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Intervista a Timothy Cavicchini, nei negozi con Nudi e Perpendicolari

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In occasione della presentazione del singolo “Mondo Hotel”, ad anticipare l’uscita prevista per il 18 maggio del suo nuovo e primo vero album “Nudi e perpendicolari“, abbiamo scambiato un paio di parole con Timothy Cavicchini, rocker messosi in luce nel team Pelù del talent The Voice of Italy edizione 2013, in cui giunse secondo; da allora Timothy, oltre ad un’intensa attività live accompagnato dalla sua band, gli Ostetrika Gamberini (che ricordiamo essere Paolo Zambelli -Tastiere, Daniele Lucchin – Basso, Massimo Bellinello – Batteria e Bruno Crepaldi – chitarre), ha dato alle stampe un primo Ep ed alcuni singoli che gli hanno permesso di partecipare ad alcune kermesse e festival itineranti quali il Coca Cola Summer Fest e il Festival Show, facendo conoscere oltre al suo primo singolo “A fuoco” anche altri brani come “Ti rubo gli occhi”, “Senza se”, “Kattivo”.

Ma oltre a questo, nel frattempo ha anche condotto una rubrica radiofonica sui miti del rock e i loro aneddoti e girato l’Italia coi live della band e la proposta di cover di classici del rock moderno. Ora il rocker veronese con il suo primo album di inediti, sostenuto a gran voce dai propri fan che hanno finanziato la sua realizzazione, sta per dare alle stampe un disco di rock moderno ma con quelle caratteristiche “classiche” da lui stesso tanto amate, primi fra tutti i riff ed i soli di chitarre.

Ecco Timothy, come descriveresti in breve questo “Nudi e perpendicolari”, e che significato ha in particolare il suo titolo?
In realtà il senso del titolo è proprio letterale: è talmente tanto tempo che proviamo ad infondere l’italian rock moderno, che siamo rimasti appunto “Nudi e Perpendicolari” e non è uno scherzo! In più mettici quel pizzico di umorismo che proprio non riesco ad evitare…

I nuovi brani come sono nati? Fin quanto le radici di questo progetto si allungano indietro nel tuo passato?
Ottima domanda. Il brano più longevo è Maschera, scritta ancora con la mia prima band nel 2003: è il mio ringraziamento, un voler dire “non muore mai nulla”, continuiamo a crederci, sempre, imperterriti; i suoni ed il testo sono stati “aggiornati”, ma è ancora un brano autobiografico che ben mi descrive. La peculiarità con la quale ho scritto e selezionato tutti i miei brani è proprio questa: mi piacerebbe che chi ascolta l’album si ritrovasse una planimetria della mia vita, capisse i miei sacrifici, percepisse la mia lotta contro la moda musicale.

La maggior parte di noi ti ha conosciuto grazie alla tua apparizione in tv, personalmente ho anche avuto modo di sentirti un paio di volte in live accompagnato dalla tua band storica, ed in entrambe le situazioni abbiamo apprezzato le tue doti da interprete e la tua attitudine rock, ma chi è oggi il Cavicchini cantante?
Il Cavicchini di oggi è un ragazzo che sta investendo la propria vita per inseguire il suo sogno, è rimasto lo stesso di sempre, più pudico, appoggiato, più “essere pensante”, ma che ha uno screening completo sull’andamento musicale. Ho deciso di smettere di appoggiare questo andamento, perchè ti ci puoi ammalare; ho scelto di essere me stesso, non posso fare reggetton perchè va di moda il reggetton! non crei nulla così, anzi, ti annulli. Io ho scelto di non annullarmi, nè per una Major, nè per i grandi palchi nazional popolari; se arrivano è perchè sono arrivato io.

Hai detto che ““Mondo Hotel” racconta le nuove generazioni e le loro condizioni attuali paragonando la loro vita ad un vita in un Hotel. Si è infatti persa la percezione dell’avere, creando di fatto un vuoto costante di valori”. Cosa intendevi di preciso e con che tinte dipingeresti oggi un quadro del nostro presente?
Oggi è tutto grigio, va bene tutto e non va bene niente, siamo il presente della non posizione, del non schieramento, del buono finto. Questo mood lo stanno assorbendo inesorabilmente anche i nostri figli, che si trovano ad avere tutto, molto di più di qualsiasi cosa possa aver solo desiderato io ai tempi, e non si sentono appagati in nulla. Il mio primo telefono cellulare a 16 anni lo ricordo come fosse ieri: ho fatto festa per una settimana, pagato con il mio lavoro di manovale e per mandare messaggi non potevi nemmeno prendere il numero dalla rubrica, dovevi scriverlo da qualche parte. Oggi a 8 anni vedo bambini con Iphone, lobotomizzati e l’unica cosa che sento è… “ce l’hanno tutti, cosa fai, lo lasci senza?”. Dobbiamo re-imparare a dare un peso ad ogni singolo gesto, come facevano i nostri nonni.

Tu sei il frontman degli Ostetrika Gamberini (nome legato all’abitazione bolognese che ha ospitato le prime prove della band, quella della signora Gamberini di professione ostetrica ndr):come è cresciuto il vostro rapporto come band negli anni? Quale influenze e frutti sta portando nel tuo modo di fare musica oggi l’aver girato con loro nelle location più disparate, e magari improvvisate, a proporre cover di brani strafamosi e band ultrablasonate?
Ma sai abbiamo unito le forze fin da subito, chissà perchè la gente è maligna a prescindere! I primi passi con la band, 8 anni fa, sono stati tutt’altro che facili, il pubblico ha faticato ad accettarmi: dal 96 la band aveva avuto un unico frontman, alcuni hanno smesso di seguirla, è stata dura, lo ammetto e più volte ho pensato: ma chi me lo fa fare? Poi ho preso una posizione, non sarà una cover band a modificarmi. In Italia e solo in Italia, se fai cover sei come al patibolo: assurdo ch’io non possa fare entrambe le cose! Io mi diverto a portare in giro i brani che mi hanno forgiato, a reinterpretare Cornell, Vedder, Rose, Cobain… e mi diverto da impazzire a costruire il mio mondo originale, ispirandomi proprio a questi. Dove è il bug? Io non ne vedo…

L’uscita di questo disco è il classico esempio del motto per cui lavoro, determinazione e perseveranza ripagano? Tu di sicuro sei uno che la gavetta “classica” l’ha fatta, non hai trovato la consacrazione immediatamente dopo la partecipazione ad un talent: ad oggi quanto ti senti di aver seminato ed effettivamente raccolto?
Per quanto possa raccogliere, non sarà mai paragonabile a quanto ho seminato: sono 18 anni che sogno ad occhi aperti, mi avvicino, arrivo lì lì, ma poi l’investimento è troppo alto… “il rock è morto, col rock non si vende, il rock non lo fa più nessuno, fai questi brani che sono più radiofonici”, la moda chiama altro. Ma dico, non è proprio questa la figata pazzesca? Fare qualcosa che non fa più nessuno… All’estero il Rock sta riemergendo con arroganza, Greta Van Fleet, Wolfmother, Fantastic Negrito e molti altri, speriamo solo l’italia non si svegli dieci anni dopo, come sempre.

Quanto di quella vena di pazzia che ci mostravate sui palchi estivi di quel 2013 c’è ancora nelle vostre esibizioni oggi?
Amico mio, molta molta più pazzia, rispetto al 2013, oggi siamo nel nostro habitat naturale, costantemente, abbiamo investito tutto sui live, alla gente se suoni e canti, arrivi eccome.

Live, tv, radio… quanto conta davvero oggi, in un’epoca in cui in tanti sembrano poter vivere di soli social, il livello di esposizione diretta di un artista?
Io per essere Rock, sono già molto social; alcuni miei colleghi sono molti schivi, tetri, scuri, black, io sono più in una “Smash Mouth” attitude, il Rock per me è “Tenacious D”, è “Rage Againt The Machine”: si suona duro, col cuore in mano e la bocca che ride. Questa attitudine è sicuramente poco social, dove di solito ci si deve “esporre” fisicamente od eventualmente esporre le proprie sfortune, noi invece si ride sempre – cavolo siamo fuori stampo anche in questo ambito.

Prima di salutarti ovviamente ti chiediamo se e quando potremo di nuovo sentirti dal vivo, sperando ovviamente che questo tanto atteso primo album sia effettivamente solo il Primo di una serie di buoni motivi per ascoltare la tua musica!
Non ti elencherò i prossimi Live, non me li ricordo, ma essendo più social della media rock, potete trovare tutte le date sui social più blasonati, sia Live che in acustico, la parola d’ordine è emozione vera ( un po’ Barbara D’Urso come frase ), la regola è una sola, sempre tutto LIVE al 100%, e se volete ascoltare un album fatto in due sottoscala con tanta tanta passione, come faceva un certo Kurt, quello è “Nudi e Perendicolari”.

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