Comete – Solo cose belle, ma non solo

Dopo l’uscita del suo primo album in studio SOLO COSE BELLE il cantautore romano COMETE – nome d’arte di Eugenio Campagna – si è lanciato in un prolifico tour estivo concluso il 21 settembre ad Imola. Si è recentemente aggiunta una data in acustico il 9 ottobre all’Arci Bellezza di Milano.
L’artista ha partecipato all’edizione del 2019 di X-Factor nel team di Mara Maionchi arrivando in semifinale. La partecipazione ha favorito il lancio del cantante verso il grande pubblico con i due singoli Glovo e Cornflakes, ma per l’uscita del disco bisognerà aspettare fino al giugno di quest’anno.

SOLO COSE BELLE parla, paradossalmente, di una serie di fragilità emotive che Eugenio (usando le sue parole) cerca di esorcizzare nel disco parlandone, facendo un’autoanalisi, rapportandosi con i suoi problemi da diversi punti di vista.
Il tour promozionale del disco ha permesso all’autore, dopo l’esperienza come artista di strada, di fare un passo avanti con il rapporto tra lui ed il suo attualmente vasto pubblico. Nell’intervista abbiamo parlato del suo nuovo approccio con il pubblico, di lockdown, di concerti e di album.
Insomma, di un sacco di cose belle.

Il 4 giugno è uscito il tuo primo album, SOLO COSE BELLE, seguito da un tour estivo. Cosa si prova a portare il primissimo disco?

Ho sempre suonato per strada, in serate, in giro, ma questo è diverso. Andare di città in città per vedere persone che cantano i tuoi pezzi è stato un impatto forte e molto bello. Sono una persona emotiva e vedere questo primo approccio è stato uno schiaffone in faccia nel senso positivo. Ora stiamo cercando di organizzare un tour invernale, sperando di trovare un mondo sempre più aperto dal punto di vista della musica dal vivo. Il tour estivo è stato un “mischione”, abbiamo girato dai festival alle piccole serate, invece per quello invernale volevamo fare una cosa più incentrata sui club, sempre full band. Cerchiamo di capire come si evolverà la situazione, anche perché ci vuole un sacco di organizzazione in anticipo.

Spostandoci sull’album nello specifico: come è nato SOLO COSE BELLE? C’è qualche amtefatto dietro? Di cosa parla?

Allora, SOLO COSE BELLE non parla di cose belle. Fondamentalmente parla di una ragazza che non ho capito, in realtà non ci siamo capiti entrambi. Però uso la canzone d’amore per parlare anche d’altro, per parlare di me, parlavo del lavoro che non mi piaceva, del rapporto che non è andato bene, le canzoni mettono una croce su cose che non mi sono piaciute. Scriverlo mi ha aiutato particolarmente, ha “esorcizzato” qualche dolore.

Hai cominciato come artista di strada. Torneresti a farlo o ti sei lasciato quest’esperienza alle spalle?

Ho suonato per strada per quattro, cinque anni e mi ha lasciato un mondo enorme. Un sacco di storie di un sacco di persone diverse, soprattutto a Roma. Mi ha lasciato più di tutto però la preparazione, la capacità di suonare in ogni evenienza. Ti insegna a stare veramente nel mondo, sta al polo opposto rispetto ai social. Prima avevo un’altra voce, per strada è uscito il mio vero timbro. La voce che ho adesso la devo a quel periodo dove suonavo venti giorni al mese. Mi ha fatto capire che potevo fare veramente quello come lavoro, ho spinto parecchio e ci ho anche tirato su un po’ di soldi.

Una domanda che sembra banale ma in realtà mi ha dato tante risposte diverse in base all’artista. Come hai vissuto il periodo di lockdown?

La prima quarantena mi ha dato la sensazione di essere di nuovo blindato in casa dopo il periodo di X-Factor, dove praticamente eravamo rinchiusi nel loft con le telecamere e tutto. Solo che questa volta invece delle telecamere c’era la mia famiglia, e di questo sono stato contento, e in più ho scritto tanto. Diverse canzoni che usciranno presto. Volevo ricavare qualcosa da questo momento, mi svegliavo la mattina e scrivevo. Questa cosa me la sono portata dietro. La seconda è stata terribile. Ha ferito un po’ tutti, era un momento dove ero incazzato e non avevo voglia di scrivere. Mi sfogavo su Call of Duty.

Ultima domanda: hai partecipato ad X-Factor nell’edizione del 2019, come ti ha influenzato l’esperienza? Quanto ti senti cambiato dalla fine di X-Factor all’uscita di Solo cose belle?

Mi sento molto cambiato come persona, non tanto a livello artistico. Sono uscito da lì che volevo far uscire l’album subito, ce l’avevo già, era pronto. Dopo poi ovviamente ho avuto difficoltà a farlo uscire. Mi sento molto diverso da quando sono uscito, una cosa che è cambiata è che prima mi fermavano per strada “ah, Cornflakes, bella”, invece adesso mi scrivono magari per le canzoni dell’album. Mi conoscono per altre canzoni, per il disco, le cantano ai concerti. È cambiato il mio approccio con il pubblico e di conseguenza la percezione che le persone hanno di me.