Area Covid-19: Ugo Cappadonia

Ugo Cappadonia, cantautore e chitarrista di origini siciliane, bolognese di adozione, fresco della pubblicazione del nuovo album “Corpo Minore”, che contiene diversi featuring (Federico Poggipollini, Alessandro Alosi, Nicola Manzan), ci  ha raccontato come sta vivendo questi giorni di reclusione forzata, con le sue visioni sul futuro del panorama musicale italiano.

Ciao, Ugo, come stai? Cosa ci racconti della tua quarantena? Come stai vivendo questo momento di isolamento? 
Per fortuna sto abbastanza bene. Vivo questo isolamento come meglio riesco. Non sopporto più i miei vicini di casa ma leggo, ascolto musica, suono e cerco di programmare mentalmente qualcosa per l’immediato futuro.

Ti avevamo lasciato in tour per la presentazione del tuo nuovo disco “Corpo Minore”. Tu stesso dichiari che è l’album che avresti sempre voluto fare e che più ti rappresenta. Ce ne parli?
“Corpo Minore” è, per il momento, a tutti gli effetti il “mio” disco. È stato promosso a pieni voti dagli addetti ai lavori e dalla critica, quindi evidentemente c’era un minimo di bisogno che uscisse un lavoro così. Sono stato abbastanza fortunato da fare delle date live all’inizio di quest’anno e credo che l’album stesse creando una buona connessione con il pubblico durante i concerti. Adesso sono ancora più contento di aver fatto un disco di questo tipo, lontano dai trend e dalle mode, perché sarà sempre attuale e avrà sempre un suono reale anche dopo tutti questi cambiamenti che stiamo vivendo. Ed è appunto caratteristica del rock’n’roll essere esploso come reazione alla guerra.

Durante la tua carriera artistica vanti diverse collaborazioni, non ultimo Federico Poggipollini alla chitarra nel singolo “Sotto tutto questo trucco”. Quali credi siano state, parlando di collaborazioni ed influenze, quelle che hanno inciso più sulla tua musica?
Credo che suonare con più musicisti possibile sia fondamentale per crescere artisticamente e per non restare bloccati nel proprio modo di intendere il lavoro del musicista. Confrontarsi con personalità e punti di vista diversi apre sempre nuove strade e prospettive che da solo difficilmente riusciresti a scorgere. Detto questo, sicuramente la collaborazione più duratura e più incisiva è quella con Alessandro Alosi, dalla quale è nata anche una grande amicizia. Ci siamo conosciuti in un momento in cui ero in una fase di stallo, artisticamente parlando, e iniziare a ripensare il modo di concepire la realizzazione di un album insieme a lui ha dato totalmente nuova freschezza al mio lavoro e mi ha in seguito permesso di seguire la mia strada con maggior consapevolezza ed esperienza. Ma ogni artista con cui si lavora ti lascia qualcosa di cui fare tesoro, nel bene e nel male.

Tutti ci chiediamo come saremo domani. Chi sarai domani e come sarà la musica del domani?
Credo che la mia coerenza artistica, da sempre, sia l’unica cosa di cui io possa essere realmente sicuro. Almeno su questo non ho dubbi. Per il resto non ho, ne posso avere, la presunzione di avere risposte ma credo che, quando si potrà ricominciare gradualmente a vivere più o meno normalmente, non sarà più tempo per un certo tipo di musica demenziale che negli ultimi tempi ha intasato e stuprato l’intero settore. Come dicevo prima, il rock’n’roll saprà come rimettere a posto le cose.

Lasciaci con un pensiero su questi giorni surreali che stiamo vivendo e sul ruolo dell’artista oggi.
Senza Arte c’è solo barbarie. L’arte e la musica hanno sempre avuto un ruolo fondamentale per la conservazione dell’umanità, della lucidità e del libero pensiero durante guerre, tragedie e pestilenze. Chi pensa il contrario mi fa un po’ sorridere.