Sergio Sylvestre presenta Big Christmas: “Volevo fare un album che fosse classico, ma anche divertente”

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È già Natale con Sergio Sylvestre e il suo nuovo “Big Christmas”, fuori venerdì 17 novembre 2017. Una raccolta di grandi classici natalizi come “Let It Snow”, “White Christmas”, “Santa Claus Is Coming To Town”, “Have Yourself A Merry Little Christmas” e il trascinante medley di “Jingle Bells” e “Jingle Bell Rock”, che scalderanno le vostre feste. Prodotto da Diego Calvetti, però, l’album contiene anche qualche chicca nei gospel “I Will Follow You” (reso celebre da suor Maria Claretta e le sue scatenate consorelle nel film Sister Act), “Oh Happy Day” e un’intensa versione di “Hallelujah” di Leonard Cohen.

Volevo fare un album che fosse classico, ma anche divertente”, spiega il Big Boy a proposito della scelta delle canzoni. “Musicalmente vengo dal gospel, dalla chiesa e Hallelujah è uno dei pezzi più belli, quindi volevo metterlo sul disco e registrarlo cambiandolo un po’, metterci le mie emozioni. Spero che alla fine alla gente piacerà. In generale non è stato facile registrare questo disco, in alcuni brani la mia voce sembrava non proprio karaoke, ma un po’ banale, quindi all’inizio la ricerca è stata quella di non farli classici, ma renderli moderni e non funzionava. Allora abbiamo cercato di fare tutto piano piano registrando prima la voce e mettendo poi un po’ di musica, per ricostruire tutti i pezzi da zero”.

Una nota dolce, questo “Big Christmas”, che arriva alla fine di un anno pieno di soddisfazioni professionali, ma anche difficile per Sergio, che il 25 dicembre finalmente avrà la sua famiglia con lui a Lecce (dove vive), anche la mamma messicana, “che cucina da dio!” e la sorella, “che a Gallipoli ha il fidanzato, quindi è felicissima di venire. Scherzi a parte, quest’anno dopo il disco di Natale voglio staccare un po’ e stare con la mia famiglia, perché da maggio è mancato mio padre e purtroppo ho bisogno di stare vicino a mia mamma e i miei fratelli. Poi magari riattacco in primavera-estate”, racconta Sergio, già al lavoro sulla scrittura di nuovo materiale, “anche se sto scrivendo cose troppo tristi adesso, spero che dopo la pausa scriverò cose più positive”.

C’è tanto feeling tra le undici tracce di questo disco, nel quale Sylvestre ha inserito anche “Over The Rainbow”, una canzone che è un dolcissimo omaggio al papà e un ricordo del Natale in famiglia. “Mi ricordo che a dieci anni avevo fatto dei biscotti per Babbo Natale, ma quando mi sono svegliato la mattina del 25 erano ancora lì, allora sono scoppiato a piangere, perché non gli erano piaciuti. Mio padre, quindi, è andato subito al supermarket a comprare un costume di Babbo Natale e anche se si vedeva che facevano schifo, tutti bruciati, li ha mangiati con un gusto e con tanto amore. È quello il ricordo più bello del Natale, il suo amore infinito. Ero proprio fortunato ad avere un padre così. Ecco perché ho messo “Over The Rainbow”, perché lui a Natale la cantava o la fischiettava sempre. Ho sofferto tantissimo a cantarla, ma spero che gli piaccia, so che non c’è più, ma a me è rimasto il suo sorriso”.

Altra canzone simbolo del Natale per il Big Boy è “The Christmas Song” di Nat King Cole. “Riascoltandola ho colpito me stesso, forse per l’emozione di questo classico bellissimo e poi lui è un mio eroe, è stato un grande uomo, non solo per la sua voce ma perché nei suoi anni lui non cantava nelle città dove c’era la segregazione e il razzismo, quindi stimo tantissimo lui per quello, che era fiero di essere se stesso e di portare un messaggio chiaro con la sua voce”.

Sulle orme del suo eroe, anche Sergio Sylvestre è un artista che vuole diffondere un messaggio di amore e di accettazione, lo fa con i suoi fan e sui social rispondendo sempre con calma zen agli haters e lo ha fatto nel suo libro “Big Boy. Se non fosse stato per la musica”, uscito a inizio novembre per Rizzoli. “Nel mio racconto parlo di bullismo, di razzismo e anche di un abuso che mi è successo da piccolo e che non avevo mai detto a nessuno e è una cosa molto delicata per me, perché non volevo sentirmi una vittima, così lui avrebbe vinto, però solo quando ho smesso di tenermi tutto dentro e ne ho parlato mi sono sentito veramente vincitore. Ho scritto per me stesso, per la mia testa, per il mio cuore e magari anche per i ragazzi che hanno vissuto qualcosa di simile, perché magari con la mia storia posso aiutare loro a non fare lo stesso errore che ho fatto io sentendomi colpevole per quello che mi era successo. Ecco perché ho scritto questo libro, perché dopo che è morto mio padre ho capito che il domani non è promesso e che intanto che lo posso fare voglio cercare con tutto me stesso di fare del bene alle persone”.

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