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Intervista a La Rua: Portatori sani di messaggi nuovi

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Band pop/nu-folk formata nel 2004 nella provincia di Ascoli Piceno, i La Rua sono Daniele Incicco (voce e chitarre), William D’Angelo (chitarre), Davide Fioravanti (pianoforte, fisarmonica, glockenspiel), Nacor Fischetti (batteria, fx), Alessandro Mariani (chitarre, banjo) e Matteo Grandoni (contrabbasso, basso). Due date evento: quella di ieri a Roma e quella di questa sera, giovedì 26 gennaio, alla Salumeria della Musica. Una band dalla lunga gavetta e che ha ancora molto da raccontare. I La Rua sono i portatori sani di messaggi difficili da far recepire oggigiorno, ma anche atleti della musica (per dirla alla Springsteen). Amanti della musica ma anche attaccati a valori e a una vita normale, che il successo non ha minimamente intaccato. Ecco l’intervista a Daniele Incicco.

Questa sera concertone a Milano, alla Salumeria della musica. Come vi state preparando?
Abbiamo spalato dalla neve tutta la sala prove e stiamo lavorato senza sosta da trenta giorni a questa parte per far sì che questa sera sia un live esplosivo, il nostro migliore. Vogliamo portare tutta la nostra energia e quella che è la nostra visione della musica. Proporremo tutto il nostro primo album “Sotto Effetto di Felicità”, “Tutta la vita questa vita” e alcune cover.

Siete una band particolare. Vi facilita il live?
No, ma credo molto nella famiglia musicale e in un assetto musicale originale. Vogliamo che la nostra musica abbia un timbro riconoscibile con un assetto non facilmente clonabile.

Che significato hanno per voi queste sue date?
Dobbiamo far capire alla gente la nostra dimensione, quella del palco. Soprattutto dopo questa estate, per noi davvero significativa, visto i numerosi live. Vogliamo farci conoscere anche in queste due città per noi importantissime.

Milano, Roma, e vi fermate?
Abbiamo deciso di fare queste due date che per noi hanno assunto le sembianze di due eventi. Poi capiremo cosa fare. Al momento siamo chiusi in studio a lavorare al prossimo album. Stiamo cercando di produrre moltissimo.

Non siete stati ammessi al Festival. Un’eliminazione che è costata cara, visto le reazione degli addetti ai lavori.
Siamo rimasti felicissimi per le parole spese. Dobbiamo ringraziare anche il pubblico. Non era un gesto dovuto. Ci siamo ritrovati con molto affetto e supporto. “Tutta la vita questa vita” sara la sigla del dopo Festival, a cui parteciperemo. Un valore importantissimo.

Qual è l’elemento di “Sotto Effetto di Felicità” che ha colpito maggiormente le persone? Siete una band dalla scrittura diretta. 
Per me è molto difficile comprenderlo. Non vedo altre alternative. Noi siamo coerenti e questo si percepisce nei nostri testi. “Non sono positivo alla normalità” raccontava una sorta di dissociazione dal simbolismo. “Non ho la tristezza” include una presa di posizione.

Prender posizione non è così empaticamente facile oggigiorno.
Non ci riesce altro. Ho gli anticorpi per l’attesa, ma voglio che attraverso le canzoni arrivi chi siamo. Mi piacerebbe che le persone possano capire chi sono ascoltando le mie canzoni.

Nel disco nuovo cosa ci sarà?
Voglio che arrivi la nostra potenza live.

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