Intervista a Nina Zilli: “Modern Art è un disco dedicato alla memoria”

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Si intitola “Modern Art” il quarto album di inediti di Nina Zilli anticipato dai singoli “Mi hai fatto fare tardi” e “1xUnAttimo”, uscito il 1° settembre per Universal. Una rinascita, riscoperta delle origini di quelle vibes che le hanno regalato il successo. Lei che calca i palchi sin dalla tenera età. Artista eclettica, fumettista per diletto. “Modern Art” è un disco per ricordarsi di ricordare, un omaggio alla memoria o anche solo alla profonda riflessione. Giamaica, Italia, America, condensate in dodici tracce in cui al suono, si aggiunge il timbro inconfondibile della cantautrice piacentina.

Possiamo definire “Modern Art” un disco generazionale? Sia in prospettiva “passata” che in ottica odierna.
Non penso di meritarmi questo complimento. Quello che ho scritto è vero, mi ricordo com’era mi ricordo la guerra del Golfo, il tenente Cocciolone alla televisione, proprio per questo oggi sono incredula. Ci troviamo nella stessa situazione di allora se non peggio. È incredibile quanto Vico, un filosofo del 500, portatore della teoria per cui la storia è una spirale che si ripete cambiando solo il contesto storico, avesse ragione. Tutti noi, abbiamo una coscienza e intelletto per farci dire “Basta” a un certo punto. In “Modern Art” mi lamento di questo e inneggio alla condivisione della vita vera e alla pace.

Penso, a maggior ragione, che questo disco sia davvero molto vicino alla Giamaica più di quello che pensi, per contenuti.
Forse è per quello che cito sempre Marley. Quello che dice lui del reggae, ovvero che se una persona non capisce il testo delle canzoni, perde del tempo, è vero. Bob Marley penso sia davvero uno degli ultimi poeti pacifisti senza tempo, che professava davvero l’amore, il così detto One Love, One Unity, è sempre a lui che va il mio pensiero. Ho veramente sentito l’esigenza di scrivere brani pacifisti, che se ci pensi è anche assurdo.

“Modern Art” è un disco con dedica alla memoria, mi sembra di capire.
Ci stavo pensando giusto prima, sì. È la memoria che ci aiuta a capire noi stessi, chi siamo e da dove veniamo. La memoria collettiva invece dovrebbe ricordarci gli errori passati per aiutarci a evitare di commetterli nuovamente. Senza il passato non andiamo da nessuna parte.

Hai scelto i club per la tournée che partirà a ottobre. L’attitudine al palco, io ti ho visto ormai in diverse vesti ma la data che mi è rimasta maggiormente impressa fu un’estate a Capoliveri, insomma porterai quelle vibes?
L’attitudine sarà esattamente quella, quella del non mollare mai. Mi ricordo benissimo quel live. Quell’anno feci 104 date, un po’ troppe. Mi ricordo quel concerto come il ventitreesimo in trenta giorni, ero a pezzi, avevo la stampella perché mi ero scassata a Termoli. Non saltai il concerto, perché sono una cantante e quindi canto (ridendo ndr.). Il mio lavoro è quello, se non faccio quello la mia professione non ha senso di esistere. Ho ambiato la formazione della band che mi seguirà, è stato come amputarmi in parte. Ho aggiunto un DJ attivo sul palco che sarà un vero e proprio elemento della band.

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