Intervista agli Hooverphonic: “L’amore è sopravvalutato”

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Un viaggio eclettico, fra trip hop, melodie da film alla Morricone e up-tempo funkeggianti, si può riassumere così il contenuto dell’ultimo disco degli Hooverphonic, “Looking For Stars”. Uscito a due anni dal precedente, “In Wonderland”, l’album è il tredicesimo in carriera per la storica formazione belga, capitanata dal bassista Alex Callier e famosa per le indimenticabili “Mad About You” e “Anger Never Dies”, in arrivo in Italia con due date a Marzo: venerdì 22 al Vox Club di Nonatola (Modena) e sabato 23 alla latteria Molloy di Brescia.

Li abbiamo incontrati per farci raccontare di questo nuovo disco e del tour con cui lo porteranno in giro per l’Europa, insieme alla nuova cantante, la giovanissima Luka Cruysberghs, che, appena diciassettenne, costituisce il vero elemento di novità in seno agli Hooverphonic.

Ero coach a “The Voice Belgium””, racconta Alex Callier, “Dopo l’audizione Luka è entrata nel mio team e alla fine ha vinto. Così stavamo cercando un singolo per la sua carriera solista e siccome avevamo una buona connessione e io sono un tipo bizzarro, le ho dato dieci canzoni che avevo scritto, una delle quali era Romantic. Qualche giorno dopo lei mi ha richiamato dicendomi che sapeva quale voleva, cioè Romantic. Le ho detto che quella era per gli Hooverphonic e lei: “Beh, allora dovrò venire a cantare nella tua band!”. Abbiamo provato, è venuta in studio, ha fatto due take ed è stata fantastica. Avevamo provato diverse cantanti e non avevamo mia avuto quello che realmente volevamo, mentre a lei è venuto così naturale che ci ha spiazzati. La domanda a quel punto era: ok, può cantare il materiale nuovo, ma come canterà i nostri classici? Allora siamo stati un po’ cattivi, le abbiamo dato tre settimane per impararli tutti e poi abbiamo organizzato un piccolo showcase per i nostri amici, tutta gente che è nel music business e molto esigenti. Sono rimasti entusiasti, quindi non c’erano più dubbi, il posto era suo”.

Facciamo un esempio”, continua Raymond Geertz. “Beyonce è una cantante strepitosa, ma sarebbe quella giusta per noi? No, la cantante perfetta per noi deve avere il dna degli Hooverphonic, deve essere molto tecnica, ma nessuno deve percepirlo, deve esserci spontaneità nella tua voce, ma devi essere diva in alcuni momenti. Insomma, un mix molto difficile da trovare”.

Timidissima, fuori dal palco, anche Luka risponde a chi le chiede come sta vivendo questo momento incredibile: “Quello che sta succedendo è molto speciale”, spiega. “In genere cerco di mettere tutte le canzoni degli Hooverphonic che canto in relazione con una mia esperienza, una mia storia, per trovare un significato personale in quello che canto”. Si, perché, come spiega Alex, i testi degli Hooverphonic hanno sempre avuto la prerogativa di essere universali: “Ho scritto tanto per altri e negli Hooverphonic la voce è sempre stata femminile, una musa che generava l’effetto che i testi dovessero essere universali, capaci di essere interpretati da diversi generi di persone. Mi è sempre piaciuto pensare anche che le liriche delle nostre canzoni siamo lì per chiunque, che chiunque uomo, donna, non importa di che età, possa cantarle. Certo, è diverso cantare “Romantic” a diciassette o a quarant’anni, ma in entrambi i casi è assolutamente accettabile”.

Presentata per la prima volta in Italia sul palco di un altro talent, “X Facor”, il singolo rimanda ai grandi classici della band, “Anger Never Dies” su tutti, ma con un testo fortemente legato al presente. “La canzone parla del fatto che viviamo in una società dove si dà per scontato che tu sia romantico, ogni cosa debba essere perfetta, il tuo account Facebook e ogni giorno debbano essere fantastici, ma sappiamo bene che non è così. In un certo senso la nostra società ci fa credere che essere romantici, essere l’amante perfetto sia la cosa più importante, ma alla fine sarà un centinaio di anni che gli esseri umani sono così focalizzati su questo aspetto. I’m not romantic significa questo: non sono nel mood di essere romantico, quindi levati! L’amore è importante, ma non è l’unica cosa e poi ci vuole sempre un po’ di humor, nel testo della canzone ce n’è tanto”, spiega Callier.

Un bel apripista per un disco che condensa parte del materiale nato in origine per dare corpo a tre diversi dischi, realizzati in effetti, ma poi rimescolati fino ad ottenere la playlist perfetta nelle undici tracce di “Looking For Stars”, un viaggio eclettico tra passato, presente e perché no anche futuro della storia della band. “Siamo sempre stati eclettici”, racconta Alex. “Questa volta invece eravamo dell’idea di fare tre album molto omogenei, tutti da pubblicare in un anno: un disco trip hop, uno alla John Barry-Ennio Morricone e infine uno molto funky-pop. Quando Luka è arrivata quei dischi erano già pronti. Li ha ascoltati e ha detto: “Si ok, ma io voglio cantare questa, questa e quest’altra e così via”. E io: “Ma hai scelto tutti i singoli dai tre album, suonano diversi” e lei: “Perché non facciamo una playlist da questi tre album”. All’inizio non ero per niente convinto, perché quando lavoro a un album sono in quella zona e avere qualcuno che all’improvviso ti prende e ti porta altrove è assurdo, ma dopo qualche settimana mi è sembrato ragionevole tornare a fare un lavoro eclettico, un album surrealista belga”, lo definisce, perché essere belgi, spiega,“a livello creativo è molto interessante. Sei un outsider, te ne stai lì, osservi gli altri e prendi un pochino da tutti, per combinarlo in qualcosa che loro non avrebbero mai potuto fare”.

Eclettismo surreale belga a parte, questo è un disco che rappresenta per certi versi un ritorno alle origini per gli Hooverphonic, con la maggior parte delle canzoni influenzate dall’elettronica e dal mood trip hop dei primi lavori. “Abbiamo sentito che questo era il momento giusto per tornare a quelle origini, ma sempre con un senso attuale, non volevamo riprodurre una copia di quello che abbiamo già fatto, quindi ci sono influenze dal passato, ma il suono è contemporaneo. Sai è un po’ come fare degli ottimi spaghetti al ragù, devi rispettare la tradizione, non farli troppo funky, ma ogni chef ha il suo ingrediente segreto e la stessa cosa vale per la musica”.

E non avrebbe potuto fare un esempio più calzante Alex Callier (già autore della bellissima “Amalfi”), vista la sua connessione particolare con il nostro Paese e il fatto, decisamente poco trascurabile, che “Romantic” è stata scritta proprio in Italia, insieme a Luca Chiaravalli e con Chantal Saroldi come background vocalist. “Ho passato molto tempo in Italia a scrivere, cosa che faccio sempre comunque, nel posto più incredibile… Gallarate, davvero esaltante! Devo dire, però, che ogni volta che la mamma di Luca cucina per noi io scrivo una hit. Scherzi a parte, credo che ci sia un’importante influenza latina nel nostro sound e lo rende diverso da tutto il resto. Se ascolti il disco, “Feathers and Tar” è un tributo a Morricone e Johnny Cash”, confessa Alex. “Ma poi io amo l’Italia, quando arrivano le vacanze mia moglie mi dice sempre: “Non andremo ancora in Italia?!” e io: “Certo che si, scherzi?””.

La prima volta che ho ascoltato Romantic, ho visto un film ambientato nell’Italia degli anni ’50!”, commenta Raymond, cui fa eco Alex: “In effetti di italiano abbiamo l’amore per le grandi melodie, nella musica di oggi la melodia è ritenuta un po’ antiquata, ma noi la amiamo ed è molto importante per noi, lo è sempre stata. Il segreto è quella nota, che non dovrebbe essere lì, ma che rende le cose interessanti. Se è troppo perfetto, non ci piace. Se ascolti i Beach Boys o i Beatles, per esempio quelli di “Strawberry Field”, capirai perfettamente di cosa sto parlando”.

Lo sentiremo anche nelle loro due date italiane, che promettono una scaletta in equilibrio tra pezzi storici e materiale nuovo: “Sarà un mix perfetto di Hooverclassics, singoli e canzoni nuove. Dopo vent’anni però anche i classici tendiamo a suonarli in un modo piuttosto originale. Quando una canzone diventa un classico devi essere capace di rispettarla, di camminare su una linea sottile, molto vicina all’originale, ma senza rimanere bloccati lì. È un equilibrio delicato, ma con la voce di Luka l’approccio è già più fresco di suo”.

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