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Intervista a Jack Jaselli: “La mia casa è anche un luogo dell’anima”

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A due anni di distanza da “Monster Moon”, Jack Jaselli è usicto con un nuovo disco, “Torno a casa”, pubblicato venerdì 23 novembre. Prodotto da Max Casacci e anticipato dai singoli “In fondo alla notte”, “Nonostante tutto” e “Balla”, l’album segna il passaggio all’italiano del cantautore, premio Bindi 2018 come “Miglior Autore”.

Scrivere in italiano è stato molto interessante stato molto interessante, perché non si è trattato di spostare quello che già facevo in inglese e tradurlo con le parole, ma di giocare a un gioco nuovo, i pezzi della scacchiera sono completamente diversi e quindi bisogna stare a delle regole che io non conoscevo”, racconta Jaselli. “I miei riferimenti sono sempre stati più letterari che musicali e confesso di essere arrivato tardi a studiare in modo tecnico i cantautori che ho sempre ascoltato, da De Gregori a De Andrè, ai più recenti. Il passaggio, quindi, è stato del tutto istintivo, l’inglese e l’italiano suonano in modo completamente diverso, così tutto quello che mi ero abituato a sentire da me stesso l’ho lasciato da parte”.

Alcuni esperimenti in italiano Jaselli li aveva già fatti, tanto che sua è la firma su “La differenza” di Elodie e anche su “Solo per te” scritta e interpretata insieme a Danti. “Quello che veniva fuori, però, non lo riconoscevo molto nella mia musica”, confessa Jack. “La differenza l’ha fatta lavorare con Lorenzo Jovanotti, dopo che avevamo scritto insieme per “L’estate addosso”, ma lavorando sull’inglese, lui mi ha spronato a riprovare e devo dire che ho iniziato a divertirmi più di prima. Questo non vuol dire che una cosa escluda l’altra, però per il momento mi sto divertendo tantissimo anche a imparare a vedere come funziona e ovviamente Max mi è stato molto d’aiuto per mettere a fuoco come funzionano i testi in italiano”.

Scritto in italiano e registrato negli Andromeda Studios di Casacci a Torino, questo nuovo lavoro del cantautore milanese è un vero e proprio ritorno a casa: “Il titolo nasce un po’ da una questione geografica, perché l’ultimo disco l’avevo registrato negli Stati Uniti ed era scritto in inglese, questo è registrato a Torino, da un team tutto italiano. Soprattutto, però, mi sto accorgendo che l’italiano mi dà l’occasione di raccontare delle storie, come “Nonostante tutto”, che è la canzone scritta nel carcere della Giudecca, da cui è nato un documentario trasmesso su Real Time l’anno scorso, e la musica è il veicolo principale per farlo. La casa, poi, può essere un posto, ma anche un luogo dell’anima e ovviamente il confronto con tutto quello che sta tra la partenza e il ritorno è fondamentale, per un viaggio fisco ma anche per un viaggio più spirituale o comunicativo, come può essere quello della musica”.

Sarà per questo che la prima parte del tour a supporto di “Torno a casa” sarà costituita, la primavera prossima, da un viaggio a piedi. Un percorso di 800 km sulla via Francigena, da Pavia a Roma e ritorno a Milano, lungo il quale Jack racconterà e raccoglierà quelle storie che sono da sempre alla base della sua musica, ma oggi, forse, più che mai. Le date nei club, invece, dovrebbero arrivare, dopo, in estate.

C’è un Paese che ha bisogno di essere raccontato e di ascoltarsi, che è il nostro, quindi ho deciso di partire a piedi con lo zaino in spalla e la chitarra, senza scorciatoie, macchine e nessun tipo di bluff, andando all’ascolto e al racconto di quello che troverò lungo questi ottocento chilometri. Ci sarà qualche concerto nei club più tradizionali, ma soprattutto in posti diversi, come botteghe, monasteri abbandonati, luoghi di interesse ambientale, ma anche sociale, in cui situazioni difficili vengono gestite in qualche modo e quindi mi occuperò di ascoltare, di cantare, di portare la mia musica lì. I posti suonano e ogni tanto le canzoni vanno scovate in giro per il mondo”.

Non sarà la prima avventura a piedi su lunga distanza per Jack e verrà documentata in un progetto ancora agli albori, ma che sicuramente rinnoverà la collaborazione del cantautore milanese con Real Time, con cui ha realizzato il documentario sulla composizione di “Nonostante Tutto”, scritto e cantato con le detenute del carcere femminile della Giudecca di Venezia e l’anteprima esclusiva del nuovo singolo “Balla”, il pezzo più danzereccio di un disco diverso dai precedenti anche nei suoni.

Il rapporto di fiducia che Jack mi ha subito accordato è stato molto appassionante e alla fine abbiamo realizzato un album di canzoni molto fruibili, ma che non rinunciano anche una ricerca nella stratificazione testuale e sonora, nella ricerca dei beat e della struttura ritmica”, spiega Max Casacci. “Oggi si pensa che un brano pop debba avere le caratteristiche del suono del momento, delle robe che passano in radio, mentre invece poi si ascoltano delle produzioni pop che arrivano dagli Stati Uniti o dall’Inghilterra, che risultano essere molto più libere, come approccio, verso codici musicali, che in teoria dovrebbero appartenere a generi più sperimentali. Noi abbiamo affrontato questo album proprio in questa chiave, lavorando come in una sala giochi aperta, per realizzare qualcosa che non fosse riconducibile a questo o a quell’altro percorso di artisti pop di fama e di successo”.

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