborg ed è pieno zeppo di strumentazione vintage di tutti i tipi (amplificatori, microfoni, attrezzature per gli effetti). Gli abbiamo chiesto una mano e, in men che non si dica, sono arrivati presso il nostro studio a Stoccolma un sacco di camion con tutta questa meravigliosa strumentazione. Dave Cobb ha messo insieme il tutto, dando vita a questo bellissimo sound.

Puoi esprimere il desiderio di scegliere due chitarristi, un batterista ed un bassista della storia del rock per formare una band. Chi prenderesti?
Direi Ritchie Blackmore e Jimi Hendrix alle chitarre, Ian Paice alla batteria e Jack Bruce come bassista. Sarebbe stato magnifico suonare tutti insieme!

C’è un concept che spiega il titolo “War Of Kings”?
Non esattamente. Il concept è legato alla singola canzone, titletrack dell’album. Mentre mi trovavo a Londra, il bassista mi ha mandato un riff. Sono entrato nello studio che ho a Londra e ho iniziato a cantare su questo riff sempre più insistentemente fino a quando le parole sono uscite da sole. Questo testo che cantavo si rifaceva a un libro che parlava dell’antica Svezia, più nello specifico del famosissimo vichingo condottiero Erick il rosso, che ha viaggiato in tutta Europa. Il libro approfondisce due famosissime battaglie a cui presero parte i re di Norvegia, Svezia e Danimarca. E il testo della canzone parla di questo.

C’è qualche canzone che avete deciso di escludere o inserire all’ultimo in “War Of Kings“?
No. Abbiamo messo tutto il materiale a cui abbiamo lavorato. In questo siamo assolutamente pessimi, non ci è mai capitato di lavorare a più materiale di quanto ne avessimo bisogno. Ci sono undici canzoni e abbiamo lavorato solo a quelle. Una, in particolare, è nata in studio, ovvero Angels. E’ nato tutto per caso: John stava suonando un riff e abbiamo iniziato una session acustica in studio. Era la prima volta per noi. Il caso ha voluto che ci arrivasse la brutta notizia della morte di Jack Bruce dei Cream. Scossi dalla notizia, ne é venuta fuori una canzone dal testo molto toccante, sul dolore causato dalla perdita delle persone a noi più care. E’ un brano al quale teniamo parecchio.

Suonerete in Italia nel tour di supporto all’album?
Certamente! Inizieremo con un tour in Gran Bretagna e proseguiremo negli Stati Uniti per la prima volta dopo dieci anni. In estate parteciperemo ad alcuni festival e verso ottobre/novembre partiremo per fare un tour in tutta Europa.

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