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Birds Of Fire

- 1973 - Fusion

Metal – jazz. Anche così è stata definita la musica della Mahavishnu Orchestra, guidata dal grande chitarrista inglese John McLaughlin, all’epoca seguace, come Carlos Santana, del guru indiano Sri Chinmoy. Il nome del gruppo non è scelto a caso. Questioni spirituali a parte, la fremente fusion fra jazz e rock proposta dalla band è fra le cose più eccitanti e innovative che si potessero sentire nel 1973. “Birds Of Fire“, secondo album per la formazione, è il vertice toccato dal quintetto, cosa confermata dal tastierista Jan Hammer: “Il periodo di ‘Birds Of Fire’ rappresenta lo zenit del gruppo. Dopo abbiamo peccato di auto indulgenza“. Se all’epoca gli Head Hunters di Herbie Hancock rappresentavano il flirt del jazz con i ritmi ballabili del funk coevo, la Mahavishnu avvicinava l’interplay jazzistico al mondo del rock bianco, lambendo l’hard rock. La prova è la title – track di questo LP: introdotta da colpi di gong, si sviluppa tramite il violino elettrico di Jerry Goodman che lascia subito spazio ad un assolo lancinante e realmente ‘infuocato’ della chitarra di McLaughlin, la quale strilla sempre più acuta, dialogando a voce altissima con la batteria di Billy Cobham, il basso di Rick Laird e le tastiere di Hammer. Per i ragazzi dell’epoca, cresciuti a colpi di Jimi Hendrix e Led Zeppelin, è una rivelazione incredibile. Il resto di “Birds Of Fire” non dispensa solo furia; anzi è molto vario, un mosaico di momenti acustici, jam in cui ogni musicista può esprimersi in senso solistico e aromi indiani. Indispensabile in ogni collezione di jazz che si rispetti.

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