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Dies Irae

Devil Doll - 1996 - Prog Rock

O di come fondere rock e musica classica senza risultare né ampollosi né ridondanti, tantomeno pacchiani e pretenziosi. “Dies Irae” è l’ultimo disco di Devil Doll, creatura interamente voluta e ideata dall’enigmatico Mr. Doctor (in realtà se oggi fate un giro sul web non avrete problemi a scoprirne la vera identità), compositore straordinario (letteralmente: fuori dall’ordinario e dagli schemi della musica ‘colta’ contemporanea) e interessato ai recessi più oscuri e onirici delle arti. L’opera in questione è probabilmente il capolavoro del musicista, un unico pezzo dalle dimensioni sconfinate e suddiviso in 18 tracce colme di momenti memorabili. A sentirlo tutto si rimane ammirati da quanto il vecchio rock progressivo e un certo filone dark/gotico vengano perfettamente amalgamati ad arrangiamenti sinfonico/corali che prendono spunto dal tardo romanticismo e dall’espressionismo (Mr. Doctor è anche appassionato di cinematografia dei primi del Novecento), senza rinunciare ad una certa enfasi quasi barocca. L’armonia non si distacca quasi mai dalle regole tonali, eccezion fatta per alcune lacerazioni perfettamente funzionali alla narrazione (vedi per esempio gli archi dissonanti, horrorifici ed Hitchcock-iani dell’introduzione), eppure l’impressione che se ne ricava è quella di una sconvolgente modernità, molto più all’avanguardia di certa ‘avanguardia’ spacciata per tale. Fondamentale nel trasmettere questa sensazione è l’uso delle voci e il senso di spettacolarità che queste riescono a creare: si passa dalla soavità della soprano Norina Radovan all’agghiacciante ‘sprechgesang’ di Mr. Doctor, spesso davvero vicino a quanto teorizzato da Arnold Schoenberg nel magistrale “Pierrot Lunaire”, tanto che la musica di Devil Doll pare fungere da paradossale anello di congiunzione fra il padre della dodecafonia, Gustav Mahler, Richard Strauss (impressionanti in “Dies Irae” gli scatenamenti della massa orchestrale), i moderni compositori di colonne sonore e band prog rock sulla falsariga dei Magma. Criminalmente snobbato ancora oggi e quasi mai citato in qualsivoglia tipo di enciclopedia musicale, di questo progetto sono assolutamente indispensabili anche tutti i quattro album precedenti.

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