Yombe: E tu, in cosa sei bravo?

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Gli Yombe sono un duo nella vita come nella musica: Alfredo e Cyen. Il loro disco “GOOOD” è stato classificato tra i migliori del 2017. Un album fighter che pone il vertice nel tentativo disperato di migliorarsi senza termini di paragoni musicali. Nasconde anche una domanda implicita: che cosa sei bravo a fare?. Ecco che cosa ci hanno raccontato.

Come nasce il progetto Yombe?
Il progetto nasce nel 2005 da una costola di un gruppo in cui lavoravamo come turnisti. Abbiamo approfondito la conoscenza fino a diventare una coppia anche nella vita. Sentivamo l’esigenza di scrivere cose nostre. Per tale ragione ci siamo trasferiti a Milano nel 2015.

Come è nato il connubio con Ghemon?
È stato spontaneo. È un artista che stimiamo. Ci ha chiesto di essere i supporter in alcune date del suo tour e non potevamo non accettare. È una persona molto altruista. Siamo molto diversi musicalmente però ha la nostra stessa visione di incontro, ma anche di approccio e cura del progetto musicale. È stato bello condividere questa esperienza.

Parlate di cura del progetto Yombe, come avviene?
Alfredo: È naturale, anche in questo caso. Mi occupo dell’immagine. Dei video e dei visual. È un lavoro parallelo alla musica, ho studiato arte. È l’occasione per far incontrare due mondi che ho sempre coltivato parallelamente.

È una cosa strana se pensi ai tempi moderni musicali.
Cyen: Non ci riconosciamo nel livellamento musicale e nel linguaggio estetico dei nostri giorni. Quello che cerchiamo di fare è traghettare in musica, mondi esterni. Anche solo attingere al primitivismo è la prova andiamo a pescare in altri lidi.

Vi potete definire underground per questo?
Cyen: Non sentiamo la necessità di definirci. Il confine tra l’underground e il pop è sempre più labile.

Vi aspettavate il riconoscimento che avete avuto dalla critica?
Alfredo: Sì e lo dico senza falsa modestia perché in Goood abbiamo messo tanto. Anche tutto il lavoro concettuale che è alla base del progetto. Non lavoriamo, tuttavia, nell’ottica di aspettarci qualcosa. Faremmo questo lavoro a prescindere.

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