Intervista a L’Aura: “Avevo bisogno di riprendere il contatto con la musica”

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Sei anni da “Sei come me”. Sei anni, poi il silenzio. Un bimbo. Una L’Aura diversa è quella che si presenta al telefono. Serena, vivace, animo creativo, come i mostrilli tatuati e che tanto avevano catturato la mia attenzione anni fa. La vita va veloce, è vero. Te ne accorgi quando ti trovi di fronte a quegli artisti che avevi ascoltato in qualche locale, quando di anni ne avevate in meno entrambi e di vita si parlava con la grandezza negli occhi di futuri maestosi. La vita va veloce e con L’Aura non puoi che confrontarti sulla maternità, sull’esser mamma, donna, artista che vive la vita dovendo per forza incastrare tempistiche e realtà. Eppure, la coerenza e la capacità traspositiva di L’Aura ti riporta lì in qualche club con qualche anno e responsabilità di meno.

Chi è L’Aura oggi?
È una mamma, una persona molto più organizzata di prima, con un bimbo e la casa come puoi non esserlo?. Sono sempre stata molto pigra e forse mi sono impigrita ancora di più. Avevo, però, bisogno di riprendere il contatto con la musica. Il mio lavoro è la musica.

Ritorni con un disco che mixa italiano e inglese.
È sempre stato il mio habitat, tranne per il penultimo disco, che mi ha fatto quasi terminare la passione per il mio lavoro. Ho capito che non più intenzione di piastrare le mie velleità. Alla fine non serve a nessuno fare ciò che non vuoi. Mescolare l’italiano all’inglese è qualcosa di naturale, innato.

C’è qualche brano che avresti voluto inserire ma non sei riuscita?
Avrei preferito tener fuori qualche brano in più. Alcune canzoni non le ho inserite. La scelta del suono verte intorno all’idea centrale per cui volevo un disco solo suonato, molto rock dove veniva eliminata l’elettronica. Beatlesiano ma moderno. Sono contenta di tutto quello che c’è dentro questo disco. Mi piace. Ho avuto tempo di modificare quelle cose che non mi convincevano a pieno.

Come ti vedi tra una decina di anni?
Non vedo il futuro, altrimenti sarei ricca, avrei sbancato qualche Superenalotto. Mi concentro sull’oggi, sul lavorare sodo affinché arrivi quanto sperato o desiderato.

Come vedi la risposta del pubblico?
Dalle risposte, i commenti che sto ricevendo, è piaciuto molto. Dirti se questo basta per aver successo, beh questo non lo so. Quello che per me è davvero positivo, è l’aver ritrovato quel pubblico che mi ha seguito dall’inizio, che ha capito la sofferenza del disco precedente.

Per i live che mi dici?
È difficile, spero di riuscire a gestire al meglio tutto. Con un bimbo non è così semplice. Potrei prevedere una tata per tutti quei genitori che vengono con figli al seguito così tutti si divertano, i piccoli nel loro spazio e i grandi sotto palco. Sono talmente matta che potrei pensarci davvero di organizzare qualcosa di simile (ride ndr.).

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