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Intervista ai Tribunale Obhal, l’autentica accusa di “Non riderò”

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I Tribunale Obhal, band marottese nata nel 2017 dall’incontro di Mattia “Labo” Bellocchi (voce), Tommaso Golaschi (chitarra), Francesco Boschini (basso), Lorenzo D’Addesa (batteria), tornano con un nuovo singolo, “Non riderò”, che si aggiunge al fortunato e promettente percorso musicale, snodato tra sonorità dal metal al crossover, dal grunge al post grunge, dall’hard rock all’ispirazione narrativa in lingua italiana. Che cosa è rimasto immutato e che cosa è cambiato dal primo album “Rumore in aula” e dalla vittoria del Tour Music Fest 2018 di Roma? Ce lo raccontano.

Ciao ragazzi e benvenuti su Music Attitude. Inizio con una curiosità, più che con una domanda. Perché il vostro Tribunale si chiama “Obhal”?
Ciao e grazie per l’invito. Il nostro Tribunale nasce dall’idea comune di trasmettere ciò che ogni individuo ha dentro di sé. I dubbi, le certezze, la passione per qualcosa o qualcuno, la determinazione. Ognuna di queste cose nasce e si sviluppa da dentro, dal proprio io e “Obhal” rappresenta tutto ciò. È una parola nata un po’ per caso, invertendo il soprannome del nostro frontman Mattia, “Labo”, e inserendo la lettera “H” nel mezzo. In realtà è priva di significato, ma gli abbiamo attribuito questo: Obhal è la voce interiore che ognuno di noi dovrebbe ascoltare. Tribunale Obhal è essere giudici di se stessi.

Nel 2018 avete ricevuto il premio Tour Music Fest di Roma per l’album d’esordio “Rumore in aula”. Che cosa ha significato per voi quell’esperienza? Il rumore che ha ispirato il disco si è abbassato o lo sentite ancora più forte?
È stata sicuramente un’esperienza fondamentale per aumentare la fiducia che abbiamo nei nostri mezzi. Vincere un concorso nazionale di quel calibro e, soprattutto, arrivare a farlo superando migliaia di artisti di altissimo livello accresce in maniera esponenziale la stima che riponi nella band e nel progetto. Da non dimenticare, poi, l’emozione provata e l’esperienza artistica accumulata sia durante la competizione che nel tour vinto in finale e realizzato l’estate scorsa. Tutto ciò non può far altro che alzare l’asticella in tutti i settori. Quindi sì, il rumore che ci ha ispirato in precedenza è più forte che mai.

Il 25 marzo è uscito – in modo inaspettato – il singolo “Non riderò”. Musica e testo sono molto diretti. Quanto la canzone è un’accusa e quanto un invito all’autenticità?
Esprime entrambi gli aspetti in egual misura. Anzi potremmo tranquillamente dire che è un’accusa verso la mancanza di autenticità. Quello che il mercato musicale italiano offre oggi, a parer nostro, è qualcosa di sempre più finto e costruito. A scapito del vero talento, sacrificio e duro lavoro che sembrano sempre meno apprezzati e in grado di emergere.

Il verso “mi assento per un attimo” è una dichiarazione di intenti della band?
Ci riteniamo estranei a tutto ciò e vogliamo dichiararci lontani e in un certo senso “assenti” da questo periodo musicale che speriamo sia breve, che duri “un attimo”, per intenderci.

Il video di “Non riderò”, pubblicato il 2 maggio, è diventato anche video del giorno su Metal In Italy. Come è nata l’idea? A che cosa vi siete ispirati?
Volevamo che il significato del pezzo venisse trasmesso in maniera non troppo diretta. Sfruttando il videoclip di Taipaa, realizzato un paio di anni fa, abbiamo realizzato un secondo episodio in cui il nostro Joker – Giovanni Boschini, che ringraziamo nuovamente – danza per le vie e i parchi di Torino, nella totale indifferenza delle persone che passano in quel momento. Il risultato, in modo più o meno trasversale, ripercorre il vero messaggio della canzone.

In un momento di “emergenza” come questo, oltre a tutte le conseguenze del caso, abbiamo però avuto a disposizione più tempo da dedicare all’ascolto. Che cosa state ascoltando e che ruolo sta avendo la musica nelle vostre vite, soprattutto adesso?
Potremmo impiegare giorni ad elencare tutto quello che stiamo ascoltando. Possiamo dire che la musica fa parte di noi più di qualsiasi altra cosa e farne a meno avrebbe reso molto più dura questa quarantena, come ogni momento critico che viviamo in generale. È la nostra luce nei momenti bui. Stiamo anche lavorando assiduamente al secondo disco, quindi, in questi giorni, ci ha accompagnato e guidato da vicino.

Ricollegandomi alla contemporaneità, oggi, Obhal che cosa sussurra all’orecchio?
Obhal, come già detto, rappresenta la propria voce interiore, quella che, nel bene e nel male, parte sempre da dentro. Dunque, continuerà ad incitare a credere in se stessi, nel proprio potenziale e ad essere veri!

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