Nitro presenta No Comment: “Se c’è superficialità nella musica è perché c’è superficialità nella gente”

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Esce domani “No Comment” il nuovo album di Nitro. A tre anni di distanza da “Suicidol”, il rapper veneto torna con un disco maturo e dai tanti spunti di riflessione. Lo abbiamo incontrato ieri, insieme a un folto numero di giornalisti, negli uffici di Sony Music Italia. Durante la lunga chiacchierata Nitro, supportato da tutti i ragazzi della Machete (c’era anche Salmo), si è lasciato andare per quasi un’ora toccando molti argomenti. Ecco che cosa ha raccontato.

Titolo e copertina
“No comment è solamente la copertina, la superficie e sulla superficie io non ho niente da dire, perché a me piace scavare a fondo. La copertina di No comment è così minimale e scarna proprio per questo motivo. L’importante è quello che c’è dentro. No comment poteva chiamarsi anche Senza titolo, però che brutto è?, suona malissimo”.

Testi
“Rappo che l’essere umano nasce per deludere perché l’essere umano sbaglia, dobbiamo farcene una ragione. Ogni volta che sbagliamo diciamo che siamo umani, non diciamo che siamo stronzi. Possiamo odiare gli sbagli ma sono quelli che ci rendono umani. 

Dico anche che le rime che chiudo non possono cambiare il mondo. Perché a una certa ti rendi conto che in questo grandissimo scorrere del tempo siamo veramente delle briciole.
 Io comunque ci credo ancora oggi. Poco, ma ci credo. Tante cose che scrivo nei pezzi le scrivo per convincermi. Lo faccio per darmi una motivazione. Molte volte sono paranoie. 

Su Violence per esempio dico che sento le voci. E queste voci mi dicono che sono un rapper finito. Sai magari un giorno torno a fare la vita normale con i soliti quattro amici al bar. 
Violence è il pezzo più controverso del disco. A un certo punto dico “uccidili tutti”. Se lo prendiamo come un testo di narrativa non capisci mai chi è il soggetto. Una volta va contro l’autorità come la polizia, poi i terroristi. La prima parte del pezzo è solo autodistruzione…Uccidili tutti è una frase forte. Sono solo due parole che partono come una convinzione del rap e poi finiscono a voler dire un’altra cosa. A me non interessa dirti la mia opinione, ma interessa prenderti e metterti dentro la situazione di oggi che influenza molto la violenza. Questa confusione che c’è oggi alimenta la violenza. Ignoranza più paura crea violenza, conflitto e odio. Violence elenca tutte le ragioni che portano alla violenza. Poi ovviamente ci sono tutte le stronzate da rapper”.

Maturità artistica
“No Comment è il disco di una persona che sta diventando adulta e si guarda intorno. Non dobbiamo cercare il cambiamento perché noi siamo creature in continuo cambiamento ed evoluzione e in sostanza è il motivo per cui noi umani siamo ancora qui nel 2018. Io scrivo, il cambiamento viene da sé”.

Essere punk nel 2018
“Oggi il punk è morto. Abbiamo una grande velocità di cambiamento, puoi esserlo per cinque minuti. Indossi una scarpa nuova e dopo pochi secondi l’hanno vista già tutti su internet e comprata. Oggi può essere punk uno che fa concerti senza essere sui social. Uno che manda a fanculo questo finto mondo virtuale. Ma come fai? Vai in piazza a urlare alla gente che stasera suoni? I ragazzi della trap che hanno portato il suono nuovo in Italia sono stati in un certo modo punk, ma anche loro adesso suonano tutti uguali. Come detto è solo una questione di tempo essere punk oggi”.

Stato di salute del rap italiano
“Il rap sta bene, grazie a Dio facciamo numeri. E grazie a Dio c’è grande attenzione anche da parte delle radio e della tv. Su Spotify sbarazziamo il pop italiano. Ma, c’è sempre un ma. Il problema è della società non solo della musica. Se c’è superficialità nella musica è perché c’è superficialità nella gente. L’unica speranza che ho io è che i ragazzi quando cresceranno potranno accorgersi di aver ascoltato immondizia. Oggi i fan pretendono molto, ma nelle cose sbagliate. Vogliono la risposta al commento, la foto insieme ma non pretendono che suoni senza usare il playback. Spero che prima o poi le cose cambino. Ma tutto questo verrà col tempo. Secondo me è finita la pacchia”.

Sonorità e importanza dei produttori in Italia
“Se i produttori più in voga e chiacchierati, ultimamente, sono solo Charlie Charles e Sick Luke vuol dire che c’è molta confusione. Fatemi capire, la roba che va adesso è giusta ed è ok e uno capace di fare tutto non va bene e quindi viene poco considerato? Low Kidd ha prodotto 9 delle 13 tracce di No Comment e ha fatto un gran lavoro. Lui è molto riservato e non gliene frega un cazzo di fare il personaggio. Loro non sbagliano a mettersi in mostra, ci mancherebbe, però c’è chi è fatto per questo e chi no. La sua scelta è stata quella”.  – Da qui in avanti tutti i componenti della Machete hanno partecipato alla conversazione (ndr.) –
Low Kidd : “Io non mi sento sottovalutato e non ho mai sofferto di questa cosa pur essendo in “competizione”. Cos’è che ti rende il migliore? Quanto fatturi? Le vendite? Ci sono tante cose… Io penso che sia sbagliato a prescindere paragonare troppo determinati personaggi. Il punto è: mi piace o non mi piace?, ascoltati quello che ti piace. Io non ho mai fatto un contest proprio perché ho fatto questa cosa in primis per me. Il mettersi in gioco ci sta ma non è fondamentale. Non mi pesa”.
Dj 

Slait: “Low Kidd riesce veramente a essere versatile, può fare il disco di tutti: da Salmo a Lazza fino a Jack the Smoker. Per No Comment abbiamo cercato il suono adatto per un anno. Nitro non può uscire con qualsiasi strumentale…La ricerca del suono è molto importante, abbiamo fatto molte sessioni. Le strumentali sono curate al massimo. Low Kidd, a differenza di qualsiasi produttore, riesce a capire l’artista ed entrare nel suo mondo. A noi la musica piace così tanto che riusciamo a cogliere ogni sfumatura. Adesso nominano questi due solo perché sono in auge. Charlie ha aperto un po’ le porte a questo discorso…Lui e Sick Luke sono due produttori affiancati a un artista e a un gruppo che negli ultimi anni hanno portato un suono e sono riusciti a esporlo in maniera incredibile. Ma se dobbiamo parlare davvero di produttori bravi dobbiamo fare il nome di Tha Supreme. Ha 16 anni ed è forse uno dei migliori producer che abbiamo in questo momento in Italia. Ha uno stile riconoscibile e non è una cosa da tutti”.

Crediti foto in evidenza Mattia Guolo.

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