Music Attitude

Lazare Ohandja presenta Contaminafro, il festival delle culture contemporanee a Milano

lazare-ohandja-presenta-contaminafro

Dal 18 al 29 giugno, alla Fabbrica del vapore di Milano, andrà in scena Contaminafro – Identità in evoluzione. Dodici giorni dedicati alla musica, alla cultura e all’arte di tre continenti: Africa, Europa e, per la prima volta, anche Asia (biglietti e programma completo sul sito ufficiale dell’evento).

Ideato e diretto dal danzatore e coreografo camerunese Lazare Ohandja insieme all’Associazione Mo’o Me Ndama e con la produzione musicale di Giovanni Amighetti, il festival delle culture contemporanee porterà alla Fabbrica del Vapore una serie di eventi uniti sotto l’egida della contaminazione, condivisione, sensibilizzazione e integrazione culturale.

Tra i protagonisti del festival, il bassista camerunese Richard Bona e Vieux Farka Touré, chitarrista africano figlio di Ali Farka Touré, che da anni si contraddistingue nel mondo per il suo stile unico e inimitabile, in grado di creare un perfetto connubio tra il blues maliano, il reggae e il rock. E ancora: hip hop con 2vs2 B.Kidz Battle, che prevede sfide e selezioni di break dance e mixstyle con live drums band, La Notte della Taranta, per una serata fra tradizione e sperimentazione e il percussionista indiano Trilok Gurtu, anticipato da Sidiki Camara, considerato uno dei principali percussionisti contemporanei del Mali, tra i fondatori della corrente moderna di musica mandinga.

Per la prima volta, poi, ci sarà anche l’Asia, o meglio, la Cina della Comunità Cinese di Milano con il Mandorla Summer Carnival. La Long Morning Music Group, associazione fondata da Sean White, inoltre, presenterà alcuni artisti rock originari della loro terra natia e non solo: Octopus, Yampapaya, 7grani e Walking Ears.

Fino al 29 giugno sarà possibile visitare mostre di arte contemporanea, che coinvolgono artisti di culture diverse, installazioni, workshop, incontri, presentazioni di libri, laboratori di danza, musica e arte per bambini. Oltre a momenti di intrattenimento e agli incontri culturali, gli spettatori del festival potranno degustare cibo locale e etnico nelle apposite aree dedicate allo street food.

Infine, Contaminafro è alla ricerca di nuovi talenti. Artisti dai 15 ai 35 anni possono candidarsi per esibirsi sul palco del festival inviando, entro il 12 maggio, un video della propria performance di danza, teatro, musica o qualsiasi forma espressiva al seguente indirizzo e-mail: contaminafro@gmail.com. Abbiamo scambiato qualche battuta con il direttore del festival Lazare Ohandja, ecco cosa ci ha raccontato.

Cosa possiamo aspettarci da questa sesta edizione di Contaminafro?
Tutti concerti di livello, ma con un qualcosa in più, perché si andrà dall’Italia, all’Africa, alla Cina. Quindi con il festival portiamo questa convivenza e questa consapevolezza che Africa, Asia ed Europa possono realizzare un’integrazione culturale che non è soltanto di parole, ma è una cosa reale, anche se non scontata.

La rassegna racconta di un identità in evoluzione, perché avete scelto proprio questo tema per l’edizione di quest’anno?
Perché quest’anno a Contaminafro la gente troverà quello che non si aspetta. Noi africani in Italia, invitiamo italiani a partecipare a un festival multiculturale e multidisiciplinare che coinvolgerà tre continenti insieme. Ecco qual è l’evoluzione identitaria di cui parliamo, la consapevolezza della situazione attuale e dell’idea che insieme potremmo cambiare le cose piano piano. È il nostro modo di contestare, facendo cultura, facendo le cose per bene assieme alle altre culture.

È una risposta concreta al momento storico che sta vivendo l’Italia, ma anche il mondo, nella politica e nella società.
Si, certo. La cultura africana non è tamburo e cous cous, non bisogna fare confusione tra quella che è una proposta di animazione per le scuole e quella che è una cultura antica e immensa come quella africana, che non è ancora conosciuta in Italia. A quelli che dicono aiutiamoli a casa loro, posso solo dire che la Terra è di tutti, non è un pezzo di carta che dice dove sei nato a decidere dove devi vivere. Ora, non è che ci teniamo tutti la mano, però è utile fare delle operazioni di sensibilizzazione delle persone, che ignorano la situazione degli altri o che non sono sensibili rispetto a quello. Noi cercheremo di educare i ragazzi che verranno a trovarci alla Fabbrica del Vapore, per esempio faremo una battle hip hop dove non ci saranno i confini, dove le parole non esistono saranno i corpi a parlare al posto delle parole, non c’è razzismo e alla fine nemmeno una battaglia, che è solo una parola, mentre quello che succederà sarà una convivenza, la consapevolezza di un momento storico, in cui il Governo ignora il lavoro di tante associazioni, che stanno facendo lo sforzo di poter inserire chi non lo è ancora, ma è un processo che ha bisogno del suo tempo. Noi invece di andare in piazza, come artisti agiamo diversamente, ma l’obiettivo è lo stesso, condividere la cultura con gli altri, anche con  pubblico italiano, in un festival che non è una cosa politica.

Però avete il patrocinio del comune di Milano. Quant’è importante per voi avere il sostegno delle istituzioni?
È vero, quando parliamo di Governo parliamo in modo generale, ma dentro un Governo c’è della gente che fa un lavoro fatto bene, come ci sono quelli che fanno solo i fatti loro, non si può generalizzare. Per quanto mi riguarda, Milano ha sempre accolto la cultura africana e le ha sempre dato spazio. Questa città è come un aeroporto, dove tu arrivi e se rispetti le regole di check-in puoi stare bene, anche se come artista ti devi accontentare, non puoi fare quanto vuoi, perché qui c’è tantissima proposta. Però Milano ha sempre accolto e anche sostenuto i progetti culturali africani e i sindaci che abbiamo trovato, con le difficoltà di non poter fare come vorresti, ci hanno sempre tenuto, quindi il loro sostegno è sempre stato molto importante per noi. Anche quello di Zona 9 e Zona 8 sono sempre stati presenti con Simona Zambelli e, poi, il CRT – Teatro dell’Arte, la Triennale, il Mudec, Mare Culturale Urbano ci hanno sostenuti tanto.

Parlando della programmazione, come avete scelto gli artisti headliner che si esibiranno?
C’è stata una riflessione, per cui, ad esempio, Richard Bona è un bassista camerunese, ma fa musica non africana, fa la musica del mondo, che tutti capiscono. La Notte della Taranta, ci piace tanto averli perché è percussiva, ha un legame con la terra, come la musica africana, l’energia africana, il tamburello ha un rapporto diretto con la terra, è un’energia forte che accomuna Italia e Africa. È anche un omaggio alla cultura molto grande e antica italiana e un ringraziamento all’accoglienza che l’Italia ha dato piano piano agli stranieri. Lo volevamo fare in modo intelligente, facendo confluire persone italiane africane, ma non solo, che si divertiranno insieme. Poi arriveranno anche gli appassionati di cultura africana, quella più di nicchia, ma in generale ci saranno molti concerti che permettono un’integrazione e una sensibilizzazione, perché chi viene per la Taranta vedrà anche altri concerti con ospiti africani che canteranno insieme a loro. Abbiamo fatto un ragionamento di contaminazione non solo culturale, ma proprio fisico, con gli artisti che suoneranno insieme.

Il festival è aperto anche a nuovi talenti.
Si, perché se no vorrebbe dire uccidere una cultura, invece noi vogliamo guardare avanti, trovare dei giovani talenti, che nei prossimi anni potranno essere i protagonisti principali del festival e intanto potranno imparare e conoscere i grandi artisti che suoneranno quest’anno.

Crediti foto: Madhur Shroff

Comments

comments

CONDIVIDI
Musicattitude.it
  • utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa
  • usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi
  • accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.