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Intervista ai Viito: “Nelle nostre canzoni c’è sempre un fondo di speranza”

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La convivenza spesso genera dei mostri, si sa, ma non è il caso dei Viito. Cantautori ventenni del sud e coinquilini fuorisede a Roma, Vito e Giuseppe tra le mura di casa infornano e sfornano hit. Il loro primo singolo “Bella come Roma”, uscito a gennaio, ha esordito direttamente al primo posto della classifica Viral 50 Italia di Spotify.

Un successo generato dal passaparola e replicato con il secondo singolo “Industria Porno”, che insieme al precedente, ha portato gli streaming a quota 1 milione. Siccome, poi, non c’è due senza tre, il duo è tornato con “Una Festa”, malinconica ballad tra sonorità anni ’90 e synth avvolgenti, nonché terza anticipazione del disco in arrivo entro la fine dell’anno.

In attesa del loro secondo live, atteso per venerdì 27 aprile 2018 al Rocket della “stronza Milano”, li abbiamo sentiti per farci raccontare del mondo creativo dietro a questo esordio esplosivo.

Il vostro è un progetto fatto in casa. Come vi siete trovati a suonare insieme?

G: Vito cercava casa ed è venuto a bussare alla mia porta. Siamo diventati coinquilini e abbiamo iniziato a scrivere un po’ per gioco. Poi, però, le nostre canzoni hanno iniziato a circolare prima tra gli amici, fino ad arrivare alle orecchie delle persone che oggi stanno lavorando con noi al disco.

Di solito come funziona il vostro processo creativo?

V: Spesso tutto inizia con una macchinetta del caffè che parte e la cucina che sente la chitarra e le chiacchierate sulle nostre esperienze serali e sentimentali. “Industria porno” in particolare, però, è nata sotto la doccia, io ero sotto la doccia e Giuseppe è venuto dietro la porta con la chitarra a farmi ascoltare il suo giro.

G: Si, diciamo, che la nascita dei brani è piuttosto casuale e spontanea, poi in modo altrettanto spontaneo cerchiamo di costruire il brano sia a livello melodico e armonico, che a livello testuale e lo facciamo insieme in casa, nei momenti “morti” della giornata.

Momenti “morti” perché fate anche altro?

G: Oggi stiamo facendo solo questo, perché l’agenda è fitta di impegno, stiamo registrando il disco un brano alla volta, domani giriamo il nostro terzo video, stiamo preparando il set live. Prima Vito studiava…

V: Sono tutt’ora uno studente in Letteratura, Musica e Spettacolo, mi manca solo la tesi.

G: Io, invece, organizzavo concerti, mi occupavo di musica già da qualche anno, principalmente come organizzatore di eventi o come booking agent per piccoli progetti musicali, continuando nel frattempo a suonare e a scrivere per conto mio.

Poi è arrivata “Sei bella come Roma”, che è entrata a gamba tesa al primo posto della classifica Viral 50 Italia di Spotify.

G: Ovviamente non ce lo aspettavamo, anche se il feedback che ci avevano dato le persone a cui avevamo fatto ascoltare “Bella come Roma” e “Industria Porno” era stato molto positivo e tutto è viaggiato sul passaparola. Con l’etichetta, infatti, non abbiamo messo in campo nessun grande progetto promozionale, ma abbiamo semplicemente caricato il brano su Spotify ed è stata una bella sorpresa quando abbiamo scoperto che eravamo entrati direttamente al primo posto nella Viral 50 grazie alle persone che hanno condiviso il brano. Ora speriamo di riuscire a convincere sulla lunga distanza con tutti gli altri brani, perché li consideriamo belli come, se non più di “Bella come Roma”. Ad esempio è uscito “Una festa” qualche giorno fa, che è un brano a cui teniamo tantissimo.

V: Ecco la cosa carina è che se su “Bella come Roma” e “Industria Porno” la gente ci scriveva in maniera goliardica, “Una festa” è stata una bella sorpresa dal punto di vista emozionale e nostalgico. Abbiamo ricevuto tanti messaggi, che ci hanno fatto emozionare, perché abbiamo capito di avere scritto qualcosa che rispecchia il vissuto di altre persone.

Il testo parla di un amore sconfitto e del desiderio di tornare indietro, due tematiche che ricorrono nei vostri testi.

G: Si, sono due temi abbastanza ricorrenti, ma più che il tornare indietro è il trovare una chiave speranzosa e positiva all’amore sconfitto, all’esperienza negativa, all’amore difficile. Speriamo che la nostra cifra nel cosiddetto mondo indie o del nuovo pop italiano sia proprio quello di portare una nuova chiave di lettura positiva rispetto a quello che è un disagio generazionale, che viviamo anche noi in prima persona.

V: Una festa” è un brano un po’ più notturno e malinconico, però anche lì nel profondo c’è la voglia di riemergere, perché è facile piangersi addosso, ma è bello cantare insieme della positività e della speranza.

In “Bella come Roma” c’è una sorta di citazione camuffata di “Albachiara”: Vasco è Vasco, ma qual è il cantautorato a cui vi sentite più affini?

G: Abbiamo dato una lettura di “Albachiara” perché è stata scritta quarant’anni fa e descriveva questa ragazza acqua e sapone, pura, che camminava per strada con i libri di scuola, mangiando una mela. Noi però quarant’anni dopo notiamo che le ragazze sono un po’ più stronze e lo diciamo in maniera simpatica, raccontando anche questa piccola crisi che vive l’uomo nell’approcciarsi con la donna di oggi.

V: Per quanto riguarda il cantautorato, dal primo anno di università io mi sono buttato nella musica di Guccini, Battiato, Battisti, Rino Gaetano, Lucio Dalla, insomma, tutti i grandi cantautori italiani.

G: Tutt’ora sotto la doccia ascoltiamo questi grandissimi, ma siamo anche attenti a quello che succede oggi dalla generazione di cantautori contemporanei e ci piace molto Frah Quintale, i Coma_Cose, un progetto più urban che viene da Milano, Gazzelle, Galeffi, tanti artisti che hanno in comune con noi a volte gli spazi che condividiamo a Roma o determinate tematiche.

V: In comune abbiamo principalmente la generazione, che si sta esprimendo con le canzoni.

A tale proposito, “Se facciamo l’amore l’industria porno muore” potrebbe essere il mantra di una generazione intrappolata nelle logiche voyeuristiche del web.

G: Esatto, tant’è che nella strofa diciamo anche: “Tu lo sai non mi piace questa età Instagram e Lexotan”, elementi tipici di una certa abitudine contemporanea legata ai giovani di oggi, ma nel ritornello inneggiamo a un amore puro, positivo, che riesca a far crollare un’intera industria come quella del porno.

V: A come ci sentiamo quando le logiche attuali vengono sovvertite dal vivere bello, pulito, spirituale, di anima.

Confessatevi l’un l’altro un vostro guilty pleasure musicale.

G: Il metal, quello suonato un po’ pesante. Ogni tanto riapro una finestra su questo modo, ma lo faccio da solo, perché so che Vito è abbastanza estraneo.

V: Io ascolto principalmente musica italiana, perché amo l’essere diretto del testo in italiano, che mi arriva dritto in testa e mi fa provare un’emozione.

G: C’è da dire che anche Vito quando ha delle derive super mainstream nei suoi ascolti mi perde, però comunque nella canzone pop italiana abbiamo trovato il nostro terreno comune.

State uscendo con i primi live, cosa possiamo aspettarci?

V: Presenteremo quasi tutte le canzoni dell’album, ci teniamo, perché così chi ci segue potrà capire di chi e cosa parla il nostro disco.

G: Sul palco siamo in cinque: chitarra, basso, batteria, synth e voce e il concerto, oltre a contenere dei momenti un po’ più emozionali, è pensato anche e soprattutto per essere un live molto energico, divertente e movimentato.

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