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Pacifico: «Le canzoni sono dichiarazioni di fragilità e resistenza»

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Esce venerdì “Bastasse il cielo”, il nuovo disco di Pacifico, che torna sulla scena a distanza di sette anni dall’ultimo “Una voce non basta”, disco di duetti, che in quattordici canzoni lo vedeva insieme a N.A.N.O, Cristina Marocco (che per la cronaca è anche la sua compagna), Musica Nuda, Francesco Bianconi dei Baustelle, Dakota Days, Raiz, Manupuma, Ana Moura, Samuele Bersani, i Bud Spencer Blues Explosion e Frankie Hi NRG, Cristina Donà e Manuel Agnelli.

Anche in questi sette anni, Gino De Crescenzo (aka Pacifico) ha continuato a dare sfogo alla sua penna e alla sua propensione per le collaborazioni, scrivendo per molti artisti, tra cui Gianna Nannini, Malika Ayane, Zucchero, Giorgia, Venditti, Samuele Bersani e Ornella Vanoni, con cui ha fatto Sanremo nel 2018 insieme a Bungaro con “Imparare ad amarsi”. Un  Sanremo, per cui aveva firmato anche “Il segreto del tempo” per Facchinetti e Fogli e “Il coraggio di ogni giorno” di Enzo Avitabile e Peppe Servillo.

Anticipato dai singoli “Sarà come abbracciarsi”, “Molecole” e “Semplicemente”, in rotazione radiofonica, anche il nuovo album è il frutto di un lavoro collettivo, partito da Pacifico, passato attraverso il gesto di amicizia fraterna di Alberto Fabris, che ne ha curato la produzione artistica, e arrivato a una serie di collaborazioni con pezzi da novanta della musica internazionale.

Avevo già iniziato il processo due volte, perché la scrittura mi viene facile, ma a portare infondo tutto, cioè a trovare le energie e le strutture facevo fatica – racconta -. Alberto ha capito questa cosa, è venuto a Parigi, poi ci siamo visti a Milano ed è diventato un po’ un disco a due, con quello che è una specie di sommergibile della musica italiana, che fa tante cose importanti, ma non si deve dire, non si deve sapere. È stato lui ad aprire la sua agenda piena di una lista infinita di contatti incredibili e a sentire tutti i musicisti che poi hanno collaborato al disco”.

Parliamo di gente del calibro di Michael Leonhart alla tromba e flicorno (Steely Dan, David Byrne, Brian Eno, Plastic Ono Band, Caetano Veloso, Mark Ronson e Burno Mars); Alan Clark al pianoforte e mellotron (Dire Straits, Trevor Horn, Bo Dylan, Tina Turner); Amedeo e Simone Pace dei Blonde Redhead alla chitarra, batteria e programmazioni; Mike Mainieri al vibrafono (Dizzy Gillespie, Billie Holiday, Steps Ahead, Paul Simon, Dire Staits, Billy Joel, Pino Daniele); Cochemea Gastelum al sax tenore (Amy Winehouse, Archie Sheep, Paul Simon, Beck, Public Enemy, The Roots) e molti altri.

“Bastasse il cielo”, quindi, è un disco, in cui le parole si lasciano più che mai portare dalla musica. Una nuova cifra maturata in questi sette anni, che Pacifico racconta così: “Non è semplice dirlo per me, ma sento molte differenze rispetto a sette anni fa. È come se adesso mi potessi abbandonare meno a degli effetti abbastanza convincenti rispetto alla scrittura, come la nostalgia o un certo tipo di poesia, che funziona molto bene per i social – osserva ironico –. Scrivendo ho cercato di essere più concreto e di allontanare un po’ l’effetto. Quando sei un cantautore, dopo i due punti ti aspetta sempre il proclama, devi sempre fare la grande rivelazione, io invece ho cercato di ridurre la temperatura dei testi, anche se restano la cosa più importante e di aumentare la musica intorno”.

Germinato in una Parigi, dove Pacifico si è trasferito (raggiungendo la compagna Cristina Marocco, con cui nel 2011 ha avuto un figlio, Thomas Riccardo) e che, “a parte il terrorismo e i Gilest Jaunes, già a entrare in metrò comunica una tensione di accenti, di vite miste per volontà o a forza“, è un disco “rimbalzato da una parte all’altra del Pianeta, catapultato da un fuso orario all’altro, grazie a una semplice pressione sul tasto invio. Un disco transitato nei Cloud, dove ha fatto anticamera nell’attesa di essere ascoltato. Partito da Parigi, ha atteso sopra India, Turchia, Inghilterra, Stati Uniti, Italia. Un disco di attenzioni e gentilezza, dovrei aggiungere “oserei dire”, perché sono parole che bisogna osare dire, tanto sembrano svenevoli“.

L’attenzione, il caro estinto dei tempi che corrono, con la gentilezza, le troverete nelle dieci canzoni di “Bastasse il cielo”, dove, però, non troverete la bellezza intesa come ancora di salvezza. “Sento sempre che la bellezza ci salverà, ma diffido. È un assunto consolatorio, come Una risata ci seppellirà, ma non c’è prepotenza che si farà scoraggiare da una risata, anche perché spesso negli ultimi anni, la prepotenza si presenta proprio come una risata oscena e sbragata. Così anche la bellezza, nessuna meraviglia rinascimentale si conserva da sola, la bellezza passa e niente che non curiamo ci e si salverà, temo. A questo proposito, so per certo che il Cielo non basterà“.

Impegnato nella lavorazione del  nuovo disco di Gianna Nannini e in un tentativo di integrarsi come autore in territorio francese, dopo il breve tour teatrale del 2018, Pacifico tornerà in tour l’8 marzo da Piove di Sacco (Padova) e dal giorno seguente partirà anche un instore di quattro date a Firenze, Milano, Roma e Bologna.

Sarà un palco pieno di strumenti, suonerò con un gruppo che li colleziona, quindi non ce n’è uno che sia stato costruito dopo gli anni ’80, Mellotron e Moog, tutti molto vicini agli strumenti veri che abbiamo utilizzato rispetto alle simulazioni digitali, quindi la resa dei pezzi è molto naturale. Ci sarà anche una parte anarchica – conclude -, non dico caotica, però di grande improvvisazione e vitalità, che un po’ mi spaventa, ma devo dire che è un live molto vivo e divertente”.

Bastasse il cielo tour 2019:

Venerdì 8 marzo – Teatro Filarmonico – Piove di Sacco (Padova)
Giovedì 21 marzo – Teatro San Leonardo – Bologna
Venerdì 22 marzo – Off Topic – Torino
Sabato 30 marzo – Sala Vanni – Firenze
Venerdì 5 aprile – Santeria Social Club – Milano
Venerdì 17 maggio – Officina degli esordi – Bari
Sabato 18 maggio – Auditorium Parco della Musica – Roma.

Crediti foto: Daniele Coricciati.

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